Una Tomba dei Giganti è tornata visibile a Bortigali, nel territorio del Marghine, dopo essere rimasta per lungo tempo nascosta dalla vegetazione. Il ritrovamento interessa il sito archeologico di Carrarzu Iddia, un complesso nuragico già noto per la presenza di strutture monumentali, abitazioni e opere difensive. La riemersione della sepoltura aggiunge un nuovo elemento alla lettura di un paesaggio della Sardegna centrale nel quale le tracce delle comunità preistoriche sono ancora numerose, ma non sempre facilmente riconoscibili sul terreno.

La Tomba dei Giganti riemersa a Carrarzu Iddia amplia la conoscenza di un complesso che comprende nuraghi, capanne, un dolmen e una cinta muraria.
Il complesso archeologico torna leggibile dopo la vegetazione
Carrarzu Iddia sorge sulle propaggini meridionali dell’altura di Crastu Littu, in una posizione dominante sulle pianure di Abbasanta e Paulilatino. Il complesso comprende un nuraghe a corridoio, un edificio interpretato come possibile struttura a tholos, un piccolo villaggio di capanne e una cinta muraria che racchiude il rilievo. A breve distanza si trova anche un dolmen, testimonianza di una fase più antica rispetto alla piena età nuragica. La presenza della Tomba dei Giganti conferma quindi la complessità del sito e la continuità di utilizzo dell’area nel corso della preistoria sarda.
La particolare importanza di Carrarzu Iddia deriva dalla concentrazione, in uno spazio relativamente ristretto, di monumenti con funzioni differenti. Il nuraghe a corridoio presenta una pianta ellittica, due ingressi collocati a quote diverse e un passaggio curvilineo che attraversa l’intera costruzione. Le dimensioni documentate raggiungono quasi dieci metri nel diametro maggiore, mentre il corridoio interno supera gli otto metri di lunghezza. Questi elementi aiutano a comprendere l’organizzazione architettonica del complesso e il livello di progettazione raggiunto dalle comunità nuragiche.

Bortigali custodisce un patrimonio archeologico stratificato, con testimonianze che vanno dalle domus de janas ai monumenti dell’età nuragica.
Che cosa sono le Tombe dei Giganti
Con il nome di Tombe dei Giganti si indicano grandi monumenti funerari collettivi costruiti in Sardegna durante l’età del Bronzo. La denominazione è moderna e richiama le dimensioni imponenti delle strutture, non la sepoltura di persone gigantesche. Il modello più riconoscibile comprende una camera funeraria allungata, spesso coperta con grandi blocchi di pietra, e un’esedra frontale, cioè uno spazio semicircolare destinato probabilmente a pratiche rituali e commemorative. La vegetazione può ricoprire in parte i resti, rendendo difficile distinguere il monumento dalle normali emergenze del paesaggio.
Nel territorio di Bortigali le testimonianze archeologiche non si limitano a Carrarzu Iddia. Sono documentate domus de janas, dolmen, nuraghi e altre tombe monumentali, tra cui i complessi funerari di Sereddis e Teriani. Questa diffusione suggerisce un paesaggio frequentato e trasformato per millenni, nel quale luoghi destinati alla vita quotidiana, alla difesa e ai riti funerari erano inseriti in una rete territoriale articolata. La nuova visibilità della tomba permette di aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione di questa lunga storia.
L’interesse del ritrovamento non dipende soltanto dalla rarità del monumento, ma anche dal suo stato di conservazione e dal rapporto con le altre strutture del sito. Quando una sepoltura rimane nascosta dalla vegetazione, la lettura delle forme architettoniche può risultare incompleta e il rischio di degrado aumenta. La pulizia dell’area, se condotta con criteri archeologici, consente invece di riconoscere meglio allineamenti, accessi, pareti e possibili collegamenti con il villaggio e le costruzioni nuragiche vicine. Saranno eventuali rilievi, verifiche e interventi futuri a chiarire l’effettiva consistenza del monumento.
Un nuovo elemento per la valorizzazione del Marghine
La riscoperta della Tomba dei Giganti rafforza il valore culturale del Marghine, una delle aree della Sardegna con la maggiore densità di testimonianze nuragiche. Il territorio di Bortigali offre già percorsi legati al nuraghe Orolo, alle domus de janas e ai dolmen, oltre a numerosi resti distribuiti nelle campagne. La presenza di un monumento funerario nuovamente leggibile può favorire una valorizzazione più organica, purché l’accesso e la fruizione siano accompagnati da informazioni corrette, tutela dei reperti e manutenzione costante della vegetazione.
Il caso di Carrarzu Iddia mostra quanto del patrimonio archeologico sardo possa restare parzialmente invisibile anche in aree già conosciute dagli studiosi. La vegetazione, i crolli e la conformazione del terreno possono nascondere strutture che soltanto una ricognizione attenta riesce a distinguere. Per questo la segnalazione della tomba non rappresenta necessariamente la scoperta di un monumento completamente ignoto, ma la riemersione di una presenza archeologica che ora può essere studiata e documentata con maggiore precisione.
Perché la scoperta può cambiare la lettura del sito
La relazione tra la Tomba dei Giganti, il dolmen, il villaggio e le strutture nuragiche offre una chiave interpretativa particolarmente interessante. Non si tratta di monumenti isolati, ma di elementi appartenenti a un paesaggio costruito e riutilizzato nel tempo. L’interpretazione resta da verificare attraverso rilievi e studi specifici, tuttavia la loro vicinanza può contribuire a ricostruire le trasformazioni dell’area, dalle prime frequentazioni megalitiche fino alle forme insediative dell’età nuragica.
Le prossime verifiche saranno decisive per la tutela
Il passaggio successivo sarà stabilire con esattezza quanto della struttura sia conservato e quali interventi siano necessari per proteggerla. Occorrerà distinguere le parti originarie dai crolli, verificare l’eventuale presenza dell’esedra e definire il rapporto con le altre emergenze di Carrarzu Iddia. Solo dopo queste verifiche sarà possibile valutare se il monumento potrà essere inserito in un percorso di visita più ampio. Nel frattempo, la priorità resta evitare danneggiamenti, rimozioni non controllate e una nuova copertura vegetale che ne renda ancora difficile la lettura.
La riemersione di Carrarzu Iddia conferma infine che la Sardegna archeologica non è un patrimonio statico, ma un archivio ancora capace di restituire informazioni. Ogni struttura riportata alla luce può modificare la comprensione di un territorio e suggerire nuove ricerche. Nel caso di Bortigali, la Tomba dei Giganti si inserisce in un sistema già ricco e documentato, offrendo agli studiosi un ulteriore punto di osservazione sulla cultura funeraria, sull’architettura nuragica e sull’organizzazione delle comunità preistoriche del Marghine.













