Ansaldo Green Tech, a Genova la linea per gli elettrolizzatori AEM da oltre 300 MW annui

La nuova capacità produttiva ligure accompagna lo sviluppo di una tecnologia pensata per integrare rinnovabili, industria e sistemi di produzione dell’idrogeno.

Ansaldo Green Tech completa a Genova il percorso che porta alla produzione industriale degli elettrolizzatori AEM, tecnologia basata sulle membrane a scambio anionico. La linea, realizzata nello stabilimento ligure, è progettata per arrivare a una capacità superiore a 300 MW l’anno. Il dato non indica la quantità di idrogeno prodotto, ma la potenza complessiva degli elettrolizzatori che potranno essere assemblati e destinati a impianti alimentati da elettricità rinnovabile.

Stabilimento Ansaldo Green Tech per elettrolizzatori AEM a Genova

Lo stabilimento genovese di Ansaldo Green Tech punta a sostenere la produzione industriale di elettrolizzatori AEM destinati ai progetti di idrogeno verde. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Il progetto rafforza il ruolo del sito produttivo genovese nella filiera nazionale dell’idrogeno. La linea è dedicata in particolare agli stack, cioè ai gruppi di celle elettrochimiche che costituiscono il cuore dell’elettrolizzatore. Il completamento dell’impianto ad alto volume segna quindi il passaggio dalla fase di sviluppo e validazione dei prototipi a un’organizzazione industriale pensata per forniture ripetibili e di maggiore scala.

Gli elettrolizzatori AEM utilizzano una membrana a scambio anionico per separare l’idrogeno dall’ossigeno attraverso l’elettrolisi dell’acqua. Nel portafoglio di Ansaldo Green Tech sono indicate configurazioni da 1 e 6 MW, destinate alla produzione industriale di idrogeno ad alta purezza. L’azienda associa a questa soluzione efficienza, flessibilità operativa e possibilità di seguire più rapidamente la variabilità dell’energia solare ed eolica.

Uno degli elementi distintivi dichiarati per la tecnologia AEM riguarda il contenimento dell’impiego di materie prime critiche, degli elettroliti e dell’acqua. Il vantaggio va letto nel quadro più ampio della sicurezza delle catene di fornitura: ridurre la dipendenza da materiali difficili da reperire può diventare importante quando la produzione passa dai prototipi alle grandi commesse. Restano comunque decisivi i costi dell’elettricità rinnovabile, la durata degli stack e la disponibilità di componenti industriali.

La nuova linea rientra nel progetto IANUS, sostenuto da un decreto di concessione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy con una contribuzione alla spesa indicata in 317 milioni di euro nell’arco di sei anni. Il programma comprende la realizzazione della capacità manifatturiera, l’ampliamento dei laboratori di ricerca nella sede genovese e lo sviluppo di soluzioni modulari, comprese unità containerizzate da 1 MW e configurazioni aperte per applicazioni industriali multi-megawatt.

Il percorso tecnologico era stato preparato dai test sui prototipi full size, conclusi con risultati ritenuti positivi in termini di densità di corrente ed efficienza. L’obiettivo dichiarato era arrivare a uno stack commerciale da 1 MW, una taglia adatta a essere integrata in sistemi più ampi. La successiva industrializzazione consente di collegare la ricerca sui materiali e sulle membrane alla costruzione di apparati destinati a impianti reali.

La capacità produttiva genovese si inserisce nella strategia europea per aumentare la disponibilità interna di tecnologie per l’idrogeno. Gli elettrolizzatori possono essere impiegati in particolare nei comparti difficili da elettrificare direttamente, nella generazione elettrica e nella mobilità, sempre con risultati climatici legati alla provenienza dell’energia utilizzata. Se alimentati da fonti rinnovabili, permettono di trasformare elettricità e acqua in idrogeno senza associare il processo a emissioni dirette di anidride carbonica.

La linea ligure è già collegata a iniziative concrete sul territorio italiano. Un elettrolizzatore da 1 MW destinato alla Hydrogen Valley di Tito Scalo, in Basilicata, è stato indicato come unità da assemblare nella nuova linea di Genova Campi. Il progetto mostra come la produzione genovese possa alimentare applicazioni distribuite in regioni diverse, collegando la manifattura degli apparati ai luoghi in cui l’idrogeno sarà prodotto e utilizzato.

Il completamento della linea non basta, da solo, a garantire la competitività dell’idrogeno verde. La fase successiva dipenderà dall’effettiva capacità di trasformare la potenza produttiva nominale in ordini, installazioni funzionanti e prestazioni affidabili nel tempo. Il risultato industriale più rilevante consiste però nell’avere concentrato a Genova ricerca, assemblaggio e sviluppo di una tecnologia destinata a un mercato europeo ancora in costruzione.

La scelta di sviluppare in Italia gli stack AEM ha un significato che supera il singolo impianto. Una filiera nazionale può ridurre i tempi di approvvigionamento, trattenere competenze tecniche e rendere più semplice l’integrazione tra elettrolizzatori, sistemi elettrici e impianti di produzione dell’idrogeno. In termini climatici, il beneficio non è automatico: dipende dal mix energetico, dalla gestione dell’acqua, dall’efficienza complessiva e dalla capacità di usare l’idrogeno dove l’elettrificazione diretta è più difficile.

Il prossimo passaggio sarà verificare la risposta del mercato e la regolarità della produzione. La domanda europea di elettrolizzatori dovrà crescere insieme a infrastrutture, autorizzazioni, connessioni elettriche e contratti per l’idrogeno. Per Ansaldo Green Tech sarà importante dimostrare che le configurazioni AEM mantengono efficienza, sicurezza e durata anche quando vengono utilizzate in modo flessibile, seguendo la disponibilità variabile delle fonti rinnovabili.

Tra gli aspetti da osservare figurano l’avvio effettivo della capacità annunciata, il numero di unità consegnate e la loro operatività nei progetti italiani ed europei. Saranno inoltre rilevanti il costo finale degli apparati, la disponibilità di componenti, il consumo d’acqua e la gestione dell’ossigeno prodotto insieme all’idrogeno. Questi elementi stabiliranno se la tecnologia potrà passare da una promettente piattaforma industriale a una soluzione competitiva su larga scala.

La linea di Genova può diventare un punto di riferimento se riuscirà a combinare volumi, affidabilità e capacità di adattamento alle diverse esigenze degli utilizzatori. La prospettiva più concreta non è una sostituzione immediata delle tecnologie già presenti, ma l’allargamento del ventaglio di soluzioni disponibili per la transizione energetica. Il confronto si giocherà su costi, materiali, rendimento, manutenzione e capacità di operare insieme a impianti rinnovabili non costanti.

Alessandro Cortini

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