El Niño 2026 verso livelli eccezionali: cosa può cambiare nel clima globale e in Italia

Le previsioni aggiornate indicano un El Niño molto intenso tra autunno e inverno 2026: il quadro resta incerto, soprattutto per l’Europa.

L’El Niño del 2026 sta rapidamente guadagnando forza e potrebbe diventare uno degli episodi più intensi osservati nell’era delle misurazioni moderne. Le proiezioni aggiornate dei centri climatici internazionali indicano un riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale, con una probabilità elevata di raggiungere la categoria di evento molto forte tra l’autunno e l’inizio dell’inverno. Non si tratta ancora di una certezza assoluta né di una previsione capace di stabilire oggi gli effetti su ogni singola area, ma il segnale atmosferico e oceanico merita attenzione.

Anomalia delle temperature oceaniche nel Pacifico associata all’El Niño 2026
Le acque del Pacifico equatoriale sono al centro del monitoraggio climatico per l’El Niño 2026

Un Pacifico sempre più caldo e una previsione in crescita

Secondo gli aggiornamenti del Climate Prediction Center statunitense, El Niño è già comparso nel Pacifico tropicale e dovrebbe intensificarsi nei prossimi mesi. Le stime pubblicate a luglio portano all’81% la probabilità che l’episodio raggiunga la soglia di intensità molto forte nel trimestre ottobre-dicembre 2026. Questa classificazione non significa automaticamente che sarà il più potente di sempre, perché il confronto con gli eventi storici richiede dati omogenei e una valutazione conclusiva, ma colloca il fenomeno nella fascia degli scenari più rilevanti dal 1950 a oggi.

La dinamica alla base dell’evento riguarda soprattutto la temperatura superficiale del mare nella fascia centrale e orientale del Pacifico equatoriale. Quando queste acque diventano più calde della media, cambiano la distribuzione dei temporali tropicali, la posizione delle aree di alta e bassa pressione e il comportamento degli alisei. Il calore accumulato nell’oceano viene inoltre trasferito all’atmosfera, contribuendo ad alterare la circolazione su scala planetaria. Per questo El Niño non è soltanto un fenomeno regionale, ma un grande regolatore della variabilità climatica tra un anno e l’altro.

Gli effetti globali attesi restano molto differenti

Gli episodi più intensi di El Niño tendono a favorire precipitazioni abbondanti in alcune zone del Sud America e condizioni più asciutte in parti dell’Australia, dell’Indonesia e del Sud-est asiatico. Possono inoltre modificare la traiettoria delle tempeste, aumentare il rischio di siccità o alluvioni e influenzare la stagione dei cicloni tropicali. Gli effetti, tuttavia, non sono identici in ogni evento: contano la posizione esatta del massimo riscaldamento, la durata, la risposta dei venti e la presenza di altre oscillazioni atmosferiche.

Circolazione atmosferica globale influenzata dal fenomeno El Niño
Il fenomeno può modificare precipitazioni, temperature e traiettorie delle tempeste su scala globale

Un altro aspetto riguarda le temperature globali. El Niño tende a spingere verso l’alto la media termica del pianeta perché una parte dell’energia immagazzinata nell’oceano viene rilasciata nell’atmosfera. Se il fenomeno dovesse raggiungere valori eccezionali, potrebbe aumentare la probabilità di nuovi record o di anomalie molto marcate, soprattutto in un contesto già condizionato dal riscaldamento globale. Questo non significa che ogni giorno sarà più caldo ovunque, ma che il margine per episodi estremi può ridursi ulteriormente.

Perché anche l’Italia guarda con attenzione al fenomeno

L’Italia non si trova nell’area direttamente governata da El Niño e non è possibile trasformare oggi il segnale del Pacifico in una previsione dettagliata per le città italiane. Il collegamento con il Mediterraneo passa attraverso la propagazione delle onde atmosferiche e la modifica delle correnti occidentali. Di conseguenza, il segnale può essere attenuato, ritardato o sovrapposto ad altri fattori. In alcune stagioni può favorire configurazioni più miti o umide, in altre contribuire a blocchi atmosferici e scambi meridiani, ma l’esito finale resta fortemente dipendente dalla configurazione euro-atlantica.

Per il nostro Paese, quindi, gli effetti più plausibili sono indiretti e riguardano soprattutto la frequenza con cui possono presentarsi determinate configurazioni atmosferiche su Europa e Mediterraneo. Un El Niño intenso può aumentare l’instabilità del quadro stagionale, ma non stabilisce da solo se l’Italia vivrà un inverno piovoso, asciutto, mite o freddo. La previsione diventerà più affidabile soltanto quando saranno meglio definiti il picco dell’anomalia oceanica, la sua durata e la risposta del jet stream sull’Atlantico settentrionale.

La parte più delicata riguarda proprio l’incertezza. Le previsioni stagionali sono utili per individuare tendenze e probabilità, non per descrivere con mesi di anticipo il tempo di una singola settimana o di una specifica provincia. Anche quando El Niño raggiunge livelli elevati, gli impatti tipici possono manifestarsi in modo incompleto o cambiare da una stagione all’altra. Per questo gli esperti invitano a considerare il fenomeno come un fattore di rischio aggiuntivo, da incrociare con osservazioni atmosferiche, modelli numerici e aggiornamenti dei servizi meteorologici.

Il monitoraggio proseguirà durante tutta l’estate e l’autunno del 2026, quando sarà possibile capire se la crescita prevista verrà confermata dalle osservazioni. L’ipotesi di un Super El Niño non deve alimentare allarmismi, ma nemmeno essere sottovalutata: un evento molto forte può amplificare problemi già presenti, dalla pressione sulle risorse idriche alle difficoltà agricole, fino alle oscillazioni dei mercati alimentari. In Italia il tema va seguito soprattutto per le possibili ripercussioni sulla circolazione atmosferica europea, senza confondere una tendenza climatica globale con una previsione locale già definita.

Alessandro Cortini

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