Pikialasorsuaq, il riscaldamento può spingere più ghiaccio nella polynya artica

Il delicato equilibrio tra arco di ghiaccio, correnti e acque libere sta cambiando in una delle aree più produttive dell'Artico.

Nel nord della baia di Baffin, tra la Groenlandia e l’arcipelago artico canadese, il cambiamento climatico sta modificando un meccanismo che per secoli ha mantenuto aperta una vasta superficie marina circondata dai ghiacci. La polynya Pikialasorsuaq, conosciuta anche come North Water, non è semplicemente una macchia d’acqua libera: è il risultato di correnti, venti e movimenti del ghiaccio che si combinano in modo molto preciso. Il paradosso è che un Artico più caldo potrebbe favorire, in alcuni periodi, l’ingresso di una maggiore quantità di ghiaccio stagionale nella polynya, proprio perché rende meno stabile l’arco di ghiaccio dello stretto di Nares.

Polynya Pikialasorsuaq tra Canada e Groenlandia

La polynya Pikialasorsuaq resta aperta grazie a correnti, venti e all’azione dell’arco di ghiaccio nel vicino stretto di Nares. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Una polynya è un’area di mare aperto o coperta da ghiaccio molto sottile all’interno di una regione che, nello stesso periodo, presenta una copertura ghiacciata più estesa. Pikialasorsuaq è una delle più grandi e produttive polynie dell’emisfero settentrionale e mantiene condizioni favorevoli anche durante l’inverno. La sua importanza nasce dal fatto che la superficie libera riceve luce prima rispetto alle acque ancora coperte dal ghiaccio: quando torna la radiazione solare, questo anticipo sostiene la crescita del fitoplancton e avvia una catena alimentare che coinvolge zooplancton, pesci, uccelli marini e mammiferi.

Il passaggio decisivo si trova nel Nares Strait, il lungo stretto marino compreso tra l’isola di Ellesmere e la Groenlandia. Ogni inverno, quando le condizioni lo consentono, il ghiaccio marino può saldarsi alle coste e formare un arco naturale. Questa struttura funziona come una barriera: trattiene o rallenta il ghiaccio che scende dalle aree più settentrionali e contribuisce a mantenere più libera la parte meridionale dello stretto, collegata alla North Water. Se l’arco si forma tardi, dura meno o non riesce a consolidarsi, il flusso di ghiaccio verso la polynya può aumentare.

L’aumento delle temperature non agisce quindi soltanto riducendo la quantità complessiva di ghiaccio. Il riscaldamento assottiglia la copertura marina e può modificare il momento in cui il ghiaccio si salda, la sua resistenza meccanica e la durata degli archi nel corso della stagione fredda. Gli studi sul rapporto tra Nares Strait e North Water indicano che la perdita di spessore può indebolire il sistema di sbarramento. In questo caso, il risultato locale non sarebbe necessariamente un mare più aperto, ma un maggiore trasporto di lastroni e ghiaccio stagionale verso una zona la cui produttività dipende proprio dall’equilibrio tra acqua libera e ghiaccio circostante.

La polynya non dipende da un solo fattore. L’apertura ricorrente è sostenuta anche dalla circolazione marina e dalla risalita di acque relativamente calde, soprattutto sul lato vicino alla Groenlandia. Le simulazioni climatiche per la baia di Baffin settentrionale suggeriscono che la polynya potrebbe continuare a comparire in quella porzione orientale, mentre sul lato occidentale, verso Ellesmere Island, potrebbe crescere il flusso di ghiaccio proveniente dal Nares Strait. Ne emerge un futuro più irregolare: la superficie complessiva libera dai ghiacci potrebbe non cambiare ovunque nello stesso modo e il funzionamento biologico potrebbe risentire soprattutto della distribuzione stagionale del ghiaccio.

La luce che raggiunge presto l’acqua è uno degli elementi chiave di Pikialasorsuaq. Il fitoplancton costituisce il primo livello della rete trofica e alimenta lo zooplancton, che a sua volta sostiene pesci come il merluzzo artico e numerose specie di uccelli e mammiferi marini. Un ingresso più consistente di ghiaccio può ridurre o ritardare la luce disponibile in alcune porzioni della polynya, ma l’effetto non è automaticamente uguale ogni anno. Anche la posizione del margine del ghiaccio, la durata della copertura e la circolazione dell’acqua possono cambiare la quantità e il calendario della produzione biologica.

Le conseguenze si propagano lungo l’intero ecosistema. In primavera, quando molte altre zone della baia di Baffin sono ancora ghiacciate, milioni di uccelli raggiungono le acque aperte della North Water per alimentarsi e riprodursi. La regione offre inoltre habitat e aree di passaggio a trichechi, foche, narvali, beluga e balene della Groenlandia. Per gli orsi polari il ghiaccio resta una piattaforma essenziale per gli spostamenti e per la ricerca delle prede, mentre per le comunità Inuit la polynya rappresenta da generazioni una risorsa alimentare e culturale. Alterare il calendario del ghiaccio significa quindi intervenire su una rete ecologica e umana molto più ampia dei suoi confini geografici.

Il punto centrale non è stabilire se Pikialasorsuaq scomparirà rapidamente oppure resterà invariata, ma capire come cambieranno la sua stagionalità e la sua struttura interna. Un arco di ghiaccio più debole può produrre più movimento nella parte occidentale e una maggiore presenza di ghiaccio mobile, mentre correnti e acque relativamente calde possono conservare aree aperte sul lato groenlandese. Per questo le osservazioni satellitari devono essere affiancate da dati oceanografici, misure sul ghiaccio e conoscenze Inuit, indispensabili per seguire corridoi di navigazione, rotte degli animali e variazioni che un’immagine scattata in un singolo giorno non può descrivere.

Il paradosso di Pikialasorsuaq mostra perché gli effetti del riscaldamento globale non possono essere letti soltanto come una semplice sottrazione di ghiaccio. In un sistema regolato da soglie fisiche, la perdita di spessore può indebolire una barriera e ridistribuire il ghiaccio verso una zona che normalmente resta aperta. Ciò non contraddice il declino generale della banchisa artica: descrive piuttosto una conseguenza regionale della sua trasformazione. Il rischio principale è che una variazione nella geometria del ghiaccio interrompa la sincronizzazione tra luce, plancton, pesci e fauna superiore, riducendo la prevedibilità di un ambiente da cui dipendono anche le comunità del nord.

La gestione futura della polynya dovrà concentrarsi non soltanto sull’estensione delle acque libere, ma anche sulla durata dell’arco di ghiaccio, sul trasporto dei lastroni e sui tempi della fioritura primaverile. Sarà importante verificare se l’eventuale aumento del ghiaccio mobile sarà episodico o ricorrente e se interesserà soprattutto il settore occidentale. Il coinvolgimento delle comunità Inuit è già considerato un elemento centrale per il monitoraggio: la conoscenza delle condizioni locali può completare i dati scientifici e aiutare a distinguere una stagione anomala da un cambiamento strutturale del sistema.

Gli scenari più plausibili non indicano una risposta uniforme. Se il riscaldamento continuerà ad assottigliare il ghiaccio nel Nares Strait, gli archi potrebbero diventare più intermittenti e il collegamento tra stretto e polynya più diretto. In altri periodi, tuttavia, venti e correnti potrebbero mantenere una parte delle acque libere, soprattutto dove la risalita di acque atlantiche contribuisce a limitare la formazione del ghiaccio. La domanda decisiva sarà dunque quale combinazione di processi prevarrà stagione dopo stagione. Per ora, la certezza riguarda la crescente fragilità dell’equilibrio, non l’esito identico in ogni anno.

Le evoluzioni da osservare riguardano soprattutto la risposta della fauna e delle risorse biologiche. Un cambiamento nella fioritura del plancton può riflettersi sulla disponibilità di pesce e, successivamente, sulle prede di foche, narvali, beluga e orsi polari. Non è possibile dedurre automaticamente un declino immediato di ogni specie, perché gli animali possono modificare spostamenti e alimentazione. Ma se la nuova configurazione del ghiaccio diventasse persistente, la rete trofica potrebbe perdere la sincronizzazione che ha reso Pikialasorsuaq una delle oasi biologiche più importanti dell’Artico.

Ugo Bellini

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