Le nuove raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ampliano le opzioni considerate nella pianificazione contraccettiva: indicano regimi prolungati o continui per la pillola combinata, sostengono l’impiego dell’impianto di etonogestrel fino a cinque anni e aggiungono il mifepristone a basse dosi tra i metodi d’emergenza. La stessa fase di aggiornamento guarda anche ai contraccettivi maschili reversibili, ancora in sviluppo. Il punto centrale non è imporre una modalità unica, ma offrire più alternative da valutare in base a evidenze, preferenze e accessibilità.

Le nuove indicazioni OMS consentono regimi prolungati o continui della pillola combinata e sostengono l’uso dell’impianto di etonogestrel fino a cinque anni. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Pubblicata il 23 settembre 2026, la guida OMS sull’ampliamento delle opzioni contraccettive affronta cinque temi: tre metodi non inclusi in precedenza nelle principali indicazioni dell’Organizzazione e due modalità d’uso già esistenti, ma non contemplate nello stesso modo dalle precedenti raccomandazioni pratiche. Oltre a mifepristone, pillola combinata e impianto, il documento esamina ormeloxifene e pillole contenenti quinestrol. L’OMS propone elementi utili ai Paesi per decidere se integrare le pratiche nei propri programmi: non è un’autorizzazione commerciale universale né una sostituzione automatica delle regole nazionali.
La pillola combinata può essere assunta con cicli prolungati fino a sei mesi oppure in modo continuo fino a un anno, come alternativa al regime ciclico tradizionale, che prevede intervalli senza ormoni. La modifica rende esplicita una possibilità d’uso che in precedenza non era formulata in questi termini nelle indicazioni pratiche OMS. Non significa che ogni persona debba evitare il sanguinamento mensile: la scelta dipende da preferenze, condizioni individuali e valutazione clinica. Nei regimi estesi o continui possono comparire perdite o sanguinamenti irregolari, soprattutto nei primi mesi; il cambiamento della frequenza del sanguinamento non equivale di per sé a una perdita di efficacia.
L’estensione temporale riguarda specificamente l’impianto sottocutaneo a rilascio di etonogestrel, per il quale l’OMS sostiene l’uso fino a cinque anni. Non va generalizzata a tutti gli impianti: durata, formulazione e autorizzazioni possono variare. La novità rispetto alle precedenti indicazioni OMS è l’inclusione esplicita di questo periodo prolungato, che può ridurre sostituzioni, accessi ambulatoriali e costi. Studi precedenti avevano già valutato l’efficacia dell’impianto oltre i tre anni; l’aggiornamento traduce queste evidenze in una raccomandazione, ma l’attuazione dipende dalle politiche sanitarie e dalle informazioni autorizzate nel singolo Paese.
La guida aggiunge il mifepristone come opzione di contraccezione d’emergenza da assumere il prima possibile e comunque entro cinque giorni dal rapporto non protetto. Le dosi considerate sono comprese tra 10 e 50 milligrammi; l’OMS valuta che, in questo impiego, il farmaco sia probabilmente altrettanto sicuro ed efficace delle altre opzioni d’emergenza. Una revisione Cochrane pubblicata nel settembre 2026 ha esaminato 87 studi su circa 36 mila persone e ha rilevato che le dosi medie possono prevenire più gravidanze del levonorgestrel, pur evidenziando differenze nella qualità e nella quantità delle prove disponibili per i confronti tra metodi.
L’inserimento del mifepristone amplia l’elenco delle alternative, che comprende già levonorgestrel, ulipristal e dispositivo intrauterino al rame. La contraccezione d’emergenza mira a prevenire una gravidanza dopo un rapporto non protetto; non va confusa con i protocolli farmacologici per interrompere una gravidanza, che impiegano dosi e schemi differenti. Il limite dei cinque giorni è condiviso con altre opzioni d’emergenza, ma l’indicazione dell’OMS sottolinea di intervenire il prima possibile. La disponibilità del prodotto, la prescrizione e l’integrazione nei servizi sanitari restano soggette alle norme e alle decisioni dei singoli Paesi.
Sul fronte maschile, la direzione indicata dall’OMS riguarda la ricerca, non l’introduzione immediata di un nuovo farmaco. I profili di prodotto pubblicati dall’Organizzazione definiscono caratteristiche minime e auspicabili per metodi reversibili, con attenzione a sicurezza, efficacia, accettabilità e costo. Le strategie studiate mirano a ridurre la produzione degli spermatozoi, interferire con la loro funzione oppure impedirne il trasporto. Un’indagine condotta in Colombia, Ghana, Marocco e Togo ha rilevato disponibilità a usare nuovi metodi nel 72,3% degli uomini e nel 76,2% delle partner intervistate: un dato interessante, ma riferito a un campione e a contesti specifici, non una stima universale della domanda.
La guida contiene anche indicazioni di cautela: chiede ulteriori ricerche sull’ormeloxifene prima di includerlo nei programmi di pianificazione familiare e sconsiglia l’inserimento delle pillole contenenti quinestrol nei programmi nazionali, citando prove limitate e segnalazioni di eventi avversi gravi. Nel complesso, le raccomandazioni ampliano la gamma da considerare, ma non eliminano la necessità di valutare sicurezza e idoneità per la singola persona. In particolare, la pillola combinata non è adatta a tutte e la guida sull’espansione delle opzioni non sostituisce i criteri medici OMS relativi a condizioni di salute e caratteristiche individuali.
Il cambiamento più concreto è l’allineamento delle indicazioni a modalità e durate già oggetto di ricerca e, in alcuni contesti, di pratica clinica. Per la pillola, la possibilità di ridurre o sospendere gli intervalli senza ormoni offre una scelta ulteriore, ma non annulla la variabilità del sanguinamento né le differenze tra formulazioni. Per l’impianto, il prolungamento a cinque anni può diminuire procedure e visite, un vantaggio particolarmente rilevante dove l’accesso ai servizi è discontinuo. Si tratta di conseguenze plausibili indicate dall’OMS, non della garanzia che ogni sistema sanitario introduca subito la nuova durata. La guida invita infatti i responsabili dei programmi a considerare le prove insieme a fattibilità, sicurezza e accesso.
Nel breve periodo, gli aspetti da monitorare sono l’adozione delle raccomandazioni nei protocolli nazionali, la disponibilità dei prodotti e le modalità con cui i servizi informano chi li richiede. Per la contraccezione d’emergenza con mifepristone sarà importante verificare se e dove la nuova opzione entrerà nei programmi e nelle pratiche autorizzate: la pubblicazione OMS, da sola, non rende il medicinale disponibile ovunque. Per i contraccettivi maschili, i profili di prodotto possono orientare ricerca e valutazione regolatoria, ma non attestano che un metodo sia già pronto per l’uso. Tempi, sicurezza e reversibilità dovranno essere dimostrati negli studi. Il criterio di fondo resta ampliare le alternative senza confondere una raccomandazione generale con una decisione clinica individuale.















