Il tifone Dujuan ha raggiunto la fascia meridionale del Giappone con una configurazione capace di produrre piogge torrenziali, venti molto forti e mareggiate lungo il versante pacifico. La situazione più critica si è concentrata sulle isole Izu, dove Izu Oshima ha registrato accumuli eccezionali nell’arco di 24 ore. Il fenomeno si è poi spostato verso l’area di Kanto, mantenendo alto il rischio di dissesti e allagamenti nelle zone già saturate.

Il tifone Dujuan ha scaricato piogge eccezionali sulle isole Izu, mentre le autorità giapponesi hanno innalzato al massimo l’allerta per il rischio di frane. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Il dato più significativo riguarda Izu Oshima, dove nelle 24 ore concluse nel primo pomeriggio di lunedì 21 settembre sono stati misurati 565 millimetri di pioggia. Si tratta di un quantitativo molto superiore alla soglia dei 300 millimetri indicata nelle prime fasi dell’evento e sufficiente a rendere particolarmente vulnerabili i versanti dell’isola. Nello stesso intervallo, nell’area di Sakahata, nella prefettura di Chiba, sono stati rilevati 279,5 millimetri.
A Oshima le autorità giapponesi hanno emesso il livello 5 di allerta speciale per il rischio di frane, il grado associato alla possibilità estremamente elevata che un dissesto sia già in atto o possa verificarsi a breve. Sono stati predisposti dieci centri di evacuazione e il Comune ha invitato la popolazione a spostarsi, quando l’uscita dalle abitazioni fosse pericolosa, verso edifici robusti, piani superiori e stanze lontane da pendii e scarpate. Nel primo pomeriggio non risultavano confermate vittime né danni da frana, anche se alcune strade sui versanti erano state chiuse.
Nel corso della giornata il centro del tifone è transitato a ovest di Hachijojima, muovendosi verso nord-est in direzione della costa pacifica orientale. Le autorità meteorologiche hanno segnalato una pressione centrale intorno ai 960 hectopascal, venti sostenuti molto intensi e raffiche prossime ai 200 chilometri orari. La traiettoria prevista portava il sistema vicino alla penisola di Boso e successivamente verso il settore di Tohoku, con un progressivo allontanamento sul Pacifico settentrionale.
Le previsioni indicavano ulteriori precipitazioni molto abbondanti nelle 24 ore successive, con quantitativi fino a 250 millimetri sulle isole Izu, nell’area di Kanto e nel Tokai, mentre sul Tohoku erano possibili accumuli fino a 150 millimetri. La distribuzione non era uniforme: oltre alla pioggia associata direttamente alla circolazione del tifone, il rischio dipendeva dalla formazione di nuclei temporaleschi e bande lineari capaci di rimanere a lungo sulla stessa fascia territoriale.
Le bande lineari di precipitazione rappresentano uno degli aspetti più delicati dell’evento. Si tratta di allineamenti di celle temporalesche che possono rinnovarsi nella medesima direzione, concentrando in poco tempo quantità d’acqua molto elevate su aree ristrette. Per questo motivo il rischio non è determinato soltanto dall’accumulo medio previsto su una vasta regione: anche una porzione limitata di Kanto o delle isole Izu può ricevere precipitazioni nettamente superiori ai valori stimati su scala territoriale.
L’impatto del tifone ha riguardato anche la mobilità. Le compagnie aeree giapponesi hanno cancellato centinaia di voli nazionali, mentre alcune linee ferroviarie nelle prefetture di Chiba e Ibaraki e nell’area occidentale di Tokyo hanno sospeso o ridotto il servizio. L’arrivo di Dujuan durante la Silver Week, periodo festivo caratterizzato da un’elevata mobilità interna, ha aumentato le conseguenze pratiche dell’ondata di maltempo e portato alla cancellazione di eventi programmati nella capitale.
Il quadro confermato nella fase più intensa dell’evento era dunque quello di precipitazioni eccezionali sulle isole Izu, allerta massima per frane a Oshima, difficoltà nei trasporti e progressiva estensione del maltempo verso Kanto e la costa pacifica. Non risultavano invece elementi sufficienti per attribuire in anticipo danni generalizzati nelle aree ancora interessate dalla traiettoria. Il pericolo restava elevato soprattutto sui versanti già saturi, lungo i corsi d’acqua e nelle zone urbane soggette ad accumuli improvvisi.
L’aspetto più importante dal punto di vista meteorologico e territoriale è che il rischio non termina necessariamente con l’allontanamento del centro depressionario. Dopo diverse ore di pioggia intensa, il terreno può perdere rapidamente capacità di assorbimento e diventare instabile anche quando le precipitazioni diminuiscono. A Oshima, dove l’accumulo ha raggiunto valori eccezionali, la sorveglianza dei pendii e delle strade rimane quindi decisiva, così come l’osservazione di eventuali colate di fango, cadute di massi e cedimenti localizzati.
Le differenze tra le aree coinvolte aiutano a leggere la dinamica dell’evento. Izu Oshima ha subito il passaggio più diretto della fascia piovosa, con oltre 500 millimetri in un solo giorno, mentre Chiba ha registrato accumuli molto elevati ma inferiori nel punto osservato di Sakahata. Kanto e Tokai restavano esposti a nuovi rovesci, ma l’intensità effettiva dipendeva dalla posizione delle bande temporalesche, dalla velocità di spostamento e dall’interazione tra il flusso umido marittimo e la conformazione del territorio.
La previsione indicava una successiva trasformazione del tifone in una depressione extratropicale sul Pacifico a est di Hokkaido. Questo passaggio avrebbe ridotto gradualmente le caratteristiche tropicali del sistema, senza escludere una fase ancora perturbata lungo il settore nord-orientale del Giappone. Per il Tohoku erano infatti previsti nuovi quantitativi di pioggia, sebbene inferiori a quelli attesi tra Izu, Kanto e Tokai.
L’emergenza a Oshima evidenzia quanto la combinazione tra pioggia concentrata e versanti ripidi possa trasformare rapidamente un evento atmosferico in un problema di protezione civile. Il livello 5 non descrive soltanto la forza del tifone, ma la probabilità che il territorio non riesca più a smaltire l’acqua senza conseguenze. In questo contesto, l’evacuazione preventiva e la limitazione degli spostamenti assumono un valore decisivo, soprattutto nelle località insulari dove le vie di accesso sono poche e facilmente interrompibili.
I quantitativi registrati a Izu Oshima mostrano la differenza tra una previsione regionale e l’esperienza concreta di una singola isola. Un valore di 250 o 300 millimetri può rappresentare un riferimento su vasta scala, ma le bande temporalesche possono produrre picchi molto più elevati in punti ristretti. L’interpretazione più prudente è quindi quella di un rischio disomogeneo: non tutte le località ricevono la stessa pioggia, ma quelle interessate dalla fascia persistente possono superare rapidamente le soglie di sicurezza.
Nelle ore successive l’attenzione deve concentrarsi sull’evoluzione degli accumuli, sulla tenuta dei versanti e sulla possibilità che nuove bande di rovesci insistano sulle stesse aree. Anche senza nuovi record, altra pioggia su terreni già saturi può aggravare il pericolo. La situazione resta quindi condizionata dalla traiettoria residua, dalla velocità con cui il sistema si allontana e dalla distribuzione reale dei nuclei più intensi, elementi che possono variare sensibilmente a breve distanza.
Il passaggio da tifone a depressione extratropicale non equivale automaticamente alla fine degli effetti al suolo. Mentre il nucleo si sposta verso nord-est, il campo di vento può rimanere esteso e la pioggia può continuare lungo le fasce periferiche. Per questo il monitoraggio deve proseguire in Kanto e Tohoku anche dopo il picco su Izu, con particolare attenzione alle comunicazioni locali, alla viabilità e alle eventuali nuove sospensioni dei collegamenti.
Al momento, la ricostruzione più solida distingue gli effetti già osservati dalle ipotesi ancora dipendenti dall’evoluzione atmosferica. Sono confermati gli accumuli eccezionali a Izu Oshima, l’allerta di livello 5 per le frane, le interruzioni dei trasporti e l’estensione del maltempo verso la costa pacifica. Restano invece da verificare, con i successivi bollettini, l’entità dei danni nelle aree attraversate dalle bande più intense e la rapidità del miglioramento dopo l’allontanamento del sistema.



















