Incendi in Puglia, estate 2026 tra 3.376 roghi e 15.726 ettari bruciati

Il bilancio tra il 1° giugno e il 15 settembre evidenzia una crescita dei roghi in quasi tutte le province e oltre 15.700 ettari percorsi dal fuoco.

La stagione estiva degli incendi in Puglia si è conclusa con un bilancio pesante: tra il 1° giugno e il 15 settembre 2026 la Protezione civile regionale ha registrato 3.376 roghi, circa mille in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Le rilevazioni dei Carabinieri Forestali indicano inoltre 15.726 ettari di territorio percorso dalle fiamme, dei quali 4.695 riferibili a superficie boscata. I due dati descrivono aspetti diversi dello stesso fenomeno: il primo misura la frequenza degli interventi, il secondo restituisce l’estensione dei danni prodotti dal fuoco.

Incendio boschivo nella macchia mediterranea pugliese

La stagione degli incendi in Puglia si è chiusa con 3.376 roghi e 15.726 ettari percorsi dal fuoco, inclusi 4.695 ettari di superficie boscata. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Il periodo considerato coincide con la fase nella quale la Regione concentra il massimo livello di attenzione sugli incendi boschivi. La campagna di prevenzione e lotta attiva coinvolge una rete composta da Protezione civile, Vigili del Fuoco, Carabinieri Forestali, Arif, strutture regionali e volontariato organizzato. La Sala Operativa Unificata Permanente coordina le segnalazioni e gli interventi, mentre i bollettini di suscettività valutano il rischio tenendo conto non soltanto delle condizioni meteorologiche, ma anche della vegetazione, dell’uso del suolo, della morfologia e dell’organizzazione territoriale.

L’aumento dei roghi rispetto al 2025 non è stato uniforme. La crescita più marcata è stata rilevata nella provincia di BarlettaAndriaTrani, con un incremento dell’80 per cento. Seguono il Barese, con il 70 per cento, il Leccese, con il 46 per cento, e il Foggiano, con il 32 per cento. Più contenuto l’aumento nel Brindisino, pari al 7 per cento. In controtendenza il Tarantino, dove il numero degli incendi è diminuito dello 0,53 per cento. La distribuzione provinciale segnala quindi una pressione particolarmente elevata lungo aree diverse della regione, senza un unico epicentro.

La superficie interessata dal fuoco comprende terreni con caratteristiche differenti: aree agricole, sterpaglie, macchia mediterranea e boschi. La quota boscata, pari a 4.695 ettari, rappresenta una parte rilevante dei 15.726 ettari complessivi, ma non coincide con l’intera superficie bruciata. Questa distinzione è importante perché consente di separare la dimensione forestale del danno da quella più ampia del territorio percorso dalle fiamme, che può includere anche coltivi, pascoli e vegetazione spontanea.

Nel corso dell’estate non sono mancati episodi di particolare gravità nel Gargano. A settembre un volontario della Protezione civile di Vieste è stato arrestato con l’accusa di avere appiccato almeno otto incendi tra Vieste e Peschici, in un’inchiesta coordinata dalla Procura di Foggia. Si tratta di un caso giudiziario ancora sottoposto agli accertamenti dell’autorità competente, ma conferma quanto le responsabilità umane, comprese quelle dolose, possano incidere sull’origine e sulla ripetizione dei roghi.

Le condizioni ambientali possono favorire la propagazione delle fiamme, soprattutto quando la vegetazione è secca e il territorio presenta continuità di combustibile. Nel bilancio disponibile vengono richiamate condizioni di temperature elevate e siccità, ma questi elementi non consentono da soli di stabilire un rapporto causale diretto tra il cambiamento climatico e il numero dei roghi registrati. Per attribuire cause climatiche servirebbero serie storiche omogenee, analisi delle anomalie meteorologiche e una valutazione separata dei fattori umani e territoriali.

Il bilancio del 2026 sposta ora l’attenzione sulla preparazione della prossima campagna antincendio. L’obiettivo indicato dalle istituzioni è rafforzare la prevenzione, la formazione e il controllo del territorio, con particolare attenzione alla manutenzione delle aree agricole e del verde. La frequenza degli interventi e l’estensione delle superfici bruciate mostrano che la risposta operativa resta essenziale, ma non può sostituire il lavoro preventivo: ridurre il combustibile disponibile, migliorare la sorveglianza e rendere più rapida la segnalazione può limitare la trasformazione di un principio d’incendio in un evento esteso.

Il confronto con la stagione precedente restituisce dunque un peggioramento netto sul numero degli incendi, con incrementi in cinque province su sei. Il dato regionale non descrive però una situazione identica in ogni territorio: il Tarantino si muove in direzione opposta rispetto alla Bat, al Barese e al Leccese, mentre l’estensione complessiva dei danni comprende superfici boscate e non boscate. Per leggere correttamente il bilancio occorre quindi tenere insieme frequenza, dimensione degli eventi, tipologia della vegetazione coinvolta e capacità di intervento.

### Perché il bilancio non può essere spiegato da un solo fattore

Il numero dei roghi è il risultato dell’interazione tra più componenti. La disponibilità di vegetazione secca, la durata delle fasi asciutte, le temperature elevate, la presenza di infrastrutture e attività agricole, l’abbandono di materiali infiammabili e gli eventuali comportamenti dolosi concorrono a definire il rischio effettivo. Le fonti disponibili documentano l’aumento degli incendi e la vulnerabilità del territorio, ma non forniscono una base sufficiente per attribuire l’intero peggioramento a un’unica causa. Anche il clima può agire come fattore di predisposizione, senza essere automaticamente la spiegazione di ogni singolo rogo.

### Cosa osservare in vista della prossima estate

Per valutare l’evoluzione del rischio sarà necessario seguire l’andamento delle precipitazioni stagionali, lo stato della vegetazione e la frequenza delle giornate con condizioni favorevoli alla propagazione del fuoco. I bollettini regionali forniscono una valutazione operativa su scala provinciale, ma la prevenzione richiede anche informazioni locali sulle aree agricole, sulle zone boscate e sui punti nei quali gli incendi si sono ripetuti. In assenza di nuove serie comparative, non è possibile anticipare l’andamento della stagione 2027; è però già chiaro che il rafforzamento della sorveglianza e della manutenzione rappresenta il principale margine d’intervento immediato.

Ugo Bellini

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