El Niño cambia la pesca nel Pacifico: le pressioni su Perù ed Ecuador

Il riscaldamento del Pacifico orientale può alterare la risalita dei nutrienti e rendere meno accessibili alcune specie, ma i dati disponibili non confermano ogni valore circolato sulle temperature costiere.

Nel Pacifico orientale, tra Ecuador e Perù, il ritorno di condizioni associate a El Niño richiama l’attenzione sugli effetti della temperatura marina sulla pesca. Il segnale oceanico è reale, ma non coincide automaticamente con ogni dato allarmistico circolato: le rilevazioni ufficiali documentano anomalie e valori assoluti in specifiche date e località, mentre le conseguenze sulle catture variano secondo specie, profondità e area. Il tema riguarda sia i pescatori sia le filiere che dipendono da acciughe, tonni e altri prodotti ittici.

Barca da pesca nel Pacifico al largo dell’Ecuador

Il riscaldamento del Pacifico orientale può spingere alcune specie verso acque più profonde o fresche, rendendole meno accessibili alle flotte costiere. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Un controllo dei numeri aiuta a separare misurazioni e generalizzazioni. Nel monitoraggio compiuto dall’Inocar tra il 15 e il 22 luglio 2026, la temperatura superficiale registrata era di 28,14 °C a Esmeraldas, 27,34 °C a Manta e 26,4 °C a Santa Elena. Sono temperature osservate in località e giorni determinati, non aumenti di 2,5-3 °C rispetto a una media né una misura valida per tutta la costa. I bollettini dell’istituto seguono inoltre le anomalie regionali, che vanno lette rispetto al periodo di riferimento.

Anche l’affermazione secondo cui l’acqua sarebbe aumentata fino a 6 °C a 40 metri di profondità richiede una fonte strumentale che specifichi luogo, data, profondità e confronto climatologico. Nei bollettini e nelle pagine consultate non è stato possibile confermare questa misura come dato rappresentativo delle acque al largo dell’Ecuador. Copernicus descrive temperature superficiali superiori alla media nel Pacifico equatoriale e condizioni di El Niño in sviluppo, ma l’indicatore globale o quello di una regione oceanica non dimostra da solo un’anomalia precisa a una profondità costiera.

La connessione con la pesca passa dalla struttura verticale dell’oceano. Normalmente, lungo le coste del Perù e dell’Ecuador, venti e circolazione favoriscono la risalita di acque profonde, fredde e ricche di nutrienti. Durante El Niño l’acqua calda superficiale può estendersi verso est e approfondire la termoclino, cioè la fascia in cui la temperatura cambia rapidamente con la profondità. Se la risalita porta in superficie meno nutrienti, la produzione di plancton può diminuire e la disponibilità di cibo per i pesci pelagici può risentirne.

L’acciuga peruviana è particolarmente legata alle acque fredde e produttive della corrente di Humboldt. In condizioni calde può spostarsi, cambiare distribuzione o concentrarsi più in profondità: non significa che scompaia dal Pacifico, ma che localizzarla e pescarla può diventare più difficile. Gli effetti non sono identici per tutte le specie: pesci con esigenze termiche e habitat diversi possono reagire in modo differente, e alcuni possono risultare temporaneamente più presenti in altre aree. Per questo il dato sulle catture non si deduce dalla sola temperatura superficiale.

Sul versante economico, in Perù i segnali più concreti riguardano la pesca dell’acciuga e le attività industriali collegate. Un resoconto di RPP riferisce che i desembarques sono scesi dell’80% e che la stagione 2026 è esposta al rischio di una chiusura anticipata. È un dato riferito alla pesca peruviana e al periodo descritto dalla testata, non una misura dell’intera pesca latinoamericana né una prova che ogni flotta abbia registrato lo stesso calo. Quote, stagionalità e decisioni di gestione restano elementi da considerare insieme alle condizioni oceanografiche.

La pressione si trasmette oltre i porti. Una parte importante dell’acciuga peruviana viene trasformata in farina e olio di pesce, materie prime utilizzate nei mangimi e nell’acquacoltura. La FAO segnala che le quote peruviane della prima stagione 2026 e della seconda stagione 2025 sono state complessivamente inferiori di circa il 30% su base annua; cita anche una riduzione della quota di acciuga cilena. Quote più basse non equivalgono necessariamente a un calo causato soltanto da El Niño, ma concorrono a restringere l’offerta e a rendere più sensibili i prezzi della filiera.

In Ecuador il quadro va distinto da quello dell’acciuga peruviana: il tonno ha un peso rilevante nella pesca e nella trasformazione per l’esportazione. Secondo un’analisi di settore pubblicata nell’agosto 2026, le esportazioni di conserve e lombi di tonno hanno totalizzato 662,9 milioni di dollari tra gennaio e maggio, il 6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025; i volumi sono diminuiti del 7%. Questi dati descrivono il commercio, non isolano l’effetto di El Niño: domanda, disponibilità di materia prima e altre dinamiche industriali possono contribuire alla variazione.

Quando i pesci sono meno concentrati o si trovano più lontano e più in profondità, le uscite possono richiedere maggiore ricerca e aumentare il consumo di carburante. È un meccanismo plausibile per gli operatori, ma le fonti consultate non quantificano un aumento uniforme dei costi sostenuti dalle flotte ecuadoriane o peruviane. Anche i prezzi al consumo non seguono automaticamente le catture: dipendono da specie, disponibilità locale, lavorazione, trasporto e importazioni. I dati su quote e mercati all’ingrosso indicano pressioni sulla filiera, non una misura diretta del prezzo pagato in pescheria.

Le conseguenze sul lavoro possono propagarsi attraverso meno giornate di pesca, minore attività nei porti e riduzione delle lavorazioni, ma non sono intercambiabili tra pesca artigianale e industriale. La documentazione disponibile evidenzia il rischio per le catture e per le industrie dipendenti dall’acciuga, senza fornire un conteggio omogeneo dei posti di lavoro persi nei due Paesi. La distinzione è importante: un indicatore di produzione o esportazione non misura da solo l’occupazione e non consente di attribuire ogni difficoltà al fenomeno oceanico.

La fase calda del Pacifico riguarda un fenomeno naturale, mentre il riscaldamento di lungo periodo costituisce un contesto climatico distinto e non va confuso con la singola evoluzione stagionale. Per Copernicus, le temperature superficiali dell’oceano riflettono sia la variabilità legata a ENSO sia tendenze più ampie. Per la pesca, la conseguenza immediata dipende da quanto il calore modifica risalita, disponibilità di nutrienti e distribuzione degli stock in ciascuna zona; non basta un’anomalia media per prevedere l’andamento di ogni specie o porto.

Il confronto tra Perù ed Ecuador mostra dunque effetti e indicatori diversi: nel primo caso spiccano acciuga, quote e farina di pesce; nel secondo, le temperature costiere monitorate e la filiera del tonno. Le percentuali economiche riportate hanno periodi e grandezze differenti, quindi non vanno sommate né lette come una misura unica della crisi. Per valutare con precisione l’impatto serviranno serie aggiornate di catture per specie, dati di profondità e osservazioni confrontabili delle condizioni marine.

L’elemento più utile da monitorare nei prossimi bollettini è la persistenza delle anomalie nelle acque costiere e subsuperficiali, insieme alla posizione della termoclino e alle stime scientifiche sugli stock. Se il riscaldamento e la riduzione della risalita dovessero durare, potrebbe aumentare la difficoltà di accesso alle specie dipendenti dalle acque fredde e proseguire la pressione sulle industrie che ne utilizzano le catture. È uno scenario condizionato, non una certezza: distribuzione dei pesci, gestione delle quote e condizioni meteorologiche locali possono modificarne gli esiti.

Per capire se la tensione raggiungerà anche i prezzi alimentari occorrerà confrontare, nel tempo e per mercato, prezzi all’ingrosso e al dettaglio, volumi sbarcati e costi di trasporto. I dati su farina e olio di pesce segnalano un canale economico concreto, ma non consentono di prevedere da soli il costo del pesce fresco per le famiglie. Restano da verificare anche eventuali misure di sostegno ai pescatori e gli effetti occupazionali: senza serie comparabili e dichiarazioni documentate, attribuire cifre precise sarebbe fuorviante.

Diego Lucatelli

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