Caldo record in Corea del Sud, la rete elettrica affronta il doppio effetto della domanda e del solare

L'estate più calda e la rapida crescita del fotovoltaico obbligano il sistema sudcoreano a coordinare consumi elevati, produzione variabile e riserve di sicurezza.

La Corea del Sud si prepara a una nuova fase critica per il sistema elettrico: da una parte il caldo intenso aumenta l’uso dei condizionatori e spinge verso l’alto la domanda, dall’altra la crescita del fotovoltaico modifica il profilo della produzione durante le ore centrali della giornata. Il problema non è soltanto disporre di abbastanza energia, ma coordinare con precisione fonti diverse, consumi variabili e margini di riserva.

Pannelli fotovoltaici e rete elettrica durante un'ondata di calore in Corea del Sud

La produzione solare sostiene la rete nelle ore centrali, ma la sua variabilità rende essenziali previsioni, accumuli e infrastrutture di trasmissione. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Il caldo porta la domanda verso nuovi record estivi

Le autorità sudcoreane hanno indicato per l’estate 2026 una possibile domanda di punta fino a 98,8 gigawatt nel caso in cui un’ondata di calore prolungata coincida con giornate nuvolose. La previsione rappresenta uno scenario di massima, non un valore già raggiunto, ma mostra quanto il raffrescamento domestico e commerciale sia diventato determinante nel bilancio della rete durante i periodi più caldi.

Il riferimento degli ultimi anni conferma la tendenza. Nel luglio 2025 la domanda media di punta aveva raggiunto circa 85 gigawatt, con un incremento del 5,6 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nello stesso periodo, il governo stimava che il picco estivo potesse arrivare a 97,8 gigawatt nella seconda settimana di agosto, quando l’uso dei condizionatori tende a restare elevato per più ore consecutive.

Il fotovoltaico aiuta nelle ore diurne, ma cambia il profilo della rete

La maggiore presenza degli impianti solari offre un contributo importante proprio durante una parte della giornata in cui la richiesta elettrica è elevata. Una quota della produzione viene inoltre consumata direttamente dai proprietari degli impianti, senza passare interamente dal mercato elettrico. Questo autoconsumo riduce la domanda che il gestore deve coprire, anche se rende più complesso stimare il carico effettivo sulla rete nazionale.

Il vantaggio, tuttavia, non è costante. La produzione fotovoltaica dipende dall’irraggiamento e può diminuire rapidamente quando aumentano le nubi, proprio mentre il caldo continua a sostenere la richiesta di elettricità. Le autorità hanno sottolineato che nelle fasce pomeridiane il fotovoltaico può garantire mediamente un fattore di utilizzo compreso tra il 20 e il 25 per cento, ma il dato effettivo varia in base alle condizioni atmosferiche e alla distribuzione degli impianti.

Questa dinamica produce un sistema con oscillazioni più accentuate. Nelle ore soleggiate la generazione distribuita può alleggerire il carico delle centrali tradizionali; verso sera, invece, la produzione solare cala mentre abitazioni, attività commerciali e servizi possono continuare a consumare molto. Per questo la pianificazione deve considerare non soltanto la potenza installata, ma anche l’orario della domanda, la rapidità delle variazioni e la capacità degli impianti programmabili di intervenire.

Riserve, nuvole e congestioni: le variabili da controllare

Per affrontare i picchi, il governo ha previsto un periodo di risposta speciale e il mantenimento di una riserva operativa considerata sufficiente. La sicurezza non dipende però da un solo indicatore. Anche con una capacità complessiva adeguata, una parte della produzione può trovarsi lontana dai centri di consumo oppure non essere disponibile nel momento necessario. La rete deve quindi coordinare centrali, linee di trasmissione, accumuli e consumi flessibili.

La crescita del solare rende particolarmente importante il potenziamento delle infrastrutture. In alcune aree, l’aumento degli impianti può superare la capacità locale di connessione o di trasporto, costringendo a limitare temporaneamente l’immissione di energia. Si tratta di una criticità diversa dal semplice deficit di produzione: l’elettricità può essere disponibile, ma non facilmente trasferibile dove serve. Il tema riguarda quindi insieme investimenti, autorizzazioni e gestione digitale dei flussi.

Nel breve periodo, la strategia sudcoreana punta a mantenere margini di sicurezza attraverso una combinazione di centrali convenzionali, impianti nucleari, fonti rinnovabili e misure di contenimento della domanda. Il governo ha inoltre previsto un alleggerimento temporaneo degli scaglioni tariffari residenziali nei mesi estivi, per ridurre l’impatto delle bollette legato all’uso più intenso del raffrescamento. La misura economica non risolve, però, le difficoltà strutturali della rete.

Il paradosso del solare durante le ondate di calore

Il fotovoltaico sta svolgendo una funzione di sostegno nei momenti di maggiore insolazione, ma il suo contributo non coincide necessariamente con l’intero periodo di massimo fabbisogno. L’interpretazione più solida dei dati disponibili è che il solare riduca la pressione sulle centrali nelle ore diurne, mentre aumenti il valore della flessibilità nelle ore successive. Più cresce la generazione distribuita, più diventa decisivo prevedere con accuratezza nuvole, autoconsumo e calo serale della produzione.

Il punto critico non è dunque scegliere tra rinnovabili e stabilità della rete, ma costruire le condizioni perché le due esigenze siano compatibili. Accumuli, reti più robuste, sistemi di previsione e consumi spostabili possono ridurre la distanza tra il momento in cui l’energia solare viene prodotta e quello in cui la domanda raggiunge il massimo. Senza questi strumenti, la crescita della capacità installata rischia di tradursi in un beneficio parziale e disomogeneo.

Giancarlo Colapinto

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