L’ondata di caldo che sta interessando la Tunisia non si limita agli effetti sulla salute e sulle attività quotidiane. L’impennata delle temperature ha spinto la domanda di elettricità oltre la capacità di produzione disponibile, costringendo la Société Tunisienne de l’Électricité et du Gaz, la STEG, a ricorrere a distacchi temporanei e alternati in diverse aree del Paese. La misura punta a evitare un collasso più ampio della rete nazionale nelle ore di maggiore consumo.

Domanda superiore alla produzione disponibile
Secondo le spiegazioni diffuse dalla STEG, la situazione si è aggravata a partire dai giorni scorsi, quando il fabbisogno nazionale ha iniziato a superare con continuità la potenza producibile. In questo scenario il gestore ha scelto il délestage, cioè l’interruzione programmata e temporanea dell’alimentazione in alcune zone, seguita dalla riattivazione e dal trasferimento del carico su altre parti della rete. Non si tratta quindi di un unico blackout nazionale, ma di una rotazione pensata per mantenere stabile il sistema.
Il meccanismo viene adottato quando la rete rischia di trovarsi in una condizione di squilibrio tra energia richiesta e energia disponibile. Ridurre temporaneamente i prelievi consente di contenere la frequenza delle oscillazioni e di proteggere gli impianti da sovraccarichi più gravi. La STEG ha indicato che le interruzioni interessano determinate aree secondo una logica alternata, mentre ospedali e infrastrutture considerate essenziali dovrebbero beneficiare di un’alimentazione prioritaria e restare escluse dal programma ordinario dei distacchi.

Il ruolo decisivo dei climatizzatori
Il legame tra temperature elevate e consumi elettrici è particolarmente diretto nei Paesi mediterranei e nordafricani. Quando il caldo persiste, abitazioni, negozi, uffici e strutture ricettive ricorrono più a lungo ai condizionatori, spesso proprio nelle ore in cui la richiesta complessiva raggiunge il massimo. L’aumento simultaneo dei dispositivi in funzione crea così un picco rapido e difficile da compensare, soprattutto se la capacità produttiva e le riserve disponibili sono già limitate.
I dati richiamati dalla stampa tunisina mostrano come la domanda estiva abbia già raggiunto negli ultimi anni livelli molto elevati. La punta nazionale ha toccato 4.888 megawatt nel 2024, dopo i 4.825 megawatt del 2023, mentre nel luglio 2025 il massimo indicato è stato di 4.837 megawatt, in crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questi numeri aiutano a comprendere perché una nuova fase di caldo intenso possa mettere rapidamente sotto pressione una rete chiamata a soddisfare consumi sempre più concentrati nelle ore più calde.
Una misura per evitare il blackout
Dal punto di vista tecnico, le interruzioni a rotazione rappresentano una misura difensiva. Il gestore sacrifica temporaneamente una parte della fornitura per impedire che il sovraccarico provochi guasti più estesi o un’interruzione generalizzata. È una soluzione penalizzante per famiglie e imprese, soprattutto durante una fase di caldo severo, ma consente di mantenere in esercizio il resto del sistema e di distribuire nel tempo l’impatto della carenza di potenza.
Le conseguenze pratiche non riguardano soltanto il comfort domestico. Le interruzioni possono rallentare le attività commerciali, compromettere la conservazione degli alimenti, fermare apparecchiature e rendere più difficile affrontare le ore centrali della giornata, quando il caldo è più gravoso. Per questo l’esclusione delle strutture sanitarie e dei servizi essenziali assume un valore decisivo: durante un’ondata di calore, la continuità dell’energia è strettamente collegata anche alla protezione delle persone più vulnerabili.
Caldo estremo e infrastrutture più fragili
La crisi tunisina si inserisce in un contesto più ampio, nel quale le ondate di calore stanno aumentando la pressione sulle infrastrutture energetiche di diversi Paesi. L’uso massiccio dell’aria condizionata fa crescere la domanda, mentre le temperature elevate possono ridurre l’efficienza di alcune apparecchiature e rendere più complessa la gestione degli impianti. In Europa, durante recenti fasi molto calde, sono state segnalate tensioni analoghe tra consumi in aumento e capacità produttiva condizionata dal calore.
La vicenda evidenzia anche la necessità di rafforzare la resilienza della rete nel medio periodo. Più capacità di generazione, sistemi di accumulo, manutenzione delle linee e una gestione più flessibile della domanda potrebbero ridurre il ricorso ai distacchi nei momenti di picco. Anche il contenimento dei consumi, attraverso apparecchi efficienti e temperature di climatizzazione non eccessivamente basse, può contribuire a smussare la curva della richiesta senza rinunciare alla sicurezza durante le giornate più calde.
Per la Tunisia, l’attenzione resta ora concentrata sull’evoluzione della domanda e sulla durata della fase calda. Finché i consumi resteranno oltre la capacità disponibile, la STEG potrebbe dover proseguire con interruzioni selettive e temporanee per preservare l’equilibrio del sistema. La situazione mostra con chiarezza come una condizione meteorologica estrema possa trasformarsi rapidamente in un problema energetico e sociale, rendendo indispensabili reti più robuste e una pianificazione adeguata ai nuovi estremi climatici.





