Roma sperimenta il rifugio fitobioclimatico: verde, ombra e acqua contro il caldo

A Piazza dei Gerani una struttura pilota combina vegetazione rampicante e raffrescamento ad acqua, mentre la città amplia la rete dei rifugi climatici.

Quando l’aria resta calda anche dopo il tramonto e le superfici urbane continuano a restituire il calore accumulato, una pensilina ombreggiata può diventare più di un semplice arredo. A Roma il progetto di Piazza dei Gerani prova a costruire un piccolo sistema locale di sollievo climatico, affidato alla combinazione tra vegetazione, ombra e acqua. Il punto non è creare un ambiente climatizzato, ma ridurre l’esposizione diretta al sole e attenuare la sensazione di calore in uno spazio pubblico di quartiere. La struttura è stata presentata come il primo rifugio fito-bioclimatico della Capitale, una definizione che va tenuta distinta dalla più ampia categoria dei rifugi climatici già presenti in città.

Rifugio fitobioclimatico di Roma con struttura ombreggiata e vegetazione rampicante

La struttura sperimentale combina rampicanti, ombra e nebulizzazione dell’acqua.

Un progetto pilota nel cuore di Centocelle

Le informazioni disponibili collocano il progetto in Piazza dei Gerani, nel quadrante di Centocelle. La struttura è descritta come un telaio composto da quattro pilastri metallici e quattro travi, predisposto per sostenere piante rampicanti messe a dimora lungo il perimetro. La crescita della copertura vegetale dovrebbe aumentare progressivamente l’ombreggiamento: l’effetto, quindi, non dipende soltanto dalla geometria iniziale della pensilina, ma anche dal tempo necessario alle piante per svilupparsi. È una caratteristica importante, perché rende il rifugio un’infrastruttura viva, soggetta a manutenzione, disponibilità d’acqua e condizioni stagionali.

Il secondo elemento è il raffrescamento attraverso la nebulizzazione dell’acqua. In condizioni favorevoli, la trasformazione di piccole gocce in vapore può sottrarre calore all’aria circostante, ma l’efficacia varia con umidità, ventilazione, portata dell’impianto e gestione tecnica. Per questo il sistema non va presentato come una soluzione automatica o equivalente all’aria condizionata. La sua utilità è soprattutto locale e temporanea: creare una zona più confortevole durante la permanenza, mentre la copertura verde limita la radiazione solare diretta e contribuisce alla qualità percettiva dello spazio.

Spazio pubblico di Centocelle pensato per ridurre l'esposizione al caldo urbano

Il progetto di Piazza dei Gerani si inserisce nella rete romana di adattamento alle ondate di calore.

Non è la stessa cosa dei rifugi climatici

Il Piano caldo di Roma usa una definizione più ampia. La rete cittadina comprende luoghi al chiuso e all’aperto nei quali trovare riparo nelle giornate più calde: biblioteche, centri anziani, musei gratuiti, aule studio, parchi ombreggiati, fontanelle, case dell’acqua e piscine comunali inserite nei servizi rivolti alla popolazione più fragile. Secondo i dati diffusi il 2 luglio 2026, la rete contava 178 rifugi al chiuso e 482 all’aperto. Questi numeri descrivono una rete di protezione urbana, non il numero di rifugi fitobioclimatici in senso stretto.

La distinzione conta anche per chi cerca un luogo dove proteggersi dal caldo. Un rifugio climatico può essere un edificio già esistente, scelto per offrire ombra, acqua, ventilazione o ambienti più freschi. Un rifugio fitobioclimatico, invece, integra in modo esplicito componenti vegetali e dispositivi passivi o a basso consumo per modificare il microclima di una porzione limitata dello spazio pubblico. Le due categorie possono sovrapporsi, ma non sono sinonimi. La prima indica una funzione urbana e sociale; la seconda descrive soprattutto una soluzione progettuale.

Dove trovarli in Italia e in Europa

Per Roma esiste una rete ufficiale di luoghi individuati dal Comune e dal progetto RESPIRO, coordinato dalla Sapienza insieme al Municipio Roma VIII, a Legambiente Garbatella e a CittàClima. La mappa comprende rifugi climatici esistenti e potenziali, con particolare attenzione all’accessibilità e alle persone più esposte durante le ondate di calore. Piazza dei Gerani rientra invece nella sperimentazione del rifugio fito-bioclimatico e non può essere usata, sulla base delle fonti consultate, come prova dell’esistenza di una rete nazionale omogenea.

Fuori da Roma la ricerca richiede cautela. Le fonti disponibili per questo articolo non documentano un elenco ufficiale italiano o europeo di rifugi chiamati esattamente fitobioclimatici, né permettono di certificare che Roma sia la prima città in assoluto a realizzarne uno. In molte amministrazioni esistono comunque interventi affini: alberature, pergolati verdi, piazze depavimentate, fontanelle, aree ombreggiate e spazi pubblici climatizzati. Sono risposte appartenenti alla stessa strategia di adattamento, ma la somiglianza funzionale non basta a dimostrare equivalenza tecnica o primato geografico.

Il criterio più utile per orientarsi è quindi cercare le mappe comunali dei rifugi climatici, i piani locali contro le ondate di calore e i portali ambientali delle città, verificando sempre se il luogo sia aperto, accessibile e dotato di acqua o ombra effettiva. In Europa la terminologia può cambiare da una lingua all’altra e includere espressioni come cooling shelter, climate refuge o urban cooling space. Senza una definizione condivisa, confrontare città diverse soltanto sulla base del nome rischia di produrre una classifica apparente.

Una struttura utile se diventa parte di una rete

Il valore del progetto romano non si misura soltanto nella capacità di raffrescare pochi metri quadrati. La struttura può funzionare se viene inserita in una rete più ampia di spazi ombreggiati, punti d’acqua, servizi di prossimità e informazioni facilmente consultabili. Il Piano caldo prevede infatti di rafforzare verde, depavimentazione, acqua, ombreggiamento e rifugi climatici con un investimento complessivo di 50 milioni di euro in cinque anni. Il rifugio di Piazza dei Gerani appare così come un laboratorio replicabile, ma la sua efficacia futura dipenderà dalla manutenzione delle piante, dalla gestione dell’acqua e dalla continuità degli interventi.

La conclusione più solida, allo stato attuale, è dunque circoscritta: Roma ha avviato una sperimentazione fitobioclimatica a Centocelle dentro una politica più vasta di protezione dal caldo urbano. È documentata la combinazione tra struttura, rampicanti e nebulizzazione; è documentata anche una rete cittadina molto più ampia di rifugi climatici. Non è invece ancora verificabile una mappa nazionale o europea di strutture analoghe. Per trasformare l’esperimento in modello servono misurazioni pubbliche del microclima, accessibilità certa e una manutenzione capace di accompagnare la crescita del verde.

Ugo Bellini

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