Aviation Yes 2026, appuntamento dedicato ad aviazione e spazio in programma a Pomezia domenica 27 settembre, offre l’occasione per osservare da vicino un percorso professionale che attraversa cockpit, sperimentazione e addestramento astronautico. Andrea Patassa, maggiore dell’Aeronautica Militare, è stato selezionato nel 2022 nella Riserva degli Astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il suo profilo mostra come le competenze maturate nel volo possano essere pertinenti alla preparazione spaziale, senza rendere automatico il passaggio da pilota ad astronauta né implicare una missione già assegnata.

L’esperienza di Andrea Patassa unisce il volo militare sperimentale alla preparazione astronautica: l’addestramento ESA comprende competenze operative, scientifiche e procedure per affrontare emergenze. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
La biografia pubblicata dall’ESA ricostruisce una carriera iniziata con la formazione militare e proseguita come pilota operativo al 4° Stormo di Grosseto. Nel 2021 Patassa è stato selezionato dall’Aeronautica per diventare pilota collaudatore sperimentatore e ha iniziato a prestare servizio al Reparto Sperimentale di Volo di Pratica di Mare. L’agenzia indica oltre 1.000 ore di volo su più di 30 tipi di aeromobili: un bagaglio operativo ampio, costruito attraversando macchine e contesti differenti, che non sostituisce però la formazione specifica richiesta per operare nello spazio.
Il lavoro di un pilota sperimentatore non consiste soltanto nel controllare un velivolo: le prove si svolgono all’interno di un’organizzazione in cui piloti, ingegneri e tecnici contribuiscono alla valutazione dei sistemi e delle prestazioni. L’Accademia Aeronautica descrive la sperimentazione come attività collettiva, basata sulla collaborazione tra professionalità diverse. Questo metodo ha un parallelo utile nelle missioni spaziali, dove procedure, comunicazioni e responsabilità condivise sono decisive; il parallelo riguarda il metodo operativo, non l’equivalenza tra i rischi o le condizioni di volo.

La selezione come astronauta di riserva non equivale a una missione già assegnata. La preparazione sviluppa capacità tecniche e operative utili alle future opportunità di volo.
La selezione come riservista ESA ha aperto una fase formativa distinta dalla preparazione ordinaria del personale di volo. Patassa ha iniziato nell’ottobre 2024 il programma Astronaut Reserve Training, articolato in tre blocchi di circa due mesi. Nel maggio 2026 l’ESA ha annunciato il completamento del percorso da parte dei membri della riserva: la formazione ha toccato ambiti tecnici, operativi e scientifici, con attività svolte in gruppi più piccoli e momenti di lavoro comune. Il traguardo attesta la conclusione del programma previsto, ma non equivale all’assegnazione di una missione spaziale.
La preparazione degli astronauti, spiega l’ESA, combina conoscenze scientifiche e tecnologiche con abilità mediche di base e familiarità con i sistemi e le operazioni della Stazione spaziale internazionale. A seconda del percorso e della missione, si affrontano anche veicoli di trasporto, attività robotiche, procedure operative e interazione con il controllo a Terra. La formazione non è quindi un singolo corso di pilotaggio: costruisce una capacità di intervenire su compiti diversi, comprendere procedure complesse e riconoscere come un’azione a bordo si inserisca nel funzionamento complessivo della missione.
La gestione del rischio si prepara con conoscenze, esercitazioni e procedure, non con l’aspettativa di eliminare ogni imprevisto. I programmi ESA comprendono addestramento alla sopravvivenza e alla sicurezza, pratica di attività extraveicolari e apprendimento delle reazioni previste in caso di emergenza. La biografia di Patassa riferisce inoltre che, dal 2010, ha preso parte a corsi dell’Aeronautica di sopravvivenza e salvataggio, inclusi esercizi di fuga subacquea e preparazione in ambienti estremi. Sono esperienze coerenti con la necessità di agire sotto pressione, ma restano moduli diversi, calibrati sui rispettivi contesti.
La componente umana pesa quanto quella tecnica. L’ESA indica tra le qualità utili la capacità di lavorare con gli altri membri dell’equipaggio, adattarsi a situazioni mutevoli e mantenere autocontrollo quando aumentano stress e responsabilità. In una missione, la convivenza prolungata e la necessità di coordinare compiti rendono importante una comunicazione chiara e la disponibilità a seguire procedure comuni. Il profilo di Patassa, abituato a operare in un reparto sperimentale e selezionato per la riserva, si inserisce in questa cornice, ma l’idoneità personale viene valutata attraverso criteri e addestramenti specifici.
L’esperienza aeronautica può offrire familiarità con disciplina operativa, procedure e decisioni in contesti dinamici, qualità trasferibili con le dovute cautele. Non è tuttavia l’unica strada: l’ESA precisa che non occorre essere piloti né avere un passato militare per candidarsi astronauti, mentre ammette anche profili scientifici, ingegneristici e medici in possesso dei requisiti stabiliti. La storia professionale di Patassa rappresenta quindi un esempio concreto di convergenza tra aviazione e spazio, non un modello obbligatorio per tutti i membri di un equipaggio.
Il legame con il territorio laziale è anche professionale: a Pratica di Mare ha sede il reparto in cui Patassa presta servizio come pilota sperimentatore. L’Aeronautica Militare, nel presentare la sua selezione europea, ha descritto il passaggio dalla carriera di pilota da caccia alla qualifica sperimentale e il suo impiego su numerosi velivoli. La sperimentazione consente di valutare mezzi e sistemi nel dominio aeronautico; il contributo alla preparazione spaziale nasce invece dall’esperienza e dalle competenze individuali, integrate da un percorso ESA distinto.
Aviation Yes mette così a fuoco un intreccio spesso raccontato in modo troppo lineare: l’esperienza militare può essere preziosa, ma non trasforma da sola un aviatore in astronauta. Servono formazione specifica, competenze scientifiche, capacità di lavorare in equipaggio e familiarità con sistemi che non hanno equivalenti diretti in cabina. La stessa distinzione tra riserva e astronauti assegnati alle missioni è essenziale per interpretare il percorso di Patassa: la qualifica e l’addestramento ampliano le possibilità professionali, mentre un volo dipende da opportunità e decisioni future.
Il valore del percorso di Patassa sta nella combinazione di esperienza e apprendimento, più che in un semplice passaggio dal cielo allo spazio. Il volo sperimentale richiede di valutare risposte di un mezzo e coordinarsi con specialisti; la missione spaziale aggiunge vincoli ambientali, sistemi di bordo e procedure condivise con partner internazionali. In entrambi i casi il rischio viene affrontato attraverso preparazione e controllo, ma non è corretto equiparare il volo atmosferico alle operazioni in orbita. La competenza aeronautica costituisce una base utile, che deve essere integrata e verificata nel contesto specifico della missione.
La gestione del rischio non dipende da una qualità individuale isolata, come il sangue freddo, né da una tecnologia capace di risolvere ogni problema. Le fonti ESA descrivono una preparazione che include sistemi, operazioni, sicurezza e risposta alle emergenze, affiancata da capacità di collaborazione e adattamento. Ne deriva un modello nel quale la prevenzione è distribuita: ogni membro dell’equipaggio deve conoscere il proprio compito e comprendere le procedure comuni. L’esperienza di Patassa in ambienti di volo complessi può contribuire a questo approccio, ma l’efficacia si misura soltanto integrandola con addestramento e protocolli spaziali.
Il passo successivo da osservare è l’eventuale assegnazione di Patassa a una missione e la preparazione specifica che ne conseguirebbe. I programmi ESA distinguono la formazione generale dai moduli legati all’equipaggio e agli obiettivi di un volo: solo in presenza di un incarico diventano determinanti tempi, compiti e sistemi propri di quella missione. Al momento, il completamento dell’addestramento della riserva è un fatto documentato; non consente invece di anticipare date di lancio o destinazioni. Aviation Yes può essere un’occasione di divulgazione sul percorso, mentre gli sviluppi operativi dipenderanno dalle decisioni e dalle opportunità future dell’agenzia.
La crescente articolazione delle attività spaziali rende plausibile che le competenze di piloti sperimentatori, ingegneri, medici e ricercatori continuino a integrarsi, ma le fonti disponibili non permettono di associare questa tendenza a una missione concreta per Patassa. Gli elementi da seguire sono quindi verificabili: eventuali comunicazioni ufficiali sull’assegnazione, il calendario dei programmi e i contenuti della preparazione specifica. Fino a quel momento, il suo percorso documenta soprattutto come l’esperienza aeronautica possa affiancarsi a una formazione spaziale strutturata, senza confondere una possibilità professionale con un volo già programmato.


















