Grecia, approvato lo Scudo di Achille: 2,8 miliardi per la difesa contro missili e droni

Il governo di Kyriakos Mitsotakis accelera la modernizzazione delle Forze armate con un pacchetto iniziale da 4,2 miliardi e una strategia pluriennale per rafforzare la difesa aerea.

La Grecia ha approvato l’acquisto di un nuovo sistema multilivello di difesa contro missili, aerei e droni sviluppato in collaborazione con Israele. Il progetto, denominato Scudo di Achille, richiederà un investimento iniziale di circa 2,8 miliardi di euro e rappresenta uno degli elementi centrali della più ampia riorganizzazione delle Forze armate elleniche. Il via libera arriva mentre Atene accelera il rinnovamento tecnologico della propria struttura militare e punta a una maggiore capacità di sorveglianza e risposta integrata nello spazio aereo nazionale.

Scudo di Achille per la difesa greca

La Grecia ha approvato un sistema multilivello sviluppato con Israele per contrastare minacce missilistiche, aeree e rappresentate da droni.

Un sistema progettato su più livelli di protezione

Il nuovo apparato non è concepito come una singola batteria missilistica, ma come una rete composta da sensori, radar, sistemi di comando e diversi strumenti d’intercettazione. L’obiettivo è costruire una copertura stratificata capace di affrontare minacce differenti per velocità, quota e dimensioni, dai missili balistici agli ordigni guidati, fino ai velivoli senza pilota. Nel progetto dovrebbero avere un ruolo centrale le tecnologie israeliane di Rafael e Israel Aerospace Industries, aziende con esperienza nello sviluppo di radar, sistemi missilistici e piattaforme integrate di difesa aerea.

La scelta di puntare anche sulla componente anti-drone riflette l’evoluzione dei conflitti recenti, nei quali dispositivi relativamente economici possono essere impiegati in gran numero per raccogliere informazioni, colpire infrastrutture o saturare le difese avversarie. A gennaio 2026 Grecia e Israele avevano già annunciato una cooperazione specifica contro gli sciami di droni e contro altri sistemi senza equipaggio. Per Atene, quindi, il programma non riguarda soltanto la protezione da minacce convenzionali, ma anche la capacità di gestire attacchi coordinati e difficili da neutralizzare con strumenti tradizionali.

Modernizzazione militare della Grecia

Lo Scudo di Achille rientra nel programma di modernizzazione delle Forze armate greche, sostenuto da investimenti complessivi per 25 miliardi di euro in dodici anni.

Il pacchetto da 4,2 miliardi affianca lo scudo a nuovi mezzi

L’approvazione dello Scudo di Achille è inserita in un pacchetto di modernizzazione più ampio, valutato in circa 4,2 miliardi di euro. Oltre alla difesa aerea e antimissile, il programma comprende ulteriori capacità per le Forze armate, tra cui velivoli da trasporto C-390 Millennium, droni Heron, munizionamento per elicotteri Apache, mezzi navali senza equipaggio e sistemi sonar destinati alle fregate. Le cifre e la composizione del pacchetto mostrano la volontà di intervenire contemporaneamente sui settori aereo, terrestre e marittimo, evitando di concentrare la spesa su una sola piattaforma.

Il piano deve essere letto nel quadro delle tensioni strategiche del Mediterraneo orientale e del rapporto complesso con la Turchia, anch’essa membro della NATO. Le dispute sull’Egeo, sulle acque territoriali e sulle risorse offshore hanno spinto Atene a rafforzare negli ultimi anni la propria capacità di deterrenza. La Grecia ha già investito in caccia Rafale, fregate e programmi di aggiornamento degli F-16, ma con lo Scudo di Achille il baricentro della pianificazione si sposta verso una difesa connessa, capace di condividere rapidamente dati e ordini tra unità diverse.

Il piano decennale annunciato da Mitsotakis

Il progetto israeliano costituisce una parte del programma di rinnovamento militare annunciato dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis nel 2025. L’impegno complessivo indicato dal governo arriva a 25 miliardi di euro distribuiti nell’arco di dodici anni, con l’obiettivo di adeguare l’apparato ellenico alla trasformazione tecnologica della guerra. La strategia prevede maggiore spazio per sistemi mobili, droni, intelligenza artificiale, comunicazioni sicure e unità di comando avanzate, insieme a una revisione dell’organizzazione e delle priorità operative.

La modernizzazione arriva dopo gli anni di difficoltà economica che avevano limitato gli acquisti e rallentato il ricambio delle dotazioni. Il governo greco sostiene che il nuovo approccio debba superare una concezione fondata soltanto su flotte, basi e grandi piattaforme, introducendo una struttura più distribuita e digitale. In questo schema, la difesa aerea diventa una componente trasversale: protegge le infrastrutture, sostiene le forze navali e terrestri e può ridurre la pressione sui caccia, chiamati a svolgere missioni più selettive in un ambiente operativo sempre più affollato.

Il rapporto con Israele non riguarda soltanto la fornitura di apparati già disponibili. Atene ha cercato di ottenere anche un coinvolgimento dell’industria nazionale, con una quota di partecipazione greca indicata nei negoziati come elemento importante. L’eventuale produzione, manutenzione o integrazione di componenti sul territorio potrebbe rafforzare le competenze locali e creare una filiera più stabile. Tuttavia, il trasferimento tecnologico, i tempi di consegna e la sostenibilità dei costi di gestione saranno decisivi quanto il valore iniziale della commessa.

Perché la Grecia considera prioritario lo Scudo di Achille

La priorità assegnata alla difesa contro missili e droni nasce dalla necessità di proteggere un territorio articolato, con una lunga fascia costiera, numerose isole e infrastrutture distribuite. In uno scenario di crisi, la sorveglianza e la risposta non possono dipendere esclusivamente da pochi aeroporti o da singole unità navali. Una rete multilivello potrebbe aumentare la resilienza del sistema, anche se nessun apparato garantisce una protezione assoluta e l’efficacia dipenderà dall’integrazione tra sensori, comando, munizioni e personale addestrato.

Una scelta che cambia la dottrina, non solo l’arsenale

L’elemento più significativo del programma non è soltanto la somma stanziata, ma il tentativo di cambiare il modo in cui la Grecia organizza la propria sicurezza. La spesa si concentra su una combinazione di sistemi interconnessi, capacità autonome e strumenti di sorveglianza destinati a operare insieme. Questa impostazione può aumentare la rapidità di reazione e rendere più difficile un attacco concentrato, ma richiede una rete di comunicazioni affidabile, procedure comuni e una manutenzione costante. Il risultato dipenderà quindi dalla qualità dell’integrazione più che dal numero dei sistemi acquistati.

Tempi, costi e nodi ancora da verificare

Il via libera politico non coincide automaticamente con la piena operatività dello scudo. Restano da definire nel dettaglio contratti, configurazione finale, calendario delle consegne, addestramento degli equipaggi e raccordo con le dotazioni già presenti nelle Forze armate greche. Le stime circolate nei mesi precedenti indicavano che alcuni elementi principali del sistema sarebbero potuti arrivare soltanto dopo la fine del decennio. Per questo la valutazione del progetto dovrà considerare non solo l’investimento iniziale, ma anche i costi pluriennali di aggiornamento, manutenzione e rifornimento.

Il peso strategico della cooperazione tra Atene e Gerusalemme

La cooperazione nel settore della difesa consolida il rapporto tra Grecia e Israele nel Mediterraneo orientale e si affianca ai contatti con Cipro, Francia e Stati Uniti. Per Atene, la diversificazione dei partner riduce la dipendenza da un unico fornitore e consente di combinare tecnologie differenti. Per Israele, l’accordo amplia la presenza industriale e strategica in un’area considerata sensibile. Resta però necessario verificare come il nuovo sistema verrà coordinato con gli standard alleati e con le altre architetture di difesa utilizzate dalla NATO.

Cosa potrà cambiare nella sicurezza dell’Egeo

L’approvazione dello Scudo di Achille suggerisce che la Grecia intenda affrontare le prossime fasi della competizione militare puntando sulla qualità delle informazioni e sulla capacità di reagire a minacce numerose e simultanee. Se il progetto sarà realizzato nei tempi previsti, la difesa ellenica potrebbe disporre di una copertura più articolata e meno dipendente dall’impiego continuo di aerei e navi. Si tratta però di uno scenario condizionato: la reale efficacia emergerà soltanto con l’entrata in servizio dei sistemi, le esercitazioni e la verifica della loro interoperabilità.

I prossimi passaggi da monitorare riguardano soprattutto la firma degli accordi con i produttori israeliani, la definizione della partecipazione dell’industria greca e la distribuzione concreta delle nuove capacità sul territorio. Sarà inoltre importante capire se il piano da 25 miliardi manterrà nel tempo le risorse necessarie senza comprimere altri settori della spesa pubblica. L’investimento è presentato come una risposta alle nuove esigenze di sicurezza, ma la sua sostenibilità dipenderà dalla continuità politica, dalla stabilità finanziaria e dalla capacità di trasformare gli acquisti in una rete realmente operativa.

Costanza Bisceglia

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