I ghiacciai del Piemonte in ritirata, nuovo segnale di allarme per il cambiamento climatico

La crisi dei ghiacciai piemontesi è un segnale chiaro dell’urgenza di agire contro il cambiamento climatico, la situazione interessa l’intero arco alpino, rappresentando un monito per l’intera comunità internazionale

Le distese glaciali del Piemonte stanno affrontando una progressiva e preoccupante riduzione, accompagnata da crescenti fenomeni di instabilità nelle zone montuose. Secondo i rilevamenti di Arpa Piemonte, nel 1959 i ghiacciai della regione si estendevano su una superficie di 56 chilometri quadrati, ridottasi a 30 km² nel 2007 e ulteriormente a 22 km² nel 2024. Questo significa una perdita di oltre il 60% in meno di settant’anni, con un impatto significativo nei bacini della Bessanese e della Ciamarella, situati nelle Alpi Graie. L’accelerazione della fusione, dovuta al riscaldamento globale e all’innalzamento dello zero termico, sta generando crolli di morene, smottamenti detritici e frane, rendendo il territorio montano sempre più vulnerabile.

Allarme per i ghiacciai del Piemonte

Attraverso il suo lavoro di monitoraggio e sensibilizzazione, la Carovana dei ghiacciai evidenzia la necessità di interventi rapidi e coordinati per proteggere un patrimonio naturale che rappresenta non solo una riserva idrica, ma anche un ecosistema unico e una testimonianza preziosa della storia climatica del nostro pianeta

Aumento degli eventi climatici estremi

Il cambiamento climatico non si limita a erodere i ghiacciai, ma si manifesta anche attraverso un incremento di fenomeni meteorologici estremi. Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, tra gennaio e agosto 2025 il Piemonte ha registrato 23 eventi estremi, un aumento del 27,8% rispetto ai 18 dello stesso periodo nel 2024. La provincia di Torino è stata la più colpita, con 10 episodi tra piogge torrenziali, alluvioni, esondazioni e smottamenti. Questi eventi, sempre più frequenti anche in alta quota, aggravano i rischi per le comunità montane e le zone a valle. Un caso emblematico è l’alluvione del 4-5 settembre 2024, che ha devastato le Valli di Lanzo, colpendo duramente Balme e il Pian della Mussa, con segni ancora evidenti nel paesaggio.

La Carovana dei ghiacciai

Dal 30 agosto al 2 settembre 2025, la campagna “Carovana dei ghiacciai”, promossa da Legambiente con il supporto di CIPRA Italia e della Fondazione Glaciologica Italiana, ha attraversato il Piemonte per valutare lo stato dei ghiacciai alpini e sensibilizzare sull’urgenza di contrastare la crisi climatica. L’itinerario, partito da Pian della Mussa e diretto al rifugio Gastaldi a 2.656 metri, ha messo in luce un paesaggio trasformato: sentieri un tempo innevati anche d’estate oggi si presentano come aride distese rocciose. La tappa ha permesso di analizzare da vicino il ghiacciaio della Bessanese, oggetto di studi approfonditi sulla fusione glaciale e sull’instabilità delle aree montane.

Il bacino della Bessanese si configura come un laboratorio scientifico a cielo aperto, dove CNR-IRPI, Arpa Piemonte e la Fondazione Glaciologica Italiana conducono ricerche avanzate. Gli studi monitorano la fusione dei ghiacci, i movimenti delle morene e le variazioni di temperatura di aria, rocce e detriti, fornendo dati in tempo reale sul riscaldamento montano.

I risultati sono allarmanti: il ghiacciaio, che a metà Ottocento copriva 1,75 km², oggi si estende su appena 0,3 km², con una perdita di 3,9 milioni di metri cubi di volume tra il 2010 e il 2023, equivalente a una riduzione media di circa un metro all’anno. Questi numeri evidenziano l’urgenza di interventi concreti per mitigare il fenomeno.

Un manifesto per proteggere i ghiacciai a livello europeo

Nel corso della tappa piemontese, Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA Italia, ha ribadito la necessità di un sistema di monitoraggio a livello europeo per affrontare i rischi legati alla crisi glaciale. Questa proposta è al cuore del “Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai”, sostenuto da Legambiente, CAI, CIPRA Italia, EUMA e Fondazione Glaciologica Italiana, e appoggiato da oltre 80 enti, tra cui università e l’Agenzia tedesca per l’Ambiente. Il documento propone otto misure prioritarie, come la creazione di una rete di osservatori alpini e politiche di adattamento per proteggere i ghiacciai e le comunità che ne dipendono.

La scomparsa dei ghiacciai non ha solo conseguenze geologiche, ma anche ecologiche, con la formazione di nuovi ambienti proglaciali che richiedono studi e misure di tutela. La combinazione di fusione glaciale, aumento delle temperature e fenomeni estremi sta ridisegnando il paesaggio alpino, rendendo indispensabile una gestione più responsabile delle aree montane. Legambiente promuove la petizione “Una firma per i ghiacciai”, che invita a sostenere obiettivi come la protezione del 30% del territorio entro il 2030 e pratiche di turismo sostenibile per contrastare l’overtourism, che mette a rischio la biodiversità e la geodiversità delle Alpi.

Diego Lucatelli

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