La transizione energetica non può essere valutata soltanto attraverso la sostituzione dei combustibili fossili con fonti a basse emissioni. Ogni scelta modifica infatti il sistema elettrico, l’economia e il profilo dei rischi climatici, mentre gli effetti del riscaldamento globale possono a loro volta influenzare investimenti, consumi e capacità produttiva. È questo il problema affrontato da AD-MERGE 2.0, la nuova versione di un modello di valutazione integrata presentata il 2 settembre 2026 sulla rivista Geoscientific Model Development.

La nuova versione del modello collega decisioni energetiche, danni climatici e adattamento, offrendo una lettura integrata delle politiche di lungo periodo. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Il punto di partenza dello studio è una difficoltà ricorrente nelle analisi climatiche: le politiche di mitigazione, cioè quelle rivolte alla riduzione delle emissioni, vengono spesso esaminate separatamente dalle misure di adattamento e dalla stima dei danni. AD-MERGE 2.0 cerca di superare questa frammentazione mettendo in relazione trasformazione del settore energetico, dinamiche macroeconomiche, evoluzione della temperatura e conseguenze fisiche ed economiche del cambiamento climatico. L’obiettivo non è fornire una previsione puntuale, ma costruire scenari coerenti per confrontare costi, benefici e compromessi.
Rispetto alla versione precedente, il modello introduce un anno di riferimento più recente, fissato al 2015, e una maggiore articolazione geografica: le regioni considerate passano da nove a quindici. Questa suddivisione consente di rappresentare con più dettaglio differenze nella disponibilità di risorse, nella struttura economica, nella vulnerabilità climatica e nella capacità di sostenere investimenti. Stati Uniti, Cina e India restano distinti, mentre nuove separazioni riguardano, tra gli altri, Giappone e Corea del Sud, Medio Oriente, Africa e America centrale e latina.
La componente energetica è stata ampliata con nuove categorie di risorse, tecnologie di conversione aggiornate e una rappresentazione più esplicita di idrogeno, impianti rinnovabili e sistemi di rimozione dell’anidride carbonica. Tra questi compare la cattura diretta della CO2 dall’aria con stoccaggio, una tecnologia ancora soggetta a rilevanti incertezze tecniche ed economiche. Il modello considera quindi non soltanto la disponibilità teorica delle soluzioni, ma anche il loro ruolo nel bilancio complessivo di investimenti, emissioni e domanda energetica.
Un aggiornamento rilevante riguarda il modo in cui vengono trattate solare ed eolico. AD-MERGE 2.0 include dinamiche legate alla variabilità della produzione, vincoli di flessibilità, curve della domanda residua, accumuli di breve periodo e stoccaggio stagionale. In termini pratici, l’energia generata dal vento e dal sole non viene considerata come una quantità sempre disponibile: la sua integrazione richiede reti adeguate, capacità di accumulo, gestione dei carichi e impianti in grado di intervenire quando la produzione rinnovabile diminuisce.
La ricerca distingue due forme di risposta agli impatti climatici. L’adattamento reattivo comprende interventi e comportamenti riferiti al periodo corrente, assimilati nel modello a variabili di flusso. L’adattamento proattivo, invece, riguarda investimenti anticipati e più strutturali, i cui benefici possono estendersi per diversi anni: opere, infrastrutture e capacità di resilienza vengono trattate come uno stock di capitale che produce effetti nel tempo e si deteriora gradualmente.
Le configurazioni principali
Per testare il funzionamento del modello, gli autori esaminano cinque configurazioni principali. Una Baseline rappresenta la prosecuzione delle tendenze energetiche ed economiche senza considerare nei processi decisionali i danni climatici. Gli altri percorsi includono una traiettoria coerente con le politiche dichiarate e una collegata agli impegni annunciati dai governi, ciascuna valutata con o senza adattamento ottimale. Quest’ultima condizione è un’ipotesi teorica di perfetta previsione, utile come riferimento analitico ma non equivalente alle decisioni reali, spesso prese in presenza di informazioni incomplete.
Nel modello le emissioni alimentano la concentrazione dei gas serra, modificano il forzante radiativo e contribuiscono alla variazione della temperatura media globale. Questi passaggi non sono inseriti come risultati esterni e immutabili: la componente climatica è collegata all’ottimizzazione e può quindi restituire feedback tra attività economica, sistema energetico, danni e risposte di adattamento. La Baseline proietta emissioni in crescita per gran parte del secolo, con un incremento più marcato fino al 2040 e una successiva evoluzione più moderata.
Il risultato più importante non è una singola graduatoria tra tecnologie o politiche, ma la possibilità di osservare dove mitigazione e adattamento si rafforzano e dove, invece, emergono tensioni. Una scelta energetica può ridurre le emissioni future senza eliminare i danni già associati al riscaldamento accumulato; allo stesso tempo, un investimento di adattamento può attenuare le perdite regionali senza sostituire la riduzione delle emissioni. L’eterogeneità tra regioni diventa quindi centrale per valutare vulnerabilità, costi residui e distribuzione dei benefici.
A cosa serve realmente lo strumento di confronto
AD-MERGE 2.0 va letto come uno strumento di confronto tra ipotesi, non come un oracolo capace di stabilire il futuro. I risultati dipendono da traiettorie demografiche ed economiche, costi tecnologici, potenziali regionali, tassi di apprendimento e vincoli politici. La disponibilità del codice e dei dati associati permette di rendere più trasparente il lavoro e di sottoporre le conclusioni a nuove verifiche, modificando le assunzioni e osservando quanto cambiano gli esiti.
La novità editoriale e scientifica della ricerca sta dunque nel mettere sullo stesso tavolo problemi che nella pratica amministrativa vengono spesso gestiti da settori diversi. Energia, clima, economia e resilienza non sono compartimenti stagni: una rete più rinnovabile richiede flessibilità, gli impatti climatici possono ridurre produttività e benessere, mentre l’adattamento può modificare il fabbisogno di investimenti. Un modello integrato non elimina la complessità, ma rende più visibili le conseguenze incrociate delle decisioni.
Per interpretare correttamente le proiezioni, sarà necessario distinguere ciò che deriva dalla struttura del modello da ciò che dipende dagli scenari scelti. L’uso di un’unica architettura consente di collegare variabili prima separate, ma non cancella i margini di incertezza relativi a danni climatici, costi dell’adattamento, tempi di diffusione delle tecnologie e reazioni dei sistemi economici. Il valore di AD-MERGE 2.0 risiede quindi soprattutto nella capacità di esplorare alternative coerenti e di evidenziare quali assunzioni guidano le conclusioni.
L’integrazione proposta può aiutare a spostare la discussione dalla sola quantità di emissioni evitate alla qualità complessiva delle trasformazioni. Una politica efficace dovrebbe considerare anche affidabilità della rete, distribuzione territoriale dei rischi, accesso alle tecnologie, costi sociali e capacità di proteggere le persone dagli impatti già inevitabili. Questa è un’interpretazione coerente con la logica del modello, ma non una raccomandazione automatica: ogni applicazione concreta richiederebbe dati locali e ipotesi calibrate sul contesto esaminato.
I passaggi successivi
Il passaggio successivo sarà verificare come cambiano i risultati quando vengono modificate le ipotesi sui costi delle rinnovabili, sull’accumulo, sull’idrogeno, sulla cattura della CO2 e sulla velocità degli investimenti. Dovranno essere monitorati anche i divari tra regioni: la stessa strategia può produrre benefici diversi in economie con risorse, infrastrutture e vulnerabilità non comparabili. In assenza di una previsione certa, il contributo più utile del modello consiste nel mostrare quali condizioni rendono una traiettoria più robusta di un’altra.
Le future applicazioni potranno confrontare politiche più dettagliate, integrare dati aggiornati e valutare quanto le risposte di adattamento siano realisticamente finanziabili e attuabili. Resterà importante evitare che scenari teorici, come l’adattamento ottimale con perfetta informazione, vengano interpretati come risultati immediatamente disponibili. La ricerca offre piuttosto una base per discutere priorità e rischi, mentre la solidità delle conclusioni dipenderà dalla qualità degli input e dal confronto con osservazioni, studi settoriali e analisi regionali.














