Caldo estremo, l’Italia vede la tregua: 21 città ancora da bollino rosso, poi crollo delle allerte

L’ondata di calore arretra dopo il picco, mentre gli oceani segnano nuovi record di temperatura a giugno.

La fase più pesante dell’ondata di calore che ha stretto l’Italia negli ultimi giorni comincia a mostrare i primi segnali di cedimento, ma la giornata odierna resta ancora critica per molte aree urbane. Secondo gli aggiornamenti basati sul bollettino del Ministero della Salute, oggi mercoledì 1 luglio 2026 sono 21 le città contrassegnate dal livello massimo di rischio, mentre da giovedì 2 luglio il quadro dovrebbe ridimensionarsi in modo netto, con appena due centri ancora in bollino rosso.

La mappa del rischio cambia rapidamente

Il passaggio più rilevante riguarda la velocità con cui l’allerta sanitaria sembra destinata ad attenuarsi. Dopo una fase con valori molto elevati e afa diffusa, il numero delle città in rosso scende dalle 25 indicate nel pieno della fase più intensa a 21 nella giornata del 1 luglio. La lista comprende Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Milano, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

Il bollino rosso corrisponde al livello 3 del sistema di allerta per le ondate di calore e segnala una condizione in cui gli effetti sulla salute possono riguardare non soltanto anziani, bambini piccoli e persone con patologie croniche, ma anche individui sani e attivi. Per questo il ridimensionamento previsto dal 2 luglio non va letto come una scomparsa immediata del caldo, bensì come un abbassamento del rischio sanitario nelle città monitorate.

Giovedì restano in rosso solo due città

La svolta è attesa per giovedì 2 luglio, quando l’allerta massima dovrebbe rimanere attiva soltanto su Catania e Reggio Calabria. Messina viene indicata in arancione, mentre il resto delle città osservate dal sistema nazionale dovrebbe scendere al livello giallo. Si tratta di una tregua significativa dopo giorni di caldo intenso, anche se le condizioni estive resteranno da seguire con attenzione, soprattutto nelle aree meridionali ancora più esposte.

Il calo dei bollini rossi arriva al termine di una fase meteo segnata da caldo molto marcato, temperature percepite elevate e criticità diffuse in Italia e in Europa. Le cronache degli ultimi giorni hanno raccontato un contesto di afa persistente, misure di prevenzione e attenzione sanitaria crescente, con il caldo considerato non solo un fenomeno meteorologico, ma anche un fattore di pressione per lavoro, mobilità, servizi urbani e salute pubblica.

Oceani da record, il segnale climatico di giugno

Mentre sull’Italia l’emergenza caldo mostra una possibile attenuazione, il quadro climatico globale resta preoccupante per il nuovo record registrato dalle temperature superficiali marine nel mese di giugno. Copernicus Climate Change Service e Copernicus Marine Service indicano che le temperature giornaliere della superficie del mare hanno superato i livelli già record del 2023 e del 2024 per questo periodo dell’anno, segnalando il massimo riscaldamento oceanico osservato nella finestra considerata.

Il dato chiave riguarda il 21 giugno: secondo C3S, la temperatura superficiale marina giornaliera ha raggiunto 20,86 gradi, appena sopra i 20,83 gradi osservati nel 2023 e nel 2024 nello stesso periodo. Il Servizio marino di Copernicus, con una diversa elaborazione, indica per lo stesso giorno un valore di 21,0 gradi, superiore di 0,1 gradi rispetto ai precedenti record. Sono scarti apparentemente piccoli, ma climaticamente rilevanti su scala oceanica.

Perché mari più caldi amplificano gli estremi

Il riscaldamento dei mari non è un indicatore isolato: oceani più caldi possono mantenere più a lungo il calore nell’atmosfera, aumentare l’evaporazione, fornire energia aggiuntiva alle tempeste e favorire precipitazioni intense. Le temperature superficiali elevate sono inoltre associate a ondate di calore marine più frequenti e severe, con effetti sugli ecosistemi, sulla pesca, sulle economie costiere e, in alcuni casi, anche sugli episodi di caldo estremo nelle aree terrestri vicine.

A rendere più delicata la fase è anche l’evoluzione del Pacifico equatoriale verso El Nino. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha indicato una probabilità dell’80 per cento di sviluppo del fenomeno tra giugno e agosto 2026, con probabilità vicine o superiori al 90 per cento nei trimestri successivi. El Nino tende ad aggiungere calore al sistema climatico e può modificare la distribuzione globale di piogge, siccità e ondate di calore.

Una tregua meteo dentro un clima più caldo

La diminuzione dei bollini rossi in Italia è dunque una notizia concreta sul piano sanitario e meteorologico, ma non cancella il contesto più ampio in cui si inserisce questa fase estiva. Il caldo estremo può arretrare localmente per effetto di cambi di circolazione, temporali o ricambi d’aria, mentre gli indicatori climatici globali continuano a mostrare un sistema molto carico di energia. La tregua attesa dal 2 luglio va quindi letta come un alleggerimento importante, non come la fine della vulnerabilità stagionale.

Giancarlo Colapinto

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