Sudan, crolla una miniera d’oro: almeno 67 morti e diversi dispersi

Il cedimento è avvenuto nella miniera di Al-Zara, vicino a El-Nahud, mentre i soccorritori cercavano superstiti senza disporre di macchinari adeguati.

Almeno 67 persone sono morte dopo il crollo della miniera d’oro di Al-Zara, nel distretto di Nuhud, nella regione sudanese del West Kordofan. Il cedimento si è verificato nella tarda giornata di martedì 15 settembre 2026 e il bilancio, riferito da operatori sanitari e sopravvissuti, potrebbe aumentare perché diverse persone risultano ancora disperse o intrappolate sotto terra. Le operazioni di ricerca sono proseguite durante la notte, in un contesto segnato dalla distanza dai centri abitati e dalla scarsità di attrezzature specializzate.

Miniera d'oro crollata nel Sudan occidentale

Il crollo della miniera di Al-Zara, nel West Kordofan, ha provocato almeno 67 vittime mentre le operazioni di ricerca proseguivano tra difficoltà tecniche. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Secondo le prime ricostruzioni, il collasso sarebbe iniziato dopo che due pozzi erano stati scavati a distanza ravvicinata. La pressione esercitata sulle strutture sotterranee avrebbe favorito il cedimento di una parte del sito, ma le cause definitive non sono ancora state stabilite da un’indagine tecnica. I testimoni hanno descritto un crollo di grandi dimensioni, con persone rimaste all’interno delle gallerie e altre colpite dal materiale franoso accumulato in superficie.

Le operazioni di soccorso sono state rese particolarmente complesse dalla mancanza di macchinari pesanti per rimuovere rocce e terreno. I minatori presenti sul posto hanno continuato a scavare con strumenti rudimentali, gli stessi normalmente utilizzati per l’estrazione dell’oro. In queste condizioni, il recupero dei corpi e l’eventuale individuazione di superstiti procedono lentamente, mentre ogni nuovo movimento del terreno può aumentare il rischio per chi lavora nelle gallerie danneggiate.

La miniera si trova in una zona del West Kordofan controllata dalle Rapid Support Forces, il gruppo paramilitare coinvolto nella guerra contro le forze armate sudanesi. Il conflitto, iniziato nell’aprile 2023, ha frammentato il territorio e reso più difficile l’accesso ai servizi pubblici, ai soccorsi e alle infrastrutture. La collocazione del sito in un’area remota e instabile aggiunge quindi ostacoli logistici a una risposta già condizionata dalla mancanza di risorse.

L’estrazione dell’oro rappresenta una delle poche fonti di reddito rimaste accessibili a molte comunità sudanesi. Il settore artigianale e su piccola scala coinvolge oltre due milioni di persone secondo stime riportate da fonti locali e internazionali, mentre una quota significativa della produzione nazionale proviene da siti non industriali. La guerra e la crisi economica hanno spinto altri lavoratori verso questa attività, aumentando la presenza in miniere spesso prive di sistemi moderni di sostegno e ventilazione.

Il disastro di Al-Zara non appare come un episodio isolato. Nel luglio 2026, un cedimento parziale in una miniera del nord del Sudan aveva causato la morte di 15 lavoratori, nonostante il sito fosse stato precedentemente chiuso dopo valutazioni che ne avevano evidenziato la pericolosità. Altri crolli mortali erano stati segnalati negli anni precedenti, a conferma dei rischi legati alla diffusione di attività estrattive informali e alla debolezza dei controlli in territori difficili da amministrare.

Il numero delle vittime resta provvisorio. Le autorità e i soccorritori non hanno ancora fornito un conteggio definitivo delle persone presenti nella miniera al momento del collasso, né è stato chiarito quanti dispersi possano trovarsi in ciascuno dei pozzi. La presenza di più gallerie rende più difficile la verifica e impone cautela nel distinguere tra lavoratori già evacuati, persone decedute e minatori ancora potenzialmente raggiungibili.

La tragedia si inserisce in una crisi umanitaria più ampia. Il conflitto ha provocato sfollamenti, carenze alimentari e una forte contrazione dell’economia formale, mentre l’oro continua a garantire liquidità alle comunità locali e alle reti che controllano i territori minerari. Questa dipendenza economica rende difficile sospendere le attività anche quando i siti sono considerati pericolosi, perché per molti lavoratori l’estrazione rappresenta una delle pochissime possibilità di guadagno disponibili.

Nelle prossime ore l’attenzione resterà concentrata sull’eventuale recupero dei dispersi, sulla stabilità delle gallerie e sull’identificazione delle vittime. Soltanto una ricostruzione tecnica potrà chiarire se il cedimento sia stato favorito dalla vicinanza dei pozzi, dall’assenza di sostegni adeguati o da altri fattori non ancora documentati. Il bilancio potrà quindi essere aggiornato con il proseguimento delle ricerche, ma al momento non è possibile stabilire quanti superstiti possano trovarsi ancora sotto le macerie.

Il crollo mostra con particolare evidenza il rapporto tra crisi economica, guerra e sicurezza sul lavoro. In Sudan l’oro non è soltanto una risorsa mineraria: è diventato una componente della sopravvivenza quotidiana e, allo stesso tempo, un elemento strategico dell’economia di guerra. Quando l’attività si sposta in siti informali, lontani dai controlli e privi di mezzi adeguati, il rischio non dipende soltanto dalla conformazione del terreno, ma anche dall’assenza di alternative occupazionali e dalla difficoltà di garantire soccorsi tempestivi. L’elevato numero di vittime a Nuhud suggerisce che il problema non sia riconducibile a un singolo errore operativo, ma a una vulnerabilità strutturale del comparto.

La priorità immediata resta il completamento delle ricerche, ma gli elementi da monitorare riguardano anche l’evoluzione dell’accesso alla zona e la disponibilità di mezzi per mettere in sicurezza le gallerie. Se il sito continuerà a essere scavato senza una verifica della stabilità, le operazioni potrebbero esporre altri lavoratori a nuovi cedimenti. Non sono ancora disponibili informazioni sufficienti per formulare previsioni sul bilancio finale o sulle eventuali responsabilità. Saranno decisive le comunicazioni dei servizi sanitari, delle autorità minerarie e dei soccorritori presenti sul posto.

Giancarlo Colapinto

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