A Belluno il confronto sui cambiamenti climatici è uscito dalle sale del convegno per entrare negli istituti superiori. Un volume di circa 150 pagine, dedicato a scenari, sfide e soluzioni, è stato distribuito nelle classi quarte e quinte e destinato anche a ordini professionali ed enti territoriali. La pubblicazione, collegata a un incontro organizzato nell’autunno 2025, è stata presentata come uno strumento di conoscenza, ma ha provocato contestazioni per alcune tesi giudicate antiscientifiche.

Il volume distribuito agli studenti bellunesi nasce dagli atti del convegno sui cambiamenti climatici organizzato a Palazzo Crepadona nell’ottobre 2025. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Dove nasce la contestazione
L’origine della vicenda risale a sabato 25 ottobre 2025, quando a Palazzo Crepadona il Comune di Belluno organizzò l’incontro “Cambiamenti climatici: scenari, sfide, soluzioni“, con il sostegno della Regione Veneto. Gli atti di quella giornata sono poi confluiti nel volume distribuito alle scuole. Secondo le informazioni rese pubbliche, la raccolta comprende contributi su clima, prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico e adattamento del territorio, con la partecipazione di esperti, rappresentanti istituzionali e docenti universitari.
La protesta è esplosa con la ripresa delle lezioni, quando il testo è arrivato sui banchi degli istituti superiori. La Rete Studenti Medi Veneto ha contestato la presenza di affermazioni ritenute in contrasto con il consenso scientifico internazionale, chiedendo chiarimenti sul ruolo degli enti pubblici nella scelta e nella distribuzione dei materiali. Il punto sollevato dagli studenti non è soltanto il contenuto di singole pagine, ma il fatto che un documento sostenuto da istituzioni sia stato proposto in ambito scolastico senza un riconoscimento esplicito delle posizioni non condivise dalla ricerca.
La richiesta di chiarimento
La FLC CGIL di Belluno ha chiesto al Comune e alla Regione spiegazioni sull’impiego di risorse pubbliche e sulla diffusione del testo nelle scuole. Nel comunicato, il sindacato sostiene che l’opuscolo contenga tesi antiscientifiche e sottolinea l’assenza di una preventiva consultazione dei collegi dei docenti e dei consigli di classe. La critica investe quindi anche il metodo: secondo il sindacato, la valutazione dei materiali didattici dovrebbe coinvolgere la comunità scolastica e rispettare l’autonomia professionale degli insegnanti.
Sul piano scientifico, la questione centrale riguarda l’interpretazione dell’attuale riscaldamento. L’IPCC afferma che l’influenza umana ha riscaldato atmosfera, oceani e terre emerse dall’epoca preindustriale e indica nelle emissioni di gas serra il principale motore dell’aumento osservato. Questo non significa negare la variabilità naturale del clima: significa distinguere i cicli naturali, sempre presenti, dalla causa dominante del riscaldamento contemporaneo, ricostruita attraverso osservazioni, archivi climatici, modelli fisici e studi di attribuzione.
La climatologia non si fonda su un singolo indicatore. Le conclusioni dell’IPCC derivano dall’insieme di serie termometriche, dati oceanici, osservazioni della criosfera, ricostruzioni ottenute da ghiacci e sedimenti e simulazioni del sistema climatico. Anche la NASA riassume lo stesso quadro: l’aumento della temperatura media globale è documentato da molte linee di evidenza e risulta legato soprattutto all’incremento dell’anidride carbonica e alle attività umane. Per questo la presentazione di un’interpretazione alternativa richiede fonti, metodo e confronto con la letteratura specialistica.
La distribuzione del volume ha aperto così un problema che va oltre la contrapposizione tra favorevoli e contrari alle politiche climatiche. Nella scuola, un testo può essere utilizzato per discutere anche posizioni minoritarie, ma deve indicare con chiarezza quali affermazioni sono sostenute da prove consolidate e quali rappresentano interpretazioni controverse o prive di riscontri sufficienti. Senza questa distinzione, il principio del pluralismo rischia di trasformarsi in una falsa equivalenza tra conoscenze sottoposte a verifica e tesi che non superano il confronto con i dati.
La posizione del Comune
Il Comune di Belluno ha descritto l’iniziativa come un modo per trasformare gli atti del convegno in uno strumento stabile di conoscenza, destinato non solo alle classi ma anche ai professionisti e agli enti impegnati nella gestione del territorio. La Regione Veneto, indicata come sostenitrice della stampa, è quindi coinvolta nel dibattito sull’opportunità della distribuzione. Al momento, la contestazione pubblica si concentra sulla verifica dei contenuti e sulle procedure adottate, mentre il caso resta legato alla responsabilità istituzionale della divulgazione scientifica.
Il tema è particolarmente rilevante per un territorio montano, dove cambiamenti nella temperatura, nelle precipitazioni, nella neve e nella stabilità dei versanti possono incidere sulla sicurezza e sulla pianificazione. Proprio per questo, parlare di clima nelle scuole richiede strumenti capaci di collegare la scala globale agli effetti locali senza semplificazioni fuorvianti. La prevenzione del rischio idrogeologico e le strategie di adattamento possono essere discusse anche criticamente, ma devono partire da basi scientifiche trasparenti e verificabili.
Il caso bellunese mostra infine quanto sia delicato il passaggio dalla comunicazione pubblica alla didattica. Un convegno può ospitare contributi differenti, ma un volume distribuito agli studenti assume un peso ulteriore perché arriva in un contesto formativo e con il timbro di un’amministrazione. La questione da monitorare riguarda quindi le eventuali risposte del Comune, della Regione e delle scuole: chiarire i criteri di selezione, fornire strumenti di verifica e garantire agli insegnanti la possibilità di contestualizzare ogni tesi alla luce delle evidenze disponibili.
Dove nasce la contestazione
La contestazione nasce da una frizione tra due piani diversi: da una parte il confronto pubblico, nel quale possono emergere dubbi, critiche e interpretazioni; dall’altra la conoscenza scientifica, che valuta le ipotesi sulla base di dati riproducibili e di procedure condivise. L’IPCC non sostiene che ogni dettaglio regionale sia privo di incertezza, ma distingue con precisione ciò che è altamente documentato dai margini ancora aperti. In questa prospettiva, l’inserimento di tesi negazioniste in un materiale scolastico può produrre confusione proprio perché cancella la gerarchia delle prove.
Il seguito della vicenda dipenderà dalle risposte istituzionali e dal confronto con la comunità scolastica. Sarà importante capire se il volume verrà ritirato, accompagnato da una nota di chiarimento o lasciato alle scuole come materiale da discutere criticamente. In assenza di una posizione ufficiale, il compito di distinguere tra risultati consolidati e affermazioni controverse rischia di ricadere interamente su docenti e studenti. Un eventuale approfondimento pubblico dovrebbe inoltre rendere accessibili i testi contestati e le fonti utilizzate per elaborarli.
La prospettiva più utile non è chiudere il dibattito, ma renderlo più rigoroso. Le scuole possono diventare luoghi di alfabetizzazione climatica, dove si confrontano dati globali, osservazioni locali, rischi ambientali e politiche di adattamento. Per farlo servono materiali trasparenti, autori identificabili, riferimenti bibliografici controllabili e una netta distinzione tra consenso scientifico e opinione. A Belluno, il tema resta dunque aperto: non soltanto per il contenuto dell’opuscolo, ma per il modo in cui le istituzioni scelgono di parlare di scienza alle nuove generazioni.















