Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto l’Europa potrebbe trovarsi nuovamente alle prese con una fase di caldo intenso e molto estesa. Le proiezioni disponibili al 25 luglio 2026 descrivono una possibile rimonta anticiclonica capace di coinvolgere soprattutto la Francia, la Germania, l’Austria, il Belgio e i Paesi Bassi, mentre l’aria rovente potrebbe spingersi anche verso la Svizzera, l’Italia e parte del Regno Unito. La previsione è ancora soggetta ad aggiornamenti, ma il segnale dei modelli appare sufficientemente significativo da meritare attenzione.

La nuova fase calda potrebbe coinvolgere soprattutto Francia, Germania, Austria e Paesi Bassi tra gli ultimi giorni di luglio e l’inizio di agosto.
Una nuova fase calda tra il 29 luglio e i primi giorni di agosto
Secondo le indicazioni riportate da Météo-France, il passaggio verso la nuova fase calda dovrebbe diventare più evidente dalla settimana compresa tra il 27 luglio e il 2 agosto. In Francia sono attesi valori massimi particolarmente elevati, con temperature oltre i 40 gradi soprattutto nel sud-ovest e prossime a quella soglia anche in diverse aree settentrionali e orientali. L’indicatore termico nazionale, che combina le temperature diurne e notturne, potrebbe portarsi su livelli molto superiori alla media a partire dal 29 luglio.
La configurazione atmosferica ipotizzata presenta caratteristiche simili a quelle osservate durante i precedenti episodi di caldo dell’estate. Una depressione in quota sull’Atlantico vicino alla Penisola Iberica potrebbe favorire la risalita di aria molto calda dal Nord Africa, mentre un robusto campo di alta pressione sull’Europa centrale contribuirebbe a mantenere condizioni stabili, soleggiate e poco favorevoli al ricambio dell’aria. È proprio la combinazione tra subsidenza anticiclonica, cieli sereni e afflusso meridionale a rendere possibile un rapido aumento delle temperature.

La persistenza dell’alta pressione potrebbe mantenere condizioni asciutte e temperature superiori alla norma in diverse aree dell’Europa centrale.
Francia, Germania e Benelux tra le aree più esposte
La Francia rappresenta uno dei principali punti di riferimento per valutare l’evoluzione dell’episodio, anche perché il Paese ha già affrontato più fasi di caldo eccezionale nel 2026. Météo-France ha evidenziato la durata e la severità delle ondate precedenti, mentre le nuove proiezioni descrivono un possibile quarto episodio stagionale. In Germania il caldo potrebbe tornare a intensificarsi dopo una temporanea attenuazione, con un coinvolgimento più marcato delle regioni occidentali e meridionali e una successiva espansione verso il centro del continente.
Anche Austria e Paesi Bassi potrebbero rientrare tra le zone interessate dalla nuova espansione del caldo. Nei Paesi Bassi le proiezioni a medio termine indicano una possibile prima metà di agosto asciutta e più calda della norma, con condizioni favorevoli al raggiungimento o al superamento dei 30 gradi in presenza di correnti meridionali. La risposta termica, tuttavia, non sarebbe necessariamente uniforme: la distanza dal nucleo più caldo, la nuvolosità e l’eventuale ingresso di correnti atlantiche potrebbero determinare differenze importanti tra le varie aree.
Il confronto con l’ondata di calore di giugno deve essere interpretato con cautela. L’episodio di giugno ha prodotto anomalie eccezionali in numerose zone dell’Europa occidentale e centrale, con scarti dalla media particolarmente marcati tra Francia, Benelux e Germania. Alcune analisi hanno inoltre sottolineato come le temperature notturne abbiano rappresentato una componente decisiva dell’emergenza, perché la mancanza di raffrescamento durante la notte aumenta lo stress sull’organismo e rende più difficile il recupero fisico.
Caldo, siccità e rischio di nuovi impatti
La possibile nuova ondata arriverebbe in un contesto già segnato da suoli molto secchi e da una lunga sequenza di temperature elevate. In Francia, al 22 luglio, l’umidità del terreno risultava eccezionalmente bassa per il periodo, con valori peggiori rispetto a diverse annate recenti. Una nuova fase stabile e calda potrebbe quindi aggravare il deficit idrico, aumentare la vulnerabilità della vegetazione e rendere più difficili le operazioni di contrasto agli incendi nelle aree dove il vento e la siccità favorissero la propagazione delle fiamme.
Gli effetti non riguarderebbero soltanto l’agricoltura e gli ecosistemi. Le ondate di calore prolungate possono aumentare la pressione sui sistemi sanitari, sulla domanda di energia elettrica e sulle infrastrutture, soprattutto quando le temperature minime restano elevate per più notti consecutive. Le autorità sanitarie europee hanno già richiamato l’attenzione sul rischio di ulteriori settimane pericolose, invitando a rafforzare i piani di protezione per anziani, persone fragili, lavoratori esposti e popolazione priva di adeguati sistemi di raffrescamento.
Perché questa sequenza di caldo merita particolare attenzione
L’elemento più rilevante non è soltanto il possibile raggiungimento di valori molto elevati, ma la ripetizione ravvicinata degli episodi. Un’estate caratterizzata da più ondate di calore lascia meno tempo ai suoli, alla vegetazione, alle infrastrutture e alla popolazione per recuperare. Dal punto di vista meteorologico, la nuova configurazione potrebbe riproporre il collegamento tra aria subtropicale e blocco anticiclonico, ma la sua intensità reale dipenderà dalla posizione della depressione atlantica e dalla capacità dell’alta pressione di estendersi verso nord e verso est. L’interpretazione più prudente è quindi quella di un rischio crescente di caldo eccezionale, non ancora di una certezza assoluta su ogni area.
I segnali da seguire nei prossimi aggiornamenti
Nei prossimi giorni sarà importante verificare soprattutto la persistenza delle anomalie termiche oltre il 2 agosto, l’andamento delle temperature minime e l’eventuale estensione del nucleo più caldo verso Germania, Austria e Paesi Bassi. Un ingresso più deciso di correnti occidentali potrebbe limitare la durata dell’episodio in Francia, mentre un anticiclone più compatto sull’Europa centrale favorirebbe condizioni calde e asciutte più persistenti. Anche l’evoluzione degli incendi e della siccità dovrà essere monitorata, perché gli impatti dipenderanno dalla durata complessiva e non soltanto dal picco di temperatura.



















