Canone Rai 2027, come chiedere la trattenuta sulla pensione e chi ne ha diritto

La richiesta per il 2027 va presentata al proprio ente previdenziale entro il 15 novembre 2026; l’opzione è riservata a chi rientra nella soglia reddituale prevista.

I pensionati che intendono pagare il canone Rai 2027 tramite trattenuta sulla pensione devono presentare richiesta al proprio ente previdenziale entro il 15 novembre 2026. La possibilità non è automatica e non cancella l’imposta: cambia il modo in cui viene versata. Il requisito economico indicato dalle regole è un reddito da pensione, riferito al 2026, non superiore a 18.000 euro. La domanda riguarda l’annualità successiva e le modalità concrete dipendono dall’ente che eroga il trattamento.

Pensionato consulta i documenti per il canone Rai

Per chiedere la trattenuta sulla pensione nel 2027 occorre presentare domanda entro il 15 novembre 2026 e rispettare il limite di reddito previsto. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Il limite non riguarda soltanto chi percepisce una pensione di vecchiaia: le indicazioni fiscali comprendono prestazioni pensionistiche mensili di natura previdenziale o assistenziale, tra cui sono citati assegno sociale e pensione di invalidità civile. Per accedere alla trattenuta, però, il titolare dell’abbonamento televisivo deve coincidere con il titolare della pensione. È quindi importante verificare sia il reddito richiesto sia l’intestazione, prima di inoltrare la pratica, senza confondere questa procedura con una domanda di esenzione.

La richiesta va indirizzata all’ente che paga la pensione, non all’azienda elettrica. Non esiste, nelle informazioni generali pubblicate sul canone, un unico modulo o una procedura identica per tutti: ciascun ente definisce i propri canali e comunica al richiedente l’esito. Per questo il pensionato deve consultare per tempo le istruzioni del proprio istituto, che possono prevedere modalità online o altri canali di presentazione. La scadenza nazionale resta il 15 novembre dell’anno precedente a quello cui si riferisce il canone.

Una volta accolta, la richiesta consente di recuperare l’importo dovuto attraverso trattenute mensili sulla pensione. La disciplina prevede un massimo di undici rate, senza interessi, nel corso dell’anno di riferimento. L’importo viene quindi suddiviso anziché essere addebitato secondo il sistema ordinario collegato alla fornitura elettrica. Il pensionato deve comunque controllare le comunicazioni dell’ente e verificare che le trattenute risultino effettivamente applicate: la sola presentazione dell’istanza non garantisce l’accoglimento.

Il reddito va valutato con particolare attenzione se si ricevono più trattamenti pensionistici. Le indicazioni fiscali precisano che, quando le pensioni sono erogate da enti diversi, si considera il totale e il richiedente può scegliere a quale ente inoltrare la domanda, purché il trattamento selezionato consenta di effettuare le trattenute. La soglia è annuale e il riferimento per la richiesta relativa al 2027 è il reddito pensionistico dell’anno precedente, cioè il 2026.

Se l’ente respinge l’istanza, o la domanda non viene presentata entro il termine, resta necessario pagare il canone con le modalità ordinarie applicabili al contribuente. Anche l’accoglimento non comporta un’esenzione e non modifica, da solo, l’importo stabilito per l’annualità. La richiesta serve esclusivamente a ottenere la trattenuta sulla pensione. Per il 2027 l’importo definitivo non va dato per acquisito sulla base dei dati dell’anno precedente: eventuali cambiamenti dovranno essere verificati nelle comunicazioni ufficiali aggiornate.

C’è poi un caso pratico da non trascurare: la pensione potrebbe cessare o non essere sufficiente per completare le trattenute previste. Le regole richiamate dall’Agenzia delle Entrate stabiliscono che, se il rapporto si interrompe, il sostituto comunica al contribuente o agli eredi le somme già trattenute e l’eventuale residuo da versare. Perciò la scelta della trattenuta semplifica la ripartizione del pagamento, ma non elimina la necessità di controllare il saldo complessivo.

In vista della scadenza, il passaggio più utile è verificare per tempo tre elementi: il reddito da pensione del 2026, la coincidenza tra intestatario dell’abbonamento e titolare della prestazione e le istruzioni dell’ente pagatore. Chi percepisce più pensioni dovrebbe considerare il dato complessivo, non un singolo cedolino. Conservare ricevuta e comunicazione di accoglimento aiuta inoltre a chiarire eventuali addebiti successivi. La procedura riguarda il pagamento, non il possesso dell’apparecchio né le condizioni per eventuali esenzioni.

La trattenuta pensionistica può essere utile soprattutto perché distribuisce il pagamento in più mensilità e permette di non ritrovarsi l’addebito insieme alle fatture elettriche. Ma l’accesso è circoscritto: conta la soglia di reddito stabilita, occorre che l’abbonamento sia intestato al pensionato e serve una domanda nei tempi previsti. Sono requisiti distinti, e trascurarne uno può portare al rigetto o alla necessità di pagare con il sistema ordinario. La comodità amministrativa, dunque, non va confusa con un beneficio fiscale sul debito dovuto.

Questa distinzione è rilevante anche per chi pensa di essere esonerato perché ha un reddito contenuto: la soglia di 18.000 euro riguarda l’accesso alla trattenuta sulla pensione, non stabilisce da sola l’esenzione dal canone. Le esenzioni seguono presupposti specifici e procedure separate. L’interpretazione più prudente è quindi considerare l’addebito pensionistico una modalità alternativa di pagamento, da richiedere all’ente competente e da monitorare nel cedolino, senza presumere che l’importo dovuto venga cancellato o ridotto.

Per il 2027 il riferimento operativo oggi disponibile è la scadenza del 15 novembre 2026, insieme al limite reddituale di 18.000 euro riportato nelle regole generali. Prima dell’invio, resta opportuno controllare che l’ente abbia pubblicato istruzioni specifiche e conservare la prova della domanda. Andranno inoltre monitorate le comunicazioni ufficiali sull’importo annuale e sull’esito della pratica. Se le norme o le indicazioni amministrative dovessero cambiare, saranno queste a prevalere sulle informazioni riferite agli anni precedenti.

Federica Cavalera

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