Il passaggio al mese di settembre non coinciderà con un’immediata svolta autunnale. Le proiezioni disponibili al 31 agosto 2026 indicano infatti una prosecuzione del caldo sopra la media, soprattutto nella prima parte del mese. L’anticiclone subtropicale manterrà condizioni spesso stabili e favorirà l’afflusso di masse d’aria calda dal Nord Africa. La fase più intensa potrà attenuarsi, ma non è atteso un rapido ritorno a valori tipici dell’inizio dell’autunno.

L’anticiclone subtropicale manterrà condizioni estive nei primi giorni di settembre, con temperature sopra la media e picchi più elevati al Centro-Sud e sulle Isole. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
La risposta alla domanda sulla durata è quindi articolata. Secondo le tendenze più recenti, il caldo potrebbe accompagnare almeno tutta la prima decade di settembre, con intensità variabile da una giornata all’altra. Il segnale è più robusto sulle regioni centro-meridionali e sulle Isole, dove le temperature potrebbero restare diffusamente oltre i 30 gradi e, nelle aree più esposte, tornare a superare localmente i 38-40 gradi. Si tratta però di una previsione di medio periodo, non di un dettaglio puntuale per ogni località.
I picchi prossimi ai 39 gradi rappresentano la coda della fase calda iniziata negli ultimi giorni di agosto. Il 28 agosto il caldo ha raggiunto valori estremi in diverse zone del Centro-Sud, con temperature di 39-40 gradi in varie città e punte ancora più alte in Calabria. L’episodio ha avuto una distribuzione irregolare: mentre il Mezzogiorno e le Isole hanno sperimentato l’apice della canicola, il Nord è stato interessato da rovesci e temporali.
Anche il Settentrione non è rimasto completamente escluso dal rialzo termico, sebbene con valori meno estremi rispetto al Sud. In Veneto, l’agenzia regionale per la protezione ambientale ha segnalato per il 28 agosto massime fino a 35-38 gradi, soprattutto sulla pianura sud-occidentale, insieme a minime oltre i 20-22 gradi sulla pianura e lungo la costa. L’ente ha inoltre evidenziato un disagio fisico legato all’aumento dell’umidità nei bassi strati.
Il primo elemento capace di interrompere, almeno temporaneamente, la fase più rovente sarà il passaggio di una perturbazione atlantica. Le previsioni indicano effetti più probabili al Nord e, in seguito, su parte delle regioni centrali e sulla Sardegna. Il passaggio potrà favorire un calo termico e una maggiore instabilità, ma non necessariamente una rottura definitiva dell’estate. Al Sud e sulle Isole il caldo potrebbe infatti rimanere persistente anche dopo il transito perturbato.
La presenza contemporanea di aria calda, umidità e infiltrazioni più fresche potrà aumentare il contrasto atmosferico. Per questo le fonti previsionali segnalano la possibilità di rovesci e temporali localizzati, in particolare sulle Alpi, sulle Prealpi, in Piemonte e occasionalmente sulla Pianura Padana. Alcuni fenomeni potrebbero risultare intensi, con grandine e raffiche improvvise. Non si tratterebbe però di una fase perturbata uniforme su tutta Italia, ma di episodi distribuiti in modo irregolare.
Un fattore che può contribuire alla persistenza del caldo è lo stato termico del Mar Mediterraneo. Le analisi disponibili indicano valori superficiali localmente fino a circa 4-5 gradi sopra la media, con temperature prossime ai 30 gradi in alcune aree costiere. Un mare così caldo tende a fornire energia e umidità agli strati bassi dell’atmosfera. Il risultato può essere un clima più afoso, con notti relativamente miti soprattutto lungo le coste e nei grandi centri urbani.
Nei primi giorni della nuova fase calda potrà inoltre comparire il pulviscolo sahariano, trasportato dalle correnti meridionali dal Nord Africa verso il Mediterraneo e l’Italia. La presenza della polvere desertica può rendere il cielo più opaco o giallastro e lasciare depositi sulle superfici quando arrivano precipitazioni. Non è invece la causa diretta dell’aumento termico, che dipende soprattutto dalla configurazione barica e dall’afflusso di aria subtropicale associato all’anticiclone africano.
Le indicazioni a più lunga scadenza suggeriscono una possibile evoluzione diversa nella seconda metà di settembre. Con un graduale indebolimento dell’alta pressione subtropicale, le perturbazioni atlantiche potrebbero riuscire a penetrare più frequentemente verso l’Europa meridionale e il Mediterraneo. In quel caso aumenterebbe la probabilità di piogge e temporali, anche intensi, per il contrasto tra l’aria più fresca in quota e un mare ancora caldo. La tempistica resta tuttavia da confermare.
Il prolungamento delle fasi calde va inserito in un contesto più ampio. Il meteorologo Guido Guidi ha ricordato che le ondate di calore mediterranee sono diventate più frequenti e intense negli ultimi decenni, in un quadro influenzato dall’aumento della temperatura media globale. Questo non consente di attribuire automaticamente ogni singolo episodio ai cambiamenti climatici, ma aiuta a interpretare la maggiore probabilità di periodi caldi persistenti e di temperature estreme anche nella parte finale dell’estate.
Il dato più utile per il lettore è la forte differenza tra le aree del Paese. Al Nord il caldo potrà alternarsi a passaggi instabili e a temporali, con attenuazioni più rapide ma non sempre durature. Centro-Sud e Isole resteranno invece più esposti alla persistenza dell’aria subtropicale, con afa e temperature sopra la norma. Anche quando il termometro scenderà di qualche grado, la sensazione estiva potrebbe restare marcata per effetto dell’umidità e delle minime elevate.
La durata precisa dell’anomalia non può essere fissata oggi con una data unica. Le proiezioni concordano su un avvio di settembre ancora caldo, mentre la possibilità di una svolta più netta viene collocata, con prudenza, nella seconda metà del mese. Per stabilire quando arriverà il vero cambio di passo serviranno gli aggiornamenti dei modelli previsionali e le osservazioni sulle perturbazioni atlantiche. Il passaggio dall’estate all’autunno potrebbe quindi avvenire per fasi, non con un’unica rottura generalizzata.
L’interpretazione dei dati porta a una conclusione precisa: non si tratta soltanto di qualche giornata calda fuori stagione, ma di una sequenza di episodi ravvicinati inserita in un’estate caratterizzata da temperature elevate. Il Mediterraneo caldo amplifica il disagio attraverso umidità e notti tropicali, mentre il contrasto con le correnti più fresche può aumentare il rischio di temporali intensi. Caldo persistente e instabilità, dunque, possono convivere nello stesso periodo e persino a distanza di poche centinaia di chilometri.
Lo scenario da seguire è quello di un possibile cambio di circolazione nella seconda parte di settembre. Se l’anticiclone subtropicale perderà forza e le perturbazioni atlantiche avanzeranno verso il Mediterraneo, il caldo potrebbe ridursi in modo più deciso e lasciare spazio a precipitazioni più organizzate. Tuttavia, il mare ancora molto caldo potrebbe alimentare fenomeni localmente intensi. Per questo la fine dell’anomalia termica non coinciderebbe necessariamente con un tempo tranquillo: il passaggio potrebbe essere accompagnato da rovesci e temporali.


















