Il temporale che ha interessato Bari nella mattinata di sabato 10 ottobre ha provocato allagamenti in diversi punti della città, compresa la cripta della Basilica di San Nicola, e disagi alla circolazione. Le cronache riferiscono di interventi per rimuovere l’acqua e di precauzioni per gli automobilisti. Alla data di domenica 11 ottobre, però, le fonti consultate non consentono di confermare un bilancio ufficiale degli accumuli di pioggia né lo stato aggiornato di tutti i sottopassi.

A Bari il temporale del 10 ottobre ha raggiunto la cripta della Basilica di San Nicola e causato allagamenti in alcune strade e nei sottopassi. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Le precipitazioni hanno interessato Bari nelle prime ore del giorno. Rai Tgr Puglia ha riportato che la Polizia Locale sconsigliava il transito nei sottopassi e invitava a prestare attenzione anche a garage, cantine e locali sotto il livello stradale. È una cautela legata alla rapidità con cui l’acqua può accumularsi negli accessi ribassati: il livello può salire mentre la strada circostante appare ancora percorribile. Le indicazioni disponibili descrivono la fase critica, ma non costituiscono un aggiornamento sulla successiva riapertura delle singole strade.
La cripta è stata raggiunta dall’acqua piovana confluita dall’esterno. Nel resoconto di Repubblica, il priore della Basilica, padre Giovanni Distante, collega l’episodio alla raccolta delle acque nella zona di Corte del Catapano e segnala criticità agli scarichi e alla rete fognaria. Lo stesso resoconto riferisce che per riportare gli ambienti alla normalità sono state necessarie più di quattro ore. Si tratta di informazioni attribuite al priore, non di una relazione tecnica pubblica sulle cause o sull’entità dei danni.
I disagi stradali non si sono limitati alla zona della Basilica. Una cronaca locale ha descritto allagamenti nei sottopassi di via Quintino Sella e piazza Luigi di Savoia, con livelli d’acqua che avrebbero superato il metro, oltre a un automobilista rimasto bloccato nel sottopasso di Sant’Antonio. Questi dettagli documentano la gravità di alcune situazioni nelle ore dell’evento, ma non permettono di ricostruire la durata delle chiusure o quali collegamenti siano stati riaperti nel corso della giornata.
Tra le criticità segnalate nelle cronache figura anche il sottopasso di viale De Gennaro, nella zona industriale, indicato come allagato e chiuso per motivi di sicurezza. Le informazioni reperibili non chiariscono in modo verificabile l’orario di riapertura né le eventuali condizioni al momento. Per chi deve spostarsi, la distinzione è importante: una notizia relativa alla chiusura durante l’emergenza non basta a stabilire che il divieto sia ancora in vigore, o che sia stato revocato.
Nella Basilica, i volontari sono intervenuti per contribuire a rimuovere l’acqua dalla cripta, che custodisce le spoglie del santo. L’episodio mostra come un’alluvione urbana possa coinvolgere anche spazi storici al di sotto del piano stradale: l’acqua non deve necessariamente penetrare dall’alto, perché può raggiungere ingressi, rampe e scale quando si concentra nelle aree esterne. Le fonti consultate riportano l’allagamento e le operazioni di ripristino, ma non documentano danni permanenti al patrimonio o alla struttura.
Un dato che resta da chiarire è la quantità di pioggia caduta: nelle fonti giornalistiche consultate non compare una serie pluviometrica ufficiale, con stazione di riferimento e intervallo temporale, attribuibile con certezza alla città di Bari. Senza questi elementi è preferibile non trasformare formule come “nubifragio” o “bomba d’acqua” in una misura. Anche il riferimento all’allerta regionale va letto con precisione: Rai Tgr segnala l’allerta arancione nel Salento, ma ciò non equivale a un livello di allerta automaticamente valido per il capoluogo.
Quando una precipitazione intensa si concentra in poco tempo, la portata d’acqua che raggiunge strade e caditoie può superare temporaneamente la capacità di raccolta e deflusso della rete. Il fenomeno è più evidente nei punti bassi, nei sottopassi e presso accessi interrati, dove l’acqua tende a convergere. La presenza di tombini ostruiti o di scarichi insufficienti, come riferito dal priore per l’area della Basilica, può aggravare il ristagno locale; non consente però, da sola, di attribuire l’intero episodio a una singola causa o all’intera rete cittadina.
Le reti fognarie miste raccolgono insieme acque meteoriche e reflui: durante rovesci intensi la portata da gestire può crescere rapidamente. Nel caso della Basilica, il riferimento a una rete di questo tipo è attribuito al priore e non sostituisce una verifica degli enti competenti. Per gli edifici storici, la vulnerabilità dipende anche dalla configurazione degli accessi, dalla quota degli ambienti e dalle caratteristiche dei drenaggi circostanti. Le testimonianze dell’episodio suggeriscono questi fattori, ma non bastano a definire un quadro ingegneristico completo.
Il temporale è arrivato in un contesto di maltempo che ha interessato varie aree del Sud, con effetti differenti da regione a regione. A Bari le notizie disponibili descrivono soprattutto allagamenti urbani e problemi alla mobilità; nel Salento, la cronaca regionale riferisce misure adottate in relazione all’allerta. Non ci sono invece, nelle fonti consultate, elementi sufficienti per quantificare un’anomalia rispetto alle medie stagionali o per attribuire l’evento a una tendenza climatica specifica. Un singolo episodio non è una prova di cambiamento climatico.
Per valutare con maggiore precisione l’impatto restano da seguire tre verifiche: la pubblicazione dei dati pluviometrici delle stazioni locali, gli aggiornamenti del Comune o della Polizia Locale sulle riaperture e le comunicazioni della Basilica sull’agibilità degli ambienti. In assenza di bollettini o comunicati che certifichino questi passaggi, non è possibile ricostruire con sicurezza né l’evoluzione puntuale della viabilità né il bilancio definitivo dell’episodio.
L’allagamento della cripta e quello dei sottopassi sono due manifestazioni diverse dello stesso problema immediato: l’acqua si è concentrata in luoghi che possono riceverla da superfici circostanti e in cui il deflusso deve essere rapido. Per la viabilità, la chiusura temporanea di un passaggio ribassato è una misura preventiva, non un indicatore sufficiente della portata complessiva della pioggia. Per il complesso monumentale, le dichiarazioni del priore indirizzano l’attenzione su scarichi e raccolta a monte, ma una diagnosi definitiva richiederebbe rilievi tecnici e dati sulla rete. È quindi corretto distinguere il fatto documentato — l’acqua nella cripta e in più punti della città — dalle spiegazioni ancora da verificare. La ricorrenza segnalata dal priore, se confermata da registri e interventi precedenti, renderebbe inoltre utile considerare la vulnerabilità come una criticità localizzata e non soltanto come un effetto occasionale del temporale.
Nel breve periodo, gli elementi decisivi saranno eventuali comunicazioni ufficiali sulla piena riapertura dei sottopassi e sul ripristino degli ambienti della Basilica, insieme ai dati delle stazioni meteorologiche. Un confronto fra intensità oraria delle precipitazioni e capacità degli scarichi aiuterebbe a capire se il carico eccezionale abbia avuto un ruolo prevalente o se abbiano pesato condizioni locali, come ostruzioni o insufficienze già note. Le cronache disponibili non permettono di anticipare né nuovi allagamenti né interventi specifici. In caso di ulteriori rovesci, resta prudente seguire gli avvisi della Protezione Civile e le indicazioni della Polizia Locale, evitando di attraversare passaggi invasi dall’acqua: profondità e condizioni del fondo possono essere difficili da valutare dall’abitacolo. Per la cripta, eventuali verifiche su umidità e conservazione dovranno essere riferite dalle autorità della Basilica o dai tecnici incaricati, senza dedurre danni permanenti dal solo fatto che l’acqua sia entrata.
Il quadro resta dunque definito negli effetti osservati, ma incompleto nei dati di dettaglio: risultano l’allagamento della cripta e criticità in diversi sottopassi, mentre non è verificabile un totale pluviometrico cittadino né lo stato aggiornato di ogni chiusura. La prudenza nel riportare ciò che manca evita di confondere le segnalazioni della mattinata con un bilancio ufficiale conclusivo.
















