Pontianak, nella provincia indonesiana del Kalimantan Occidentale, è da giorni immersa in una foschia densa e bianco-giallastra provocata dagli incendi di foreste e torbiere. La visibilità in città è scesa sotto un chilometro, mentre il fumo ha ostacolato anche i voli e complicato le operazioni di spegnimento. Il peggioramento si inserisce in una stagione secca resa più severa dall’intensificazione del fenomeno di El Niño.

La foschia degli incendi ha ridotto la visibilità a Pontianak e reso più difficili gli spostamenti, mentre le autorità invitano la popolazione a proteggersi dall’aria contaminata. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
L’emergenza non riguarda soltanto la visibilità o la mobilità. A Pontianak gli operatori sanitari segnalano un aumento degli accessi per problemi respiratori, con persone che riferiscono tosse, difficoltà a respirare e irritazioni legate all’esposizione prolungata all’aria contaminata. Le segnalazioni raccolte dalle strutture locali collegano l’incremento delle visite alla presenza persistente del fumo, senza però trasformare ogni singolo caso in una diagnosi attribuibile esclusivamente agli incendi.
Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute indonesiano, la foschia ha esposto oltre 12,5 milioni di persone in sette province e i casi di infezioni respiratorie associati all’inquinamento degli incendi sono più che raddoppiati in poco più di una settimana. Il dato nazionale descrive un impatto molto ampio, mentre nel Borneo la combinazione tra fumo stagnante, attività all’aperto e vicinanza alle aree colpite mantiene elevata la pressione sui servizi sanitari.
La qualità dell’aria ha modificato anche il calendario scolastico. A Pontianak le autorità hanno nuovamente disposto il passaggio alla didattica a distanza dopo che le condizioni non sono migliorate, seguendo un protocollo applicato durante lo stato di allerta per la foschia. Il provvedimento punta a ridurre l’esposizione dei bambini, particolarmente vulnerabili quando trascorrono molte ore all’aperto o si spostano tra casa e scuola.
Il ministero dell’Istruzione ha comunicato che la didattica a distanza è stata attivata in 3.524 istituti, raggiungendo 571.338 studenti tra Kalimantan Occidentale, Kalimantan Centrale, Kalimantan Meridionale e altre aree interessate dagli incendi. Il piano prevede anche la distribuzione di mascherine e kit sanitari, la predisposizione di aule più protette dal fumo e un monitoraggio quotidiano della situazione scolastica nelle zone considerate prioritarie.
Le misure di protezione rivolte alla popolazione comprendono l’uso della mascherina durante gli spostamenti e la riduzione delle attività all’aperto quando i livelli di inquinamento diventano pericolosi. La raccomandazione assume particolare rilievo per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie preesistenti. Nelle aree più esposte, la sospensione delle lezioni in presenza rappresenta una conseguenza diretta della difficoltà di garantire ambienti sicuri durante le ore di maggiore presenza del fumo.
La crisi ha una dimensione territoriale più ampia rispetto alla sola Pontianak. In Kalimantan Occidentale centinaia di scuole sono state chiuse o trasferite alla modalità online e circa 200.000 studenti risultano coinvolti nelle interruzioni secondo le autorità provinciali. In alcune comunità le famiglie devono quindi gestire contemporaneamente l’isolamento domestico, la difficoltà di respirare all’esterno e la prosecuzione delle attività didattiche in condizioni non ordinarie.
L’intensità della stagione emerge anche dal monitoraggio delle emissioni. Il portale Fire Emissions Watch del servizio europeo Copernicus ha stimato 19,7 milioni di tonnellate di emissioni indonesiane nella settimana conclusa il 7 settembre, oltre un terzo del totale globale rilevato nello stesso intervallo. Il dato non misura direttamente la concentrazione respirata in ogni città, ma conferma la portata eccezionale della componente emissiva degli incendi.
L’evoluzione dipenderà soprattutto dalla capacità di spegnere i focolai e dall’arrivo di precipitazioni abbastanza diffuse da bagnare la vegetazione e le torbiere. Le autorità hanno riferito di una riduzione degli hotspot ad alta confidenza in alcune zone del Kalimantan, ma la foschia è rimasta densa e la visibilità limitata. Per questo la fine dell’emergenza non può essere dedotta soltanto dal calo temporaneo dei punti caldi rilevati dai satelliti.
La sequenza osservata mostra come un incendio lontano dai centri abitati possa trasformarsi rapidamente in un problema urbano e sanitario. Pontianak concentra gli effetti sulla mobilità e sulle scuole, mentre i distretti più vicini alle aree bruciate devono sostenere il lavoro di spegnimento e l’assistenza alle persone colpite. L’interpretazione più prudente è che la durata dell’esposizione, più ancora del singolo picco giornaliero, stia aumentando la pressione sulle strutture locali.
Nelle prossime giornate saranno decisivi i bollettini sulla qualità dell’aria, la visibilità, l’andamento degli hotspot e l’eventuale persistenza del clima secco. Una riapertura stabile delle scuole e una ripresa delle attività all’aperto richiederebbero condizioni sufficientemente migliorate, non soltanto una breve attenuazione della foschia. Finché il fumo continuerà a ristagnare, le autorità dovranno valutare giorno per giorno mascherine, lezioni online e limitazioni agli spostamenti.
Il legame tra siccità, torbiere asciutte e propagazione degli incendi spiega perché l’emergenza possa protrarsi anche dopo i primi interventi di contenimento. L’intensificazione di El Niño è indicata dalle fonti come un fattore che aggrava la stagione secca, ma non consente da sola di stabilire quando il fumo si disperderà. La variabile decisiva resta l’equilibrio tra nuove accensioni, vento, umidità e piogge effettive sul territorio.
La riduzione della visibilità ha già prodotto conseguenze oltre la sanità e l’istruzione, con voli interrotti o ostacolati nell’area di Pontianak. Questo aspetto segnala quanto la crisi sia sensibile alle variazioni locali della foschia: anche quando gli incendi diminuiscono in alcune province, il trasporto può restare vulnerabile se il fumo si concentra vicino agli aeroporti. Il monitoraggio dovrà quindi considerare insieme incendi, qualità dell’aria e sicurezza operativa.
La priorità immediata è ridurre l’esposizione delle persone più fragili, mantenendo coerenti le indicazioni sanitarie e scolastiche con i dati reali sull’aria. La distribuzione di mascherine e kit può attenuare il rischio individuale, ma non sostituisce il controllo degli incendi né la protezione degli ambienti chiusi. La crisi del Borneo mostra così che la risposta efficace deve unire interventi ambientali, assistenza sanitaria e continuità educativa.


















