Nel mese di settembre 2026 la Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha localizzato 1.332 terremoti in Italia e nelle aree circostanti: una media di circa 44 al giorno. Il totale è in lieve diminuzione rispetto ad agosto. La maggior parte degli eventi è stata di magnitudo contenuta; 144 hanno raggiunto o superato M 2.0 e 14 sono arrivati almeno a M 3.0. I dati descrivono l’attività registrata, ma non costituiscono da soli un indicatore di un aumento del pericolo.
La Rete Sismica Nazionale ha localizzato 1.332 eventi in Italia e nelle aree vicine a settembre. La media giornaliera, circa 44, è leggermente inferiore a quella di agosto. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Il confronto con il mese precedente va letto nel senso indicato dall’INGV: settembre ha avuto un conteggio leggermente inferiore ad agosto. Il rapporto mensile non fornisce nel testo un totale numerico di agosto, quindi non è possibile quantificare qui la differenza assoluta o percentuale senza consultare i relativi dati. La media giornaliera di settembre, circa 44 eventi, offre invece una misura sintetica del ritmo di localizzazione durante i trenta giorni considerati.
Il numero mensile comprende eventi di varie magnitudo, molti dei quali piccoli e non avvertiti. La rete strumentale registra segnali che possono essere localizzati e analizzati anche quando non producono effetti percepibili dalla popolazione. Per questo il totale delle scosse non coincide con il numero di terremoti avvertiti, né consente di dedurre da solo quanto forte sia stato lo scuotimento in un luogo abitato. È una misura dell’attività rilevata nell’area e nel periodo definiti.
L’evento di magnitudo ML 4.0 più rilevante del mese è stato localizzato il 19 settembre nei pressi dell’arcipelago delle Isole Eolie, a una profondità superiore a 270 chilometri. L’INGV riferisce che, proprio per la notevole profondità dell’ipocentro, il terremoto non è stato risentito dalla popolazione. La magnitudo indica la dimensione dell’evento alla sorgente; la percezione in superficie dipende anche da profondità, distanza e caratteristiche del territorio attraversato dalle onde.
Un episodio distinto è stato registrato il 16 settembre nell’area di Squillace, in provincia di Catanzaro: una piccola sequenza di circa venti terremoti, con magnitudo massima Mw 3.7. Il dato descrive una concentrazione di eventi nello stesso settore e in una giornata, ma non va confuso con il conteggio nazionale dell’intero mese. Le sequenze vengono osservate attraverso l’evoluzione delle localizzazioni e delle magnitudo, senza che la loro sola presenza permetta di anticipare con certezza l’andamento successivo.
Le soglie riportate nel bilancio aiutano a distinguere il numero complessivo dalla parte più energetica della distribuzione. Dei 1.332 eventi, 144 hanno avuto magnitudo pari o superiore a 2.0 e solo 14 hanno raggiunto almeno 3.0. Le categorie si sovrappongono: gli eventi sopra M 3.0 rientrano anche nel gruppo sopra M 2.0. Non è quindi corretto sommare i tre valori come se indicassero insiemi indipendenti di scosse.
Il confronto con la normale attività italiana richiede cautela: il numero di terremoti può variare sensibilmente da un mese all’altro, anche per la presenza di sequenze localizzate. L’INGV ricorda, attraverso i propri dati storici, che negli anni con sequenze importanti il numero degli eventi può crescere nettamente. Un mese con molte registrazioni non equivale dunque automaticamente a un’anomalia: occorre considerare magnitudo, distribuzione territoriale, profondità e andamento nel tempo, usando periodi confrontabili e le stesse soglie di rilevamento.
Anche il rischio non si ricava dal semplice conteggio mensile. La valutazione riguarda i possibili effetti dei terremoti in un territorio e dipende non soltanto dalla probabilità e dalla forza degli scuotimenti, ma anche dalla vulnerabilità degli edifici e dall’esposizione di persone e attività. Le conoscenze scientifiche attuali non consentono di prevedere con precisione luogo, ora e magnitudo del prossimo terremoto. Perciò il dato di settembre è utile per descrivere la sismicità osservata, non per annunciare un imminente evento maggiore.
La lettura più solida del bilancio è dunque circoscritta: a settembre la rete ha registrato 1.332 eventi, in lieve calo rispetto ad agosto, con due episodi di particolare interesse per caratteristiche diverse. Alle Eolie si è verificato un terremoto profondo, non avvertito; nel Catanzarese una breve sequenza ha raggiunto Mw 3.7. Sono informazioni utili per seguire l’attività, ma non autorizzano da sole conclusioni su un cambiamento generale della pericolosità.
Il conteggio mensile è un indicatore di attività registrata, non un termometro diretto del rischio. La differenza è importante perché i piccoli eventi sono numerosi e contribuiscono al totale, mentre la capacità di provocare danni dipende da molte altre variabili. Anche la media giornaliera, pur efficace per rendere comprensibile il dato, appiattisce la distribuzione: gli eventi possono concentrarsi in pochi intervalli o aree e non essere uniformemente ripartiti. Per valutare cambiamenti significativi servono serie temporali omogenee e più parametri, non il confronto isolato tra due cifre mensili.
Nel caso di settembre, il confronto disponibile indica una diminuzione rispetto ad agosto e non un’accelerazione del numero complessivo. La sequenza di Squillace e il terremoto profondo alle Eolie meritano attenzione per le rispettive caratteristiche, ma restano episodi distinti. L’interpretazione prudente non minimizza la pericolosità sismica italiana: chiarisce che questa si valuta nel lungo periodo e su scala territoriale, mentre il bollettino mensile fotografa gli eventi localizzati in un intervallo preciso.
Nei prossimi aggiornamenti sarà utile seguire le eventuali revisioni dei parametri degli eventi e la continuità delle registrazioni, soprattutto per ricostruire con precisione sequenze e profondità. I dati preliminari possono essere aggiornati con le analisi successive; per questo la banca dati e i prodotti ufficiali dell’INGV restano il riferimento. Il bilancio di settembre non permette invece di stabilire quando o dove avverrà un futuro terremoto, né di trasformare la variazione mensile in una previsione. La prevenzione strutturale e la conoscenza del rischio locale rimangono centrali indipendentemente dal totale di un singolo mese.








