Dal 1° dicembre 2026 Firenze amplia la seconda fase dello Scudo Verde, la ZTL ambientale controllata dai varchi telematici che regolano l’accesso ai veicoli più inquinanti. Il nuovo passaggio non coincide con una chiusura generalizzata della città: riguarda categorie precise di automobili, motocicli, autobus e mezzi per il trasporto merci. Secondo i dati del parco circolante provinciale, i veicoli potenzialmente coinvolti sono 11.621, un numero superiore alle 10 mila unità indicate nelle prime anticipazioni. La misura è stata approvata dalla giunta comunale l’11 agosto e segue il cronoprogramma concordato con la Regione Toscana e con i sindaci della Città Metropolitana.

Dal 1° dicembre 2026 la seconda fase dello Scudo Verde estende i divieti a nuove classi di auto, motocicli, autobus e mezzi per il trasporto merci. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Per le autovetture, il nuovo divieto riguarda le benzina Euro 1 e le diesel Euro 2. In termini di immatricolazione, si tratta delle auto a benzina precedenti al 1997 e delle diesel precedenti al 2001. La stretta interessa inoltre ciclomotori, motocicli e quadricicli fino alla classe Euro 1, autobus e autosnodati diesel Euro 2, oltre ai veicoli destinati al trasporto cose a benzina e diesel Euro 1. Le limitazioni si applicano all’interno del perimetro ambientale e non soltanto nel centro storico, con validità continuativa secondo le regole della ZTL Scudo Verde.
La dimensione della nuova fase emerge soprattutto dalla composizione del parco veicolare. Nella Città Metropolitana risultano 5.619 automobili a benzina Euro 1 e 3.933 diesel Euro 2, per un totale di 9.552 vetture private. A queste si aggiungono 2.069 autocarri destinati al trasporto merci, dei quali 165 a benzina Euro 1 e 1.904 diesel Euro 1. Il conteggio complessivo arriva così a 11.621 mezzi. Il dato descrive i veicoli presenti nel territorio provinciale appartenenti alle classi interessate, ma l’effettiva possibilità di accesso può cambiare in presenza di una deroga o di un carnet registrato secondo le modalità previste.
Lo Scudo Verde copre circa 38 chilometri quadrati, pari a circa due terzi del centro abitato di Firenze, con un perimetro di circa 50 chilometri. L’area non coincide con l’intero confine comunale e non deve essere confusa con la ZTL del centro storico. Il sistema legge automaticamente la targa al passaggio e verifica la classe ambientale del veicolo e l’eventuale presenza di autorizzazioni. Restano raggiungibili dall’esterno alcuni poli strategici, tra cui l’area ospedaliera di Careggi, l’aeroporto Vespucci, le principali zone produttive e commerciali, i terminali della tramvia e i parcheggi scambiatori.
L’ampliamento dei divieti è accompagnato da una deroga rivolta ai residenti nel Comune di Firenze che abbiano più di 75 anni e un ISEE inferiore a 16.500 euro. I proprietari dei veicoli interessati potranno continuare a circolare dopo aver registrato la targa sul portale di Servizi alla Strada. La procedura si aggiunge alle esenzioni già previste per veicoli di soccorso, trasporto sanitario, persone con disabilità, volontariato, servizi sociali, trasporto pubblico, raccolta rifiuti, interventi urgenti sulle reti e mezzi alimentati a metano, GPL o bifuel.
Sono previsti anche carnet di accesso destinati a rendere più graduale l’impatto della seconda fase. Chi arriva da fuori potrà utilizzare un bonus una tantum di tre giornate, anche non consecutive e senza registrazione preventiva della targa. Per i residenti della Città Metropolitana è previsto un carnet di 25 giorni all’anno, utilizzabile per tre anni fino al 2029, previa registrazione. I residenti nel Comune di Firenze potranno contare su ulteriori 25 giornate annuali, arrivando potenzialmente a 50 accessi liberi ogni anno. I giorni non devono essere necessariamente consecutivi.
Il provvedimento viene presentato dal Comune come una misura ambientale accompagnata da strumenti sociali e incentivi al ricambio. Sono disponibili oltre due milioni di euro per favorire l’acquisto di veicoli a minore impatto, compresi elettrici, ibridi, ciclomotori, motoveicoli e anche veicoli usati secondo i requisiti del bando. L’obiettivo dichiarato è ridurre progressivamente le emissioni senza trasferire l’intero peso della transizione sui proprietari dei mezzi più anziani, soprattutto quando si tratta di residenti con minori possibilità economiche o di attività che utilizzano veicoli commerciali.
Un altro elemento riguarda la destinazione degli introiti delle sanzioni. Il 30% sarà trasferito alla Città Metropolitana e indirizzato al potenziamento del trasporto pubblico locale e delle politiche di mobilità nell’area extraurbana. Tra le priorità indicate figurano agevolazioni tariffarie, interventi rivolti a studenti e pendolari, campagne educative e una maggiore integrazione tra i servizi dei comuni limitrofi e quelli di Firenze. La logica è collegare la limitazione dei veicoli più inquinanti a un’offerta alternativa più accessibile, così da ridurre la dipendenza dall’auto privata negli spostamenti quotidiani.
La seconda fase nasce dalla necessità di proseguire il percorso di riduzione delle emissioni da traffico nell’area urbana fiorentina. Il Comune sostiene che negli ultimi due anni gli indicatori della qualità dell’aria siano migliorati, ma considera necessario mantenere il processo di contenimento in vista dei limiti europei più stringenti previsti dal 2030. La lettura dei dati non consente però di attribuire a una sola misura l’intero miglioramento: traffico, rinnovo del parco veicolare, condizioni meteorologiche e andamento delle emissioni concorrono insieme al risultato finale.
Per chi possiede un mezzo nelle classi interessate, il passaggio decisivo sarà verificare in anticipo la categoria ambientale e le condizioni di accesso. La registrazione della targa è necessaria per le deroghe e per i carnet destinati ai residenti, mentre il bonus occasionale di tre giornate è pensato anche per chi arriva da fuori e non conosce la disciplina. Il sistema non si limita a segnalare il transito: il controllo automatico confronta la targa con gli archivi delle autorizzazioni. Per questo, una deroga non registrata può non risultare valida al momento del passaggio.
La nuova stretta modifica soprattutto il rapporto tra Firenze e il territorio circostante. Molti spostamenti quotidiani verso il capoluogo partono infatti dai comuni della Città Metropolitana, dove il ricambio dei mezzi e l’offerta di trasporto pubblico non sono uniformi. L’efficacia ambientale del provvedimento dipenderà quindi non solo dal numero di veicoli esclusi, ma anche dalla capacità di offrire alternative credibili, con collegamenti frequenti, tariffe sostenibili e parcheggi di interscambio realmente funzionali. In questo senso, il trasferimento di una quota delle sanzioni al TPL rappresenta un elemento centrale del disegno complessivo.
L’aspetto più rilevante della seconda fase è che lo Scudo Verde entra in una dimensione strutturale: non si tratta più soltanto di monitorare gli accessi, ma di rendere progressivamente più selettivo l’ingresso nella parte più urbanizzata di Firenze. L’esclusione di veicoli immatricolati oltre venti o trent’anni fa può incidere sulle emissioni locali, soprattutto nei periodi in cui la stabilità atmosferica favorisce l’accumulo degli inquinanti nei bassi strati. Tuttavia, il beneficio non sarà automatico né immediato. Dipenderà dal numero di transiti effettivamente evitati, dalla sostituzione con mezzi meno emissivi e dalla disponibilità di alternative per chi non può cambiare veicolo. La presenza di carnet e deroghe attenua l’impatto sociale, ma rende anche più complessa la valutazione del risultato netto sul traffico e sulla qualità dell’aria.
La parte più delicata riguarda i pendolari e le attività economiche che utilizzano mezzi commerciali anziani. Le nuove regole introducono una gradualità per il trasporto merci, ma la classe Euro 1 resta comunque coinvolta per benzina e diesel. Il rischio da monitorare è che il divieto sposti semplicemente il problema verso i comuni esterni, senza ridurre in modo significativo il numero complessivo di spostamenti in auto. Per evitare questo effetto, il potenziamento del trasporto pubblico dovrà procedere in parallelo all’applicazione delle sanzioni, con particolare attenzione agli orari scolastici e lavorativi indicati dalla Città Metropolitana.
Nel breve periodo saranno decisivi tre elementi: il funzionamento della registrazione online, la chiarezza delle informazioni rivolte ai proprietari e la capacità dei servizi di mobilità di assorbire una parte della domanda. I carnet fino al 2029 offrono una fase di transizione, ma non sostituiscono un piano di rinnovo del parco veicolare. Restano inoltre da osservare gli effetti sui flussi di traffico, sulle emissioni e sull’organizzazione delle imprese. Le future modifiche dovranno essere valutate sulla base dei dati raccolti dai varchi e dalle centraline, evitando di considerare il solo numero delle multe come indicatore del successo ambientale.
















