Europa sotto pressione, il caldo record sale fino alle regioni più fredde

Nel 2025 il caldo ha investito quasi tutto il continente: Fennoscandia da primato, incendi record, fiumi bassi e mari sempre più caldi.

L’Europa ha giocato un’altra partita durissima contro il caldo, e il tabellone del 2025 lascia poco spazio alle interpretazioni. Il nuovo European State of the Climate, firmato da Copernicus Climate Change Service ed Organizzazione Meteorologica Mondiale, descrive un continente in cui almeno il 95% delle terre europee ha chiuso l’anno con temperature sopra la media. Non è stato un episodio isolato, ma una pressione continua, estesa dalle regioni artiche al Mediterraneo, con riflessi su neve, ghiacci, oceani, incendi, acqua e biodiversità.

Surriscaldamento globale

Il dato più pesante è la capillarità del riscaldamento: quasi tutto il continente è finito oltre la propria media climatica, con alcune aree dell’Europa settentrionale arrivate ai vertici storici. Regno Unito, Norvegia e Islanda hanno registrato il loro anno più caldo, mentre Irlanda, Svezia e Finlandia sono salite al secondo posto delle rispettive serie nazionali. Anche il quadro di lungo periodo è netto: i cinque anni europei più caldi risultano tutti successivi al 2019, e i dieci più caldi cadono dal 2014 in poi.

La Fennoscandia, sorpresa in contropiede dal caldo

La notizia nella notizia arriva dal Nord, dove il caldo ha sfondato una linea difensiva che sembrava più solida. La Fennoscandia sub-artica, cioè Norvegia, Svezia e Finlandia a nord del 60esimo parallelo, ha vissuto a luglio l’ondata più lunga e severa mai registrata per quell’area: 21 giorni, temperature pari o superiori a 30 gradi vicino e dentro il Circolo Polare Artico, e un picco di 34,9 gradi a Frosta, in Norvegia. Il blocco atmosferico a omega ha inchiodato l’alta pressione sulla regione, prolungando sole e caldo quasi senza tregua.

Il segnale sanitario del 2025 non passa solo dal termometro, ma dal caldo percepito, quello che somma temperatura, umidità, vento e radiazione solare. Il 41% dell’Europa ha contato più giorni della media con stress termico almeno forte, mentre la Spagna meridionale e orientale ha registrato fino a 50 giorni in più rispetto al normale. Al Nord, dove il caldo estremo era storicamente raro, la Fennoscandia centrale è arrivata fino a 12 giorni di stress forte, e nello stesso anno il continente ha toccato un minimo record di giornate con freddo intenso.

Mare, neve e ghiacci: il campo si restringe

La pressione del caldo non si è fermata alla linea di costa. Nel 2025 la temperatura media della superficie marina nella regione europea ha raggiunto il valore annuo più alto della serie per il quarto anno consecutivo, arrivando a 10,94 gradi; il Mediterraneo, con 21,35 gradi di media annua, è rimasto appena dietro al record del 2024. Le ondate di calore marine hanno interessato l’86% della regione oceanica europea con intensità almeno forte, mentre nel Mare di Norvegia il picco giornaliero di 15,5 gradi ha accompagnato il caldo anomalo sulla terraferma.

Il fronte freddo ha perso terreno anche in quota e alle alte latitudini. A marzo, l’estensione della neve in Europa è stata inferiore del 31% alla media 1991-2020, con una massa nevosa sotto media del 45%. I ghiacciai europei hanno chiuso il bilancio con perdita netta in tutte le regioni considerate, salvo eccezioni nella Scandinavia settentrionale. L’Islanda ha vissuto la seconda maggiore perdita glaciale dal 1976, mentre la calotta groenlandese ha ceduto circa 139 gigatonnellate di ghiaccio nel proprio anno idrologico.

Acqua bassa e incendi, la ripresa diventa più difficile

La partita dell’acqua è stata altrettanto sbilanciata. Nel 2025 una vasta fascia dall’Europa nord-occidentale a quella orientale ha ricevuto meno pioggia del normale, con deficit annuali spesso tra il 10% e il 40%. Il flusso dei fiumi europei è rimasto sotto media per 11 mesi e il 70% dei corsi d’acqua ha mostrato portate annue inferiori alla norma; maggio e giugno hanno segnato i livelli mensili più bassi dall’inizio delle rilevazioni del 1992. A maggio, inoltre, circa metà dell’Europa è stata interessata da condizioni di siccità.

Sul fronte incendi, il 2025 ha messo a referto un primato pesantissimo: circa 1.034.552 ettari bruciati nell’Unione europea, più del precedente record del 2017. La stagione è partita presto, poi le ondate di calore estive hanno preparato il terreno alle fiamme più grandi, soprattutto nella Penisola Iberica. Spagna e Portogallo hanno concentrato il 65% della superficie bruciata europea, con contributi decisivi anche alle emissioni da incendi; secondo Copernicus, il totale annuo delle emissioni da fuoco in Europa è stato il più alto della serie CAMS iniziata nel 2003.

Il rapporto mostra anche il controgioco possibile. Le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e metano continuano ad aumentare, confermando il motore del riscaldamento, ma nel 2025 le rinnovabili hanno coperto il 46,4% dell’elettricità europea e il solare ha toccato un nuovo massimo di contributo al 12,5%. Il punto, però, è la velocità: l’Europa sta già correndo dentro un clima nuovo, e adattamento, prevenzione degli incendi, gestione dell’acqua e taglio delle emissioni non sono più panchina lunga, ma titolari obbligati.

Diego Lucatelli

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