BepiColombo verso Mercurio: completata la separazione, ora inizia la fase più delicata

Dopo il distacco del modulo di trasferimento, la missione europea e giapponese affronta la complessa sequenza di manovre che precede l'ingresso in orbita attorno a Mercurio.

La missione BepiColombo è entrata nella fase più delicata del suo lungo viaggio interplanetario. Dopo il lancio del 20 ottobre 2018, la sonda dell’Agenzia spaziale europea e dell’agenzia giapponese JAXA ha attraversato il Sistema Solare interno seguendo una traiettoria complessa, costruita per ridurre progressivamente la velocità rispetto al Sole. Il 3 settembre 2026 il Mercury Transfer Module si è separato dai due orbiter scientifici, segnando l’inizio ufficiale delle operazioni di arrivo presso il pianeta più interno del Sistema Solare.

BepiColombo nello spazio verso Mercurio

La missione BepiColombo ha completato la lunga crociera interplanetaria e si prepara alle manovre che porteranno due orbiter nell’orbita di Mercurio. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

La durata della navigazione non dipende dalla distanza tra la Terra e Mercurio, ma dalla difficoltà di entrare in una regione dominata dalla gravità del Sole. Per raggiungere un’orbita stabile attorno a Mercurio, il veicolo ha dovuto sfruttare nove passaggi ravvicinati: uno vicino alla Terra, due presso Venere e sei attorno a Mercurio. Queste assistenze gravitazionali hanno modificato velocità e direzione della sonda, consentendo di risparmiare propellente e di preparare l’incontro orbitale previsto per la fine del 2026.

Il modulo di trasferimento ha avuto il compito di fornire energia e spinta durante la crociera. I suoi quattro propulsori elettrici hanno ionizzato xeno utilizzando l’elettricità prodotta dai pannelli solari, generando una spinta debole ma molto efficiente e prolungata nel tempo. La propulsione elettrica solare è stata decisiva per correggere la traiettoria nel corso degli anni; completato il suo compito, il modulo è stato espulso e il controllo della missione è passato ai sistemi del Mercury Planetary Orbiter.

Dopo la separazione, BepiColombo non è ancora una coppia di sonde autonome. Il Mercury Planetary Orbiter dell’ESA e il Mercury Magnetospheric Orbiter Mio della JAXA continueranno infatti ad avvicinarsi a Mercurio collegati tra loro, mentre il veicolo europeo assumerà il controllo della propulsione principale. Mio resterà inoltre protetto dal proprio scudo solare, progettato per schermare gli strumenti dall’intensa radiazione ricevuta nelle vicinanze del Sole.

Il passaggio centrale della sequenza è programmato per il 21 novembre 2026, quando i due orbiter dovrebbero essere catturati insieme dall’orbita di Mercurio. L’operazione sarà particolarmente impegnativa perché la sonda dovrà ridurre con precisione la propria velocità rispetto al pianeta e inserirsi in un’orbita polare. Le date restano subordinate alle condizioni operative e alle verifiche del veicolo, ma l’obiettivo dichiarato è trasformare la lunga traiettoria interplanetaria in una missione orbitale stabile.

L’arrivo non coinciderà quindi con l’inizio immediato delle osservazioni scientifiche complete. Tra il 9 e il 10 dicembre 2026 MPO dovrà rilasciare Mio nella sua orbita operativa, mentre nei giorni successivi saranno effettuate altre operazioni per separare lo scudo solare e portare l’orbiter europeo verso una quota più bassa. Il completamento delle configurazioni richiederà ulteriori mesi: la fase scientifica ordinaria è attesa da aprile 2027, dopo i controlli degli strumenti e dei sistemi di bordo.

I due veicoli sono stati progettati per osservare aspetti diversi ma complementari di Mercurio. MPO analizzerà la superficie, la composizione, la struttura interna e l’esosfera, cioè l’involucro estremamente rarefatto che circonda il pianeta. Mio studierà soprattutto il campo magnetico, il plasma e l’ambiente spaziale vicino a Mercurio. Lavorando nello stesso sistema planetario, i due orbiter potranno confrontare le condizioni locali e il vento solare, ottenendo un quadro più completo dell’interazione tra il pianeta e la sua stella.

Mercurio rappresenta una destinazione difficile anche per le condizioni fisiche che caratterizzano la sua vicinanza al Sole. La luce solare è molto più intensa rispetto a quella ricevuta dalla Terra, mentre la superficie può raggiungere temperature elevatissime durante il giorno. Eppure il pianeta conserva ghiaccio d’acqua in crateri polari permanentemente in ombra. BepiColombo cercherà di chiarire la natura di questi depositi e il rapporto tra superficie, esosfera, magnetosfera e particelle provenienti dal vento solare.

BepiColombo sarà soltanto la seconda missione a entrare in orbita attorno a Mercurio, dopo MESSENGER della NASA, e la prima a portare contemporaneamente due veicoli scientifici attorno al pianeta. Il confronto con i dati delle missioni precedenti permetterà di verificare ipotesi sulla formazione dei pianeti rocciosi e sull’evoluzione della regione più interna del Sistema Solare. La fase iniziata a settembre costituisce dunque un passaggio operativo, ma anche l’apertura di una nuova stagione di ricerca planetaria.

Il significato della missione va oltre il semplice raggiungimento della destinazione. ESA e JAXA hanno sviluppato una piattaforma comune nella quale strumenti, orbite e obiettivi sono distribuiti tra due veicoli diversi, chiamati a lavorare nello stesso ambiente ostile. La raccolta coordinata dei dati potrà aiutare a comprendere perché Mercurio possieda un campo magnetico, come si sia formato il suo grande nucleo metallico e quali processi modifichino la superficie esposta alla radiazione solare.

Le prossime settimane saranno dedicate alla verifica della separazione e alla preparazione delle manovre successive. Dopo ogni passaggio, i centri di controllo dovranno ricevere il segnale, controllare lo stato dei sistemi e confermare che assetto, alimentazione e comunicazioni siano nominali. Soltanto dopo questa serie di controlli sarà possibile affrontare l’inserimento orbitale di novembre. Il calendario indica una progressione precisa, ma ogni tappa può essere modificata per ragioni operative, come avviene normalmente nelle missioni interplanetarie di lunga durata.

La separazione del Mercury Transfer Module può essere letta come il passaggio da una fase di trasporto a una fase di precisione. Per otto anni la priorità è stata guidare l’intero complesso lungo una rotta capace di domare la gravità solare; ora il margine di errore si restringe, perché ogni manovra deve predisporre due orbiter con compiti e traiettorie differenti. La complessità non è quindi soltanto tecnologica: è anche scientifica, poiché l’architettura della missione è stata costruita per osservare contemporaneamente il pianeta e l’ambiente spaziale che lo circonda. Il risultato più importante non sarà una singola immagine, ma una serie coordinata di misure in grado di collegare geologia, composizione, campo magnetico ed esosfera. In questo senso, il valore di BepiColombo dipenderà dalla continuità delle osservazioni e dalla possibilità di confrontare dati raccolti nello stesso momento da punti diversi dell’orbita.

Il calendario dei prossimi mesi offre alcuni passaggi da seguire con particolare attenzione: l’inserimento orbitale del 21 novembre, la separazione di Mio a dicembre e la successiva discesa di MPO verso la propria orbita scientifica. La missione dovrà poi superare la fase di collaudo prima dell’avvio delle operazioni ordinarie, previsto per aprile 2027. Solo allora sarà possibile valutare pienamente la qualità delle osservazioni e la capacità dei due veicoli di lavorare in modo coordinato. Le prime immagini e i primi dati potranno fornire indicazioni importanti, ma le conclusioni più solide emergeranno dall’analisi combinata e prolungata delle misure. Per questo l’arrivo su Mercurio non rappresenta un traguardo conclusivo: è l’inizio della parte scientificamente più attesa della missione.

Costanza Bisceglia

Rimani aggiornato

Ultime notizie