Virus West Nile, sono 173 Casi e 11 i decessi in Italia: serve controllo e prevenzione

Un’ondata crescente di infezioni da West Nile Virus (WNV) sta colpendo l’Italia nell’estate 2025, con 173 casi confermati e 11 decessi registrati dall’inizio dell’anno, secondo il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) diffuso il 7 agosto 2025

Il West Nile Virus, appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, si trasmette attraverso le punture di zanzare del genere Culex, che acquisiscono il virus da uccelli selvatici infetti. Nel 2025, il virus è stato rilevato in 31 province di dieci regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Abruzzo, Puglia e Sardegna. Il Lazio e la Campania emergono come le regioni più colpite, con rispettivamente 37 e 21 casi neuro-invasivi. Fattori ambientali, come le alte temperature e l’umidità elevata, prolungano la stagione riproduttiva delle zanzare, mentre il cambiamento climatico favorisce la migrazione degli uccelli vettori e la proliferazione degli insetti. Nel 2023, l’Italia aveva registrato 298 casi, di cui circa il 60% neuro-invasivi, e il 2025 mostra un incremento precoce dei contagi rispetto agli anni precedenti.

Virus West Nile

L’epidemia di West Nile Virus del 2025, con 173 casi e 11 decessi, rappresenta una sfida sanitaria di rilievo per l’Italia, aggravata dal caldo estremo e dal cambiamento climatico. La morte di un 77enne nel Lazio, settima vittima regionale, evidenzia la vulnerabilità delle categorie fragili. Sebbene il sistema di sorveglianza sia efficace, come confermato da Anna Teresa Palamara, la prevenzione rimane l’arma principale. Con il virus ormai radicato in Italia, serve una collaborazione tra istituzioni e cittadini per limitare la diffusione e prepararsi a un futuro in cui il clima potrebbe rendere le malattie trasmesse da zanzare una minaccia sempre più pressante

Rispetto al precedente rapporto del 31 luglio, che riportava 89 casi, i contagi sono quasi raddoppiati, segnalando una rapida espansione del virus trasmesso dalle zanzare. Anna Teresa Palamara, responsabile del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS, rassicura che non ci sono segnali di allarme critico, ma sottolinea l’importanza di misure preventive per contenere la diffusione.

Il quarto bollettino dell’ISS, l’ultimo in ordine cronologico, evidenzia un netto aumento dei casi di West Nile Virus in Italia, con 173 infezioni confermate dall’inizio del 2025, rispetto agli 89 riportati una settimana prima. Tra questi, 72 casi hanno sviluppato la forma neuro-invasiva, la più severa, che può portare a complicanze come encefalite o meningite, distribuiti in Piemonte (2), Lombardia (2), Veneto (4), Friuli-Venezia Giulia (1), Emilia-Romagna (2), Lazio (37), Campania (21), Basilicata (1) e Sardegna (1). Inoltre, si contano 85 casi di febbre, 14 casi asintomatici rilevati tra donatori di sangue, un caso sintomatico e un caso asintomatico non specificato. Gli 11 decessi registrati, di cui uno in Piemonte, quattro nel Lazio e sei in Campania, indicano una letalità del 15% nei casi neuro-invasivi, inferiore al 20% del 2018 ma superiore al 14% del 2024. Un ulteriore decesso nel Lazio, non ancora incluso nei dati ufficiali, porta il totale regionale a sette.

Un uomo di 77 anni, già in dialisi, è deceduto il 7 agosto 2025 presso l’Ospedale Isola Tiberina Gemelli Isola di Roma, diventando la settima vittima del virus nella regione. Ricoverato dal 26 luglio, il paziente è morto in terapia intensiva a causa delle complicanze provocate dal West Nile Virus. Il Lazio si conferma l’area più colpita, con 43 casi totali, di cui 37 neuro-invasivi e 35 di febbre, concentrati soprattutto nella provincia di Latina. La condizione di fragilità del paziente, aggravata dalla dialisi, ha reso il virus particolarmente letale, evidenziando il pericolo per anziani e persone con patologie preesistenti.

Strategie di Controllo e Prevenzione

Anna Teresa Palamara ha evidenziato l’efficacia del sistema di sorveglianza nazionale, gestito dall’ISS, dal Ministero della Salute e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise. Le autorità hanno implementato misure come il controllo delle donazioni di sangue in 31 province, incluse Roma, Torino, Napoli e Venezia, per evitare trasmissioni attraverso trasfusioni. Palamara raccomanda alla popolazione di adottare precauzioni come l’uso di repellenti, l’eliminazione di ristagni d’acqua e la consultazione medica in caso di febbre superiore a 38°C, soprattutto per anziani e soggetti fragili. La diagnosi si basa su test di laboratorio per rilevare anticorpi IgM nel siero o nel liquido cerebrospinale, con un’incubazione che varia da 2 a 14 giorni, fino a 21 nei pazienti immunocompromessi. La formazione degli operatori sanitari, come il corso della ASL di Latina che ha coinvolto mille professionisti, rafforza la capacità di risposta.

Il cambiamento climatico è un elemento chiave nella diffusione del West Nile Virus. Le temperature roventi previste per agosto 2025, con picchi fino a 40°C, creano un ambiente favorevole alla proliferazione delle zanzare e all’amplificazione del virus negli uccelli. Secondo il Rapporto sul Clima del XXI secolo di iLMeteo.it, le estati italiane si stanno estendendo fino a 5-6 mesi in alcune aree, un fenomeno che, insieme all’urbanizzazione e alla migrazione degli uccelli, facilita la circolazione degli arbovirus. Nel 2023, l’Europa ha registrato 632 casi e 50 decessi, e il 2025 vede una crescita dei contagi in nazioni come Grecia, Romania, Bulgaria e Francia. In Italia, il Piano Nazionale di Prevenzione, Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi 2020-2025 adotta un approccio “One Health”, monitorando uomini, animali e vettori per identificare e gestire le aree a rischio.

Circa l’80% dei casi di West Nile Virus è asintomatico, ma il 20% può manifestare sintomi come febbre, eruzioni cutanee o, nei casi più gravi, complicanze neurologiche. La letalità del 15% nei casi neuro-invasivi rappresenta una minaccia significativa per le persone fragili. In assenza di un vaccino umano o di terapie antivirali specifiche, la prevenzione è fondamentale. Le autorità consigliano di utilizzare zanzariere, repellenti e di eliminare i ristagni d’acqua, oltre a monitorare i sintomi nelle regioni più colpite. La Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva (Simevep) ha avvertito che i casi attuali potrebbero essere solo una frazione di quelli reali, richiedendo una sorveglianza ancora più stringente.

L’aumento dei casi nel 2025, passati da 89 a 173 in una settimana, sottolinea l’urgenza di rafforzare le strategie di prevenzione. Il confronto con gli anni precedenti (588 casi e 37 decessi nel 2022, 332 casi e 27 decessi nel 2023, 460 casi e 20 decessi nel 2024) evidenzia un trend in crescita, anche se l’ISS non considera la situazione allarmante.

Esperti come Matteo Bassetti hanno criticato la mancanza di vaccini e terapie specifiche, sottolineando la necessità di investire nella prevenzione. Il caldo intenso previsto fino al 17 agosto e la diffusione del virus in nuove regioni, come in Puglia nel 2023, richiedono un approccio integrato per affrontare i rischi futuri.

Ugo Bellini

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