Il solletico sembra seguire una geografia del corpo riconoscibile: collo, ascelle, fianchi, addome e piante dei piedi sono tra le aree che più spesso provocano una reazione intensa quando vengono toccate da un’altra persona. La spiegazione, però, non coincide semplicemente con l’idea che queste zone siano più sensibili al tatto. Una ricerca pubblicata nel 2026 su Nature Human Behaviour ha confrontato 448 adulti cinesi, olandesi e greci, trovando una mappa sorprendentemente simile tra gruppi culturali diversi. Il risultato non risolve l’enigma, ma restringe il campo delle ipotesi: il solletico appare come un’esperienza sensoriale specifica, influenzata dalla storia dei contatti, dal contesto sociale e dai meccanismi con cui il cervello interpreta un tocco inatteso.

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Prima di capire perché alcune parti del corpo reagiscono di più, è necessario distinguere due fenomeni che nel linguaggio comune vengono riuniti sotto la stessa parola. La knismesi è il solletico lieve, simile al passaggio di una piuma o alla sensazione di un piccolo animale sulla pelle: può provocare fastidio, prurito, sfregamento o il desiderio di allontanare lo stimolo. La gargalesi, invece, è il solletico più intenso e ritmico, spesso accompagnato da risate, movimenti di fuga e contrazioni involontarie. Le due esperienze hanno caratteristiche diverse e potrebbero coinvolgere circuiti sensoriali, motori ed emotivi non completamente sovrapponibili.
Lo studio internazionale ha raccolto risposte da 448 persone tra i 18 e i 30 anni, suddivise in tre gruppi quasi equivalenti: 149 partecipanti di origine cinese, 150 olandesi e 149 greci. Il 98,4% ha dichiarato di essere stato solleticato almeno una volta nella vita, mentre il 95,8% ha riferito di aver solleticato qualcun altro. Il 71% si è definito moderatamente o molto sensibile. Le reazioni più frequenti sono state le risate, la resistenza fisica, il tentativo di allontanarsi e, in alcuni casi, il solletico restituito. Le differenze culturali, in questo campione, non hanno modificato in modo sostanziale la struttura generale dell’esperienza.
La parte più innovativa della ricerca riguarda la costruzione di una mappa corporea ad alta risoluzione. I partecipanti hanno colorato su sagome anteriori e posteriori le aree in cui avvertivano il solletico quando venivano toccati da familiari, amici o partner. Nel caso dei contatti con familiari e amici, i punti più ricorrenti comprendevano ascelle, lati del tronco, collo, addome e piante dei piedi. Quando lo stimolo proveniva dal partner, compariva con maggiore evidenza anche l’area inguinale e la parte interna delle cosce. Il disegno generale restava comunque simile nei tre gruppi culturali esaminati.
Un’altra caratteristica decisiva è che la gargalesi, nella maggior parte dei casi, non può essere riprodotta efficacemente da soli. Quando una persona muove la propria mano, il cervello riceve una previsione delle conseguenze sensoriali del gesto e attenua il segnale tattile atteso. Gli esperimenti di neuroscienza hanno collegato questo processo al modello predittivo del movimento e al ruolo del cervelletto, mentre la corteccia somatosensoriale risponde maggiormente quando lo stesso contatto è prodotto dall’esterno. Il solletico di un’altra persona, quindi, contiene una componente di imprevedibilità che manca nel gesto autoindotto.
Per spiegare la distribuzione delle zone più sensibili sono state proposte diverse teorie. Alcune chiamano in causa la densità dei recettori cutanei, altre lo spessore della pelle, la vulnerabilità fisica di certe regioni o il possibile legame con le aree piacevoli al contatto. Il confronto tra le mappe, però, non ha confermato una spiegazione unica. L’associazione più consistente è emersa con la frequenza dei contatti: le zone toccate meno spesso tendono a risultare più solleticabili. L’interpretazione è compatibile con l’idea che uno stimolo raro e poco prevedibile produca una risposta più forte, anche se il rapporto non spiega ogni variazione individuale.
Il dato è importante perché separa la sensibilità al solletico dalla semplice acutezza tattile. Le mani, per esempio, sono ricche di recettori e fondamentali per riconoscere consistenza, pressione e movimento, ma non sono necessariamente tra le parti più sensibili alla gargalesi. La nuova mappa è risultata distinguibile da quelle relative a tatto, dolore, piacere, auto-contatto e contatto sociale. Questo suggerisce che il solletico non sia soltanto una forma particolare di tatto, bensì un’esperienza somatosensoriale organizzata che nasce dall’interazione tra stimolo, previsione cerebrale, sorpresa e significato relazionale.
Il solletico ha anche una dimensione sociale evidente. Nello studio, familiari e amici sono risultati i principali autori del solletico, seguiti dai partner. Le esperienze sono più frequenti nell’infanzia e diminuiscono nell’età adulta, mentre il comportamento ricorre soprattutto tra persone legate da rapporti di fiducia. Osservazioni analoghe sono state descritte nei grandi primati, nei quali il contatto giocoso interessa spesso ascelle, ventre, collo e piedi. Questo parallelismo alimenta l’ipotesi di una componente evolutiva conservata, ma non dimostra da solo quale sia la funzione originaria del comportamento.
L’interesse per il fenomeno non è recente. Aristotele aveva collegato il solletico alla delicatezza della pelle, mentre Charles Darwin aveva suggerito che le parti del corpo meno esposte al contatto potessero reagire più intensamente. Le conoscenze attuali ridimensionano entrambe le spiegazioni se considerate singolarmente. Le ascelle e le piante dei piedi, infatti, non sono semplicemente le aree dalla pelle più sottile né quelle con la maggiore densità di recettori tattili. La ricerca contemporanea conferma piuttosto che il solletico è il risultato di più fattori, con l’esperienza del contatto e la sorpresa in posizione centrale.
Resta aperta la domanda più difficile: a cosa serve esattamente la gargalesi? Le ipotesi includono il gioco tra adulti e bambini, l’apprendimento della difesa di parti vulnerabili del corpo e il rafforzamento dei legami sociali. Nessuna di queste interpretazioni è stata dimostrata come spiegazione completa. Anche il contesto modifica probabilmente il significato della risposta: lo stesso stimolo può essere percepito come divertente, fastidioso, invadente o indesiderato. Per questo gli studi futuri dovranno considerare con maggiore precisione intenzione, relazione tra le persone e consenso, oltre alla sola localizzazione dello stimolo.
Perché la sorpresa conta più della pelle
Il risultato più solido non è che esista una singola parte del corpo universalmente sensibile, ma che il cervello costruisca la risposta sulla base di una combinazione di fattori. Le zone raramente toccate possono generare una previsione meno precisa e quindi una reazione più intensa quando il contatto arriva all’improvviso. Questo aiuta a spiegare perché la mappa delle ascelle, del collo e dei piedi sia simile tra culture diverse senza essere identica per ogni individuo. La sensibilità personale resta infatti legata alla storia dei contatti, all’età, all’umore e al tipo di relazione con chi tocca. La spiegazione più prudente è dunque multifattoriale: la pelle fornisce il segnale, ma il cervello decide quanto quel segnale sia inatteso, rilevante e socialmente accettabile.
Cosa resta da verificare nei prossimi studi
La ricerca offre una base ampia, ma presenta limiti dichiarati dagli stessi autori. Il campione comprende giovani adulti e solo tre gruppi culturali, mentre la mappa è stata costruita soprattutto attraverso risposte riferite dai partecipanti. Sarà quindi utile verificare se gli stessi risultati emergano in bambini, anziani e popolazioni con esperienze sociali differenti. Un’altra direzione riguarda la knismesi, che potrebbe avere una distribuzione corporea diversa rispetto alla gargalesi e un legame più stretto con prurito e sistemi di allerta cutanea. Gli esperimenti di laboratorio dovranno inoltre misurare in modo controllato pressione, ritmo, velocità e aspettativa, distinguendo meglio il solletico piacevole da quello vissuto come intrusivo. Finché questi passaggi non saranno completati, la mappa delle zone sensibili rappresenta un importante punto di partenza, non una spiegazione definitiva.




