Caldo e siccità mettono in crisi l’energia europea, ora l’eclissi solare può togliere altri 10 GW

La siccità limita il raffreddamento di centrali nucleari e termoelettriche, mentre l’eclissi del 12 agosto introdurrà un ulteriore calo temporaneo della produzione fotovoltaica.

L’estate 2026 sta mettendo sotto pressione il sistema elettrico europeo su più fronti. Il caldo persistente aumenta la domanda di energia per il raffrescamento, mentre la siccità riduce la disponibilità d’acqua necessaria al funzionamento di numerose centrali. In questo quadro già fragile, l’eclissi solare del 12 agosto potrebbe provocare per alcune ore una brusca diminuzione della produzione fotovoltaica, stimata in quasi 10 gigawatt dalla rete francese RTE.

Caldo e fiumi in crisi: l’energia europea affronta anche il calo del solare

Caldo e fiumi in crisi: l’energia europea affronta anche il calo del solare

Fiumi ai minimi e centrali più vulnerabili al caldo estremo

Il problema più immediato riguarda i corsi d’acqua utilizzati per il raffreddamento degli impianti termoelettrici e nucleari. Quando la portata scende troppo, diventa più difficile prelevare acqua senza compromettere gli equilibri del fiume. Inoltre, temperature elevate dell’acqua possono impedire lo scarico del calore prodotto dalla centrale. Il risultato è una riduzione della potenza disponibile oppure, nei casi più critici, la fermata temporanea dei reattori e dei gruppi convenzionali.

La situazione è particolarmente evidente lungo il Danubio, dove il livello dell’acqua ha raggiunto valori eccezionalmente bassi dopo mesi di precipitazioni scarse e successive ondate di calore. In Ungheria, la centrale nucleare di Paks è stata portata verso la chiusura completa a causa delle difficoltà legate al raffreddamento. L’impianto fornisce una quota rilevante dell’elettricità nazionale e il suo arresto può aumentare il ricorso alle importazioni e alle centrali alimentate a gas.

Le criticità non riguardano soltanto l’Europa centro-orientale. In Francia, alcuni impianti hanno ridotto la produzione o sono stati fermati perché i fiumi erano troppo caldi o presentavano portate insufficienti. In Italia, il basso deflusso del Po ha contribuito a limitare il funzionamento di impianti che dipendono dall’acqua del grande fiume per il raffreddamento. Anche la produzione idroelettrica risente della scarsità d’acqua, con effetti diversi a seconda dei bacini e delle condizioni locali.

L’eclissi del 12 agosto aggiunge un calo breve ma concentrato del fotovoltaico

L’eclissi solare totale del 12 agosto attraverserà alcune zone dell’Europa, dalla Spagna fino all’Atlantico settentrionale e a regioni più orientali. Anche dove il disco solare non sarà completamente oscurato, la riduzione della luce disponibile influenzerà temporaneamente gli impianti fotovoltaici. Secondo la stima citata da RTE, la capacità solare europea potrebbe diminuire di circa 9,7 gigawatt per alcune ore, un valore paragonabile al consumo elettrico di milioni di abitazioni.

L’effetto dell’eclissi non equivale a una perdita permanente di energia. Si tratta di un calo prevedibile, circoscritto nel tempo e distribuito in modo irregolare lungo il percorso dell’ombra e nelle aree interessate dalla penombra. Per i gestori di rete, però, la previsione deve essere integrata nei programmi di produzione e di scambio. La difficoltà aumenta quando la riduzione del solare coincide con una domanda elevata, con poca disponibilità idroelettrica e con centrali termiche già limitate dall’acqua.

Il sistema europeo dispone comunque di strumenti per assorbire variazioni temporanee della generazione. Le interconnessioni consentono di trasferire elettricità tra Paesi, mentre gli operatori possono modulare centrali a gas, impianti idroelettrici, accumuli e consumi flessibili. ENTSO-E non ha individuato un rischio sistemico generalizzato per l’estate 2026, ma ha segnalato la necessità di monitorare i periodi caratterizzati da domanda elevata e minore disponibilità di produzione.

La combinazione tra caldo, siccità ed eclissi mostra però una vulnerabilità strutturale. Le centrali dipendenti dai fiumi risentono della riduzione delle portate e dell’aumento delle temperature dell’acqua; il fotovoltaico, pur essenziale nei momenti di forte insolazione, può subire variazioni rapide legate a fenomeni astronomici o alla nuvolosità. La resilienza della rete dipende quindi non da una singola tecnologia, ma dalla capacità di coordinare fonti diverse, accumuli, scambi e gestione della domanda.

La crisi dell’acqua sta diventando una questione energetica

Il dato più significativo non è soltanto la possibile perdita temporanea di quasi 10 gigawatt durante l’eclissi, ma la sovrapposizione di fattori che fino a pochi anni fa venivano valutati separatamente. Una centrale può essere tecnicamente disponibile, ma non riuscire a operare a pieno regime se il fiume è troppo basso o troppo caldo. Allo stesso tempo, la siccità riduce l’idroelettrico proprio quando il caldo accresce i consumi e rende più preziosa ogni fonte flessibile. L’acqua entra così direttamente nella sicurezza energetica.

Questa dinamica suggerisce che la pianificazione degli impianti dovrà considerare con maggiore attenzione la disponibilità idrica estiva e non soltanto la potenza nominale installata. Le soluzioni possono includere sistemi di raffreddamento meno dipendenti dai fiumi, maggiore ricorso all’acqua marina nelle aree costiere, accumuli e reti capaci di trasferire energia tra regioni. Si tratta di una valutazione di medio periodo: le misure non eliminano gli effetti delle ondate di calore, ma possono ridurre la probabilità che un singolo bacino idrografico diventi un punto critico per l’intero sistema.

Dopo l’eclissi, il nodo sarà la gestione delle estati più secche

L’eclissi del 12 agosto sarà un evento breve e ampiamente prevedibile. La sua gestione potrà essere preparata con anticipo dagli operatori, attraverso previsioni accurate della radiazione solare, redistribuzione dei flussi e attivazione delle riserve disponibili. Più incerto è invece l’effetto cumulativo della siccità. Se le piogge resteranno insufficienti, i fiumi potrebbero continuare a limitare centrali nucleari, termoelettriche e impianti idroelettrici anche dopo il superamento della fase di caldo più intensa.

Gli elementi da seguire saranno quindi i livelli del Danubio, del Po e degli altri grandi corsi d’acqua, le temperature registrate nei punti di prelievo e scarico delle centrali, la produzione idroelettrica e la domanda nelle ore più calde. Sarà inoltre importante verificare quanto rapidamente la produzione fotovoltaica tornerà ai livelli precedenti dopo il passaggio dell’eclissi. Le informazioni disponibili indicano che non è inevitabile una crisi generalizzata, ma confermano la necessità di una gestione coordinata e di infrastrutture progettate per condizioni climatiche sempre più variabili.

Claudio Gamba

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