L’Europa guarda all’inverno 2026-2027 anche attraverso la lente dei mercati energetici. Il motivo è il possibile sviluppo di un episodio di El Niño molto intenso, già indicato dalle proiezioni internazionali come destinato a rafforzarsi tra l’autunno e la fine del 2026. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, il fenomeno dovrebbe persistere fino alla stagione dicembre-febbraio, ma il suo effetto sull’Europa non può essere tradotto in una previsione rigida per temperature, vento o consumi.

Le proiezioni indicano un possibile inverno europeo più mite e ventilato, ma l’impatto reale sui consumi di gas dipenderà dalla distribuzione delle anomalie tra i diversi Paesi. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
El Niño nasce dal riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale e può modificare la circolazione atmosferica su scala globale. Queste connessioni a distanza, chiamate teleconnessioni, non producono però lo stesso risultato in ogni continente. In Europa il segnale può cambiare tra l’inizio e la parte finale dell’inverno, oltre a essere modulato dall’Atlantico, dalla stratosfera, dalla copertura nevosa e dalla variabilità interna dell’atmosfera.
L’ipotesi di lavoro suggerita dalle attuali proiezioni è quella di un inverno mediamente più mite in parte del continente. Per il sistema energetico, una simile configurazione avrebbe un effetto diretto: edifici residenziali, uffici e attività commerciali richiederebbero meno gas per il riscaldamento, soprattutto durante le fasi in cui le temperature restassero sopra i valori tipici della stagione. La riduzione, tuttavia, sarebbe un valore medio e non escluderebbe brevi irruzioni fredde o picchi locali della domanda.
Il secondo possibile canale riguarda la produzione elettrica. Se la circolazione associata all’inverno favorisse una maggiore ventilazione nelle aree europee con elevata capacità eolica, la generazione dal vento potrebbe aumentare e ridurre il ricorso alle centrali termoelettriche alimentate a gas. L’effetto non sarebbe uniforme: la velocità del vento può crescere in un Paese e risultare normale o debole in un altro, mentre la produzione effettiva dipende anche dalla distribuzione temporale delle raffiche e dalla disponibilità della rete.
La combinazione tra minori esigenze di riscaldamento e maggiore produzione eolica potrebbe quindi ridurre il consumo europeo di gas, almeno rispetto a uno scenario caratterizzato da freddo persistente e vento scarso. Un minor impiego del gas nel settore elettrico diminuirebbe anche il fabbisogno marginale di combustibile importato. Questo non significa automaticamente una forte contrazione degli acquisti di GNL, perché l’Europa deve continuare a compensare la riduzione delle forniture via gasdotto e a mantenere adeguati livelli di stoccaggio.
I dati recenti mostrano quanto il meteo possa spostare rapidamente l’equilibrio. Nel 2025, nell’Unione europea, il consumo di gas è aumentato anche perché un inverno più freddo ha sostenuto la domanda degli edifici e una minore disponibilità di vento e acqua ha aumentato la generazione da gas. Il confronto evidenzia il meccanismo opposto atteso nello scenario mite e ventilato: meno riscaldamento e più rinnovabili possono comprimere il gas per la produzione elettrica.
Sul piano dei mercati, una stagione favorevole non cancellerebbe la necessità di programmare importazioni e riserve. Il gas rimane infatti una fonte di flessibilità quando la produzione rinnovabile oscilla o quando la domanda elettrica aumenta. L’esperienza dei recenti inverni europei mostra che periodi con vento insolitamente debole possono far salire il ricorso al gas anche senza condizioni termiche eccezionali, mentre temperature miti e afflussi regolari di GNL aiutano a limitare i prelievi dagli stoccaggi.
Il limite principale resta la prevedibilità. I modelli stagionali descrivono probabilità e anomalie medie su periodi di uno o tre mesi, non la sequenza dei singoli episodi atmosferici. L’Europa è inoltre una delle regioni in cui la capacità predittiva invernale è mediamente più bassa. Per questo un segnale caldo nell’ensemble dei modelli non equivale alla certezza di un inverno mite in ogni Paese, né consente di stimare oggi una quantità precisa di gas o GNL risparmiata.
Le indicazioni più utili arriveranno con l’avvicinarsi della stagione, quando le previsioni potranno definire meglio la circolazione atlantica, la distribuzione delle temperature e le anomalie del vento. Sarà importante osservare non soltanto la media europea, ma anche le differenze tra Europa settentrionale, occidentale, centrale e meridionale. Una domanda di gas più bassa in un’area potrebbe infatti coincidere con una maggiore richiesta elettrica o con una produzione eolica insufficiente in un’altra.
Il possibile vantaggio per l’Europa nasce dunque da un effetto combinato, non da El Niño considerato isolatamente. Un inverno più caldo ridurrebbe i gradi-giorno di riscaldamento, mentre un regime più ventoso potrebbe aumentare la generazione rinnovabile e sostituire parte del gas nel mix elettrico. L’impatto complessivo dipenderebbe però dalla durata delle anomalie, dalla domanda industriale, dai prezzi, dalla disponibilità nucleare e idroelettrica e dalla capacità delle reti di trasferire l’elettricità tra i mercati.
L’interpretazione più prudente è che El Niño possa migliorare le condizioni di approvvigionamento, ma non garantisca da solo una riduzione strutturale delle importazioni. Il beneficio maggiore si avrebbe se le due variabili favorevoli, temperature relativamente alte e vento sostenuto, si verificassero contemporaneamente e su aree interconnesse. Se invece il caldo fosse accompagnato da bonaccia, oppure se il vento risultasse concentrato lontano dai principali centri di consumo, la diminuzione del gas sarebbe molto più contenuta.
Nei prossimi mesi il monitoraggio dovrà concentrarsi sulla persistenza dell’evento nel Pacifico, sull’evoluzione dell’oscillazione nord-atlantica e sui segnali dei modelli relativi al vento a dieci metri. Saranno altrettanto importanti i livelli degli stoccaggi, gli arrivi di GNL e l’andamento della domanda elettrica. Anche con un inverno mediamente mite, poche settimane fredde e poco ventose potrebbero aumentare rapidamente la pressione sui mercati e modificare il bilancio stagionale.
La prospettiva più realistica non è quindi quella di un’Europa automaticamente libera dalla dipendenza dal gas, ma di un sistema che potrebbe affrontare l’inverno 2026-2027 con un rischio meteorologico più favorevole in alcuni scenari. Le prossime emissioni dei sistemi stagionali dovranno confermare o ridimensionare il segnale. Soltanto quando la circolazione atmosferica sarà meglio definita sarà possibile valutare se il vantaggio atteso riguarderà davvero consumi, prezzi e importazioni di GNL.














