Kīlauea, lava in ripresa a Halemaʻumaʻu, immortalata una fontana alta 25 metri

La fontana osservata al ventaglio settentrionale alimenta colate sul fondo del cratere, mentre il monitoraggio distingue questa attività precursoria da un nuovo episodio di fontanamento sostenuto.

Una fontana di lava alta circa 25 metri è tornata a fuoriuscire dal ventaglio settentrionale del cratere Halemaʻumaʻu, sulla sommità del Kīlauea, alle Hawaii. Il messaggio dell’Osservatorio vulcanologico hawaiano del 23 settembre 2026 descrive una fontana a cupola che alimenta due colate, dirette verso nord-ovest e sud-est per circa 150-300 metri. La notizia documenta una ripresa dell’effusione, ma non segnala l’avvio di una nuova fase sostenuta di fontanamento.

Kīlauea, lava in ripresa a Halemaʻumaʻu: fontana di 25 metri

Approfondimento collegato all’articolo “Kīlauea, lava in ripresa a Halemaʻumaʻu: fontana di 25 metri”.

Il dato è puntuale e va letto nel contesto immediato: la seconda colata precursoria, cioè un flusso comparso prima di un possibile episodio eruttivo più intenso, era terminata alle 00:18, ora locale, dopo 34 minuti. In seguito l’USGS ha riferito la presenza della fontana e delle due colate. Si tratta quindi di attività osservata nella stessa fase di ripresa, ma le informazioni disponibili non permettono di stabilire che cosa accadrà nelle ore successive.

Il Kīlauea non è tornato attivo per la prima volta in questi giorni: l’eruzione sommitale in corso è cominciata il 23 dicembre 2024 e si è sviluppata attraverso fasi intermittenti. Dopo periodi di fontanamento possono seguire pause o manifestazioni più contenute, tra cui fuoriuscite di lava dal cratere. La distinzione è importante: osservare lava in movimento non significa automaticamente che sia iniziato un nuovo episodio di fontane alte e continue.

Secondo la ricostruzione dell’USGS, durante l’eruzione episodica i tiltometri hanno rilevato in genere una fase di inflazione prima del fontanamento, coerente con un accumulo di pressione in profondità; quando l’attività eruttiva comincia, la deformazione può passare a una fase deflazionaria. È un quadro utile per comprendere il funzionamento del sistema, non una previsione automatica: i segnali vanno interpretati insieme alle osservazioni e alle misure aggiornate dell’Osservatorio.

L’attività descritta si svolge nell’area sommitale del vulcano, all’interno del cratere Halemaʻumaʻu e del perimetro dell’Hawaiʻi Volcanoes National Park. I messaggi dell’USGS collocano l’eruzione episodica in una zona chiusa del parco: questo dettaglio delimita il fenomeno osservato e non autorizza a estenderne gli effetti a tutta l’isola. La posizione delle colate riportate il 23 settembre è circoscritta al fondo del cratere.

La lava non è l’unico elemento seguito dai vulcanologi. Le eruzioni possono produrre gas, fra cui anidride solforosa, e frammenti vulcanici leggeri generati dalle fontane; la dispersione dipende anche dall’intensità dell’attività e dal vento. L’USGS segnala questi rischi come aspetti da considerare nelle fasi di fontanamento, ma il messaggio del 23 settembre non fornisce una specifica previsione di ricaduta o di qualità dell’aria per comunità determinate.

La formula “torna a traboccare” descrive quindi il ritorno di lava visibile oltre la bocca, ma non equivale da sola alla conferma di un nuovo episodio di fontanamento maggiore. Nel bollettino si parla di una fontana a cupola e di colate limitate a poche centinaia di metri. Per definire l’evoluzione occorre distinguere questa manifestazione dall’eruzione più vigorosa, che può svilupparsi rapidamente e raggiungere altezze molto superiori.

Il monitoraggio combina osservazioni visive, dati di deformazione del suolo e altri strumenti geofisici. La descrizione ufficiale del 23 settembre identifica la bocca settentrionale come sorgente delle colate e quantifica l’estensione dei flussi, ma non indica un volume complessivo di magma né una durata attesa dell’attività. Sono limiti informativi da mantenere chiari: un’altezza stimata della fontana non basta, da sola, per ricavare quanto materiale sia stato emesso o quanto durerà la fase.

Il carattere intermittente dell’eruzione è stato seguito anche dalla stampa internazionale: le fasi di fontanamento si alternano a pause e possono avere intensità diverse. In passato, episodi più vigorosi hanno prodotto frammenti e cenere vulcanica, ma quei precedenti non descrivono automaticamente la situazione attuale. Per il 23 settembre il riferimento concreto resta il bollettino scientifico: una fontana di circa 25 metri e due colate nel cratere, senza dati sufficienti per attribuire conseguenze più ampie.

La misura di circa 25 metri rende l’evento visivamente significativo, ma resta modesta rispetto alle fontane più alte registrate durante precedenti fasi dell’eruzione sommitale. Il confronto, tuttavia, non deve diventare una graduatoria priva di contesto: altezza, durata, portata e posizione delle fontane sono parametri distinti. Il dato attuale descrive una fontana a cupola che alimenta flussi sul fondo del cratere, non una colata diretta verso insediamenti o coste.

La lettura più prudente è che il sistema resta attivo e capace di alternare effusioni contenute a episodi più intensi, mentre le osservazioni disponibili confermano soltanto la manifestazione puntuale riportata dall’USGS. Non è possibile dedurre da una singola altezza un aumento certo del rischio o l’imminenza di una nuova fase esplosiva. In questo caso la precisione dipende dal mantenere separate la misura osservata, l’interpretazione del meccanismo e ciò che ancora non è prevedibile.

Anche l’impatto potenziale non è uniforme: gas e frammenti possono essere trasportati lontano dai venti, mentre le colate di lava osservate sono rimaste nel cratere. Il bollettino non fornisce una previsione dettagliata della dispersione per il 23 settembre, né indica cambiamenti alle aree accessibili. Per questo è più corretto riferirsi agli avvisi dell’Osservatorio e alle autorità del parco, senza trasformare i rischi generali del vulcano in una specifica emergenza non documentata.

L’elemento da seguire nelle comunicazioni successive è l’eventuale passaggio dalle colate precursori a un fontanamento sostenuto, insieme alla variazione dei segnali di deformazione e all’attività delle bocche. Se la lava continuerà a fuoriuscire o se le fontane cresceranno, saranno gli aggiornamenti dell’HVO a definirne tempi, intensità e possibili effetti. In assenza di queste conferme, lo scenario resta aperto: è documentata una ripresa locale dell’effusione, non la traiettoria futura dell’eruzione.

Anche vento e gas meritano attenzione nei bollettini, perché possono modificare dove si avvertono gli effetti delle emissioni senza cambiare la posizione delle bocche. Allo stesso modo, la durata delle colate e la loro estensione possono essere aggiornate con nuove osservazioni. Sono indicatori concreti, più utili di una previsione basata soltanto sull’altezza della fontana, per capire se l’attività resta confinata al cratere o se cambiano le condizioni di rischio.

Alessandro Cortini

Rimani aggiornato

Ultime notizie