Caldo estremo, secondo FADOI sopra i 40 gradi il corpo rischia di non smaltire più il calore

L'organismo attiva sudorazione e vasodilatazione per raffreddarsi, ma con temperature estreme e disidratazione i meccanismi di difesa possono non bastare.

Il caldo estremo non è soltanto una condizione di disagio, ma un vero stress per l’organismo. La FADOI, Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, richiama l’attenzione sul rischio che si presenta quando la temperatura ambientale supera livelli eccezionali: oltre i 40 gradi il corpo può non riuscire più a disperdere efficacemente il calore, soprattutto se all’afa si aggiungono attività fisica, disidratazione, esposizione prolungata al sole o condizioni di salute già compromesse.

Termometro che indica temperature estreme durante l’ondata di caldo in Sardegna

Temperature oltre i 45°C nelle aree interne della Sardegna

Come l’organismo prova a raffreddarsi

In condizioni normali il corpo mantiene la temperatura interna entro un intervallo ristretto grazie a diversi meccanismi. I vasi sanguigni della pelle si dilatano per favorire la dispersione del calore e aumenta la sudorazione: quando il sudore evapora, sottrae energia alla superficie cutanea e contribuisce al raffreddamento. Questo sistema, però, richiede una quantità adeguata di liquidi e funziona con maggiore difficoltà quando l’aria è molto umida o quando la temperatura esterna si avvicina a quella corporea.

Il superamento della soglia dei 40 gradi indicata da FADOI non significa che ogni persona sviluppi automaticamente un colpo di calore, ma segnala una situazione nella quale la termoregolazione può diventare rapidamente insufficiente. Se l’ambiente è più caldo della pelle, il corpo perde anche parte della possibilità di cedere calore per contatto e movimento dell’aria. Rimane quindi soprattutto l’evaporazione del sudore, che si riduce in presenza di umidità elevata e si blocca progressivamente quando l’organismo è disidratato.

Disidratazione e farmaci aumentano la vulnerabilità

La perdita di acqua e sali minerali può iniziare prima che compaiano sintomi evidenti. Sete intensa, stanchezza, mal di testa, crampi, capogiri e debolezza sono segnali da non sottovalutare, soprattutto dopo molte ore trascorse all’aperto. Con la disidratazione diminuisce il volume dei liquidi circolanti e il cuore deve lavorare di più per sostenere la circolazione e portare sangue alla pelle, proprio mentre l’organismo tenta di liberarsi del calore accumulato.

Particolare prudenza è richiesta agli anziani, ai bambini piccoli, alle persone con patologie cardiovascolari, respiratorie, renali o neurologiche e a chi assume terapie che possono modificare la pressione, la sudorazione o l’equilibrio dei liquidi. La FADOI raccomanda di non cambiare autonomamente i farmaci durante le ondate di calore: eventuali modifiche devono essere valutate dal medico, perché sospendere o ridurre una terapia senza controllo può creare rischi ulteriori.

Quando il malessere diventa un’emergenza

Il colpo di calore rappresenta la forma più grave delle patologie legate alle alte temperature. Confusione, comportamento insolito, perdita di coscienza, pelle molto calda, respirazione accelerata, nausea persistente e peggioramento rapido delle condizioni richiedono un intervento immediato. In questa fase non bisogna aspettare che il disturbo passi da solo: occorre chiamare i soccorsi, spostare la persona in un luogo fresco e favorire il raffreddamento mentre si attende l’assistenza sanitaria.

Per prevenire il peggioramento è utile ridurre l’esposizione nelle ore più calde, proteggere gli ambienti dal sole con tende o persiane e mantenere una temperatura interna confortevole. La Protezione Civile invita inoltre a evitare l’attività fisica intensa nelle fasce centrali della giornata, a indossare abiti leggeri e traspiranti e a bere con regolarità. Bambini e persone fragili non dovrebbero essere lasciati soli in abitazioni o automobili surriscaldate.

Un rischio che riguarda anche le giornate meno eclatanti

L’attenzione non deve concentrarsi soltanto sui record assoluti. Anche una sequenza di giornate molto calde, con notti afose e scarso recupero, può aumentare lo stress sull’organismo. Il sonno disturbato, la perdita continua di liquidi e la difficoltà a rinfrescare le abitazioni riducono la capacità di adattamento, soprattutto nelle persone anziane. Per questo è importante seguire i bollettini ufficiali sulle ondate di calore e controllare con maggiore frequenza familiari, vicini e persone che vivono sole.

Il quadro meteorologico dell’estate 2026 conferma quanto il tema sia concreto: in Italia sono già state segnalate temperature eccezionali in alcune aree, comprese le isole, mentre in altre zone il caldo intenso si accompagna a condizioni afose e a temporanea instabilità. Il dato locale, però, non deve far dimenticare il principio generale richiamato dagli internisti: il pericolo dipende dall’insieme di temperatura, umidità, durata dell’esposizione, sforzo fisico e condizioni individuali.

La regola più importante resta quindi la prevenzione: bere acqua anche senza aspettare lo stimolo della sete, limitare l’alcol, scegliere pasti leggeri, fare pause frequenti e interrompere subito lo sforzo se compaiono debolezza o vertigini. In presenza di confusione, svenimento o temperatura corporea molto elevata, invece, non bisogna improvvisare né affidarsi soltanto a rimedi domestici. Il caldo estremo può evolvere rapidamente e richiede una valutazione medica tempestiva.

Giancarlo Colapinto

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