Campi Flegrei, oltre 200 scosse nello sciame sismico: cosa sta accadendo nell’area di Pozzuoli

La sequenza sismica segue la forte scossa registrata nell’area flegrea e riporta l’attenzione sul bradisismo, senza consentire previsioni automatiche sull’evoluzione futura.

Oltre 200 terremoti sono stati registrati dall’INGV ai Campi Flegrei nell’ambito dello sciame sismico seguito alla forte scossa del 31 luglio 2026. La sequenza ha riportato preoccupazione tra la popolazione dell’area napoletana, ma il dato numerico deve essere letto insieme alla magnitudo degli eventi, alla loro profondità e agli altri parametri del monitoraggio vulcanico. La sola presenza di molte scosse non permette infatti di stabilire se sia in corso un passaggio verso un’eruzione.

Sciame sismico ai Campi Flegrei

Oltre 200 eventi sono stati rilevati dall’INGV dopo la forte scossa del 31 luglio 2026, nel quadro della persistente attività bradisismica dell’area flegrea.

La sequenza dopo la scossa più intensa degli ultimi anni

L’evento principale ha interessato l’area flegrea nella serata di venerdì 31 luglio, con una magnitudo indicata nelle prime ricostruzioni intorno a 4,7. La scossa è stata avvertita in modo ampio nell’area metropolitana di Napoli e ha avuto un epicentro localizzato nei pressi della zona di Pozzuoli, a bassa profondità. Dopo il terremoto più forte, la rete dell’Osservatorio Vesuviano ha continuato a rilevare numerosi eventi di magnitudo generalmente inferiore, configurando una sequenza ancora in evoluzione.

Il conteggio preliminare può cambiare con il lavoro di revisione dei sismologi. Molti terremoti ai Campi Flegrei hanno infatti una magnitudo molto bassa e vengono individuati grazie alla sensibilità della rete locale, mentre altri segnali possono essere inizialmente difficili da distinguere dal rumore di fondo. Per questo l’INGV aggiorna progressivamente localizzazione, profondità e magnitudo, correggendo i valori quando diventano disponibili dati più completi dalle stazioni di monitoraggio.

Monitoraggio dei terremoti ai Campi Flegrei

La sequenza sismica viene valutata attraverso terremoti, deformazioni del suolo e parametri geochimici, senza possibilità di prevedere automaticamente un’eruzione.

Il legame con il bradisismo dei Campi Flegrei

La sismicità flegrea è collegata al bradisismo, cioè alla deformazione del suolo che alterna fasi di sollevamento e periodi di abbassamento più lento. Durante le fasi di sollevamento, la pressione nel sistema vulcanico e idrotermale può favorire la fratturazione delle rocce superficiali e generare terremoti ravvicinati nel tempo. Si tratta di un processo noto e seguito attraverso dati sismici, geodetici e geochimici, che devono essere interpretati nel loro insieme.

L’attuale fase di sollevamento è in corso dal 2005 e negli ultimi anni è stata accompagnata da un’intensificazione dell’attività sismica. La Protezione civile ricorda che gli eventi si concentrano soprattutto nell’area compresa tra Astroni, Solfatara-Pisciarelli, Agnano, Pozzuoli e il golfo di Pozzuoli, con ipocentri generalmente superficiali. Questa caratteristica contribuisce a rendere percepibili anche scosse di magnitudo contenuta, soprattutto nei comuni più vicini alla caldera.

Il numero degli eventi non equivale automaticamente a un aumento proporzionale del rischio eruttivo. Un terremoto, anche se avvertito dalla popolazione, non costituisce da solo una prova di risalita del magma né consente di prevedere tempi e modalità di una possibile eruzione. Gli esperti valutano invece la combinazione tra frequenza e magnitudo dei terremoti, velocità del sollevamento, variazioni nei gas e temperature delle fumarole, oltre agli eventuali cambiamenti nella distribuzione degli ipocentri.

Cosa significa per Pozzuoli e Napoli

Le scosse superficiali possono produrre effetti locali più evidenti rispetto a terremoti di magnitudo simile ma profondi. La percezione dipende dalla distanza dall’epicentro, dalla durata del movimento e dalle caratteristiche del terreno e degli edifici. Dopo l’evento principale sono quindi necessarie verifiche tecniche sulle strutture, soprattutto negli immobili già vulnerabili o interessati da fenomeni di danneggiamento precedenti. La prudenza deve accompagnarsi a informazioni ufficiali e non a valutazioni diffuse sui social network.

L’area maggiormente coinvolta comprende Pozzuoli e diversi settori occidentali di Napoli, mentre la percezione può estendersi anche oltre la zona immediatamente prossima all’epicentro. Il sistema di protezione civile mantiene attive procedure di monitoraggio e comunicazione, con indicazioni rivolte alla popolazione per la gestione delle emergenze. In caso di nuove scosse, è importante conoscere il piano comunale, evitare ascensori durante il movimento e verificare preventivamente i punti di raccolta indicati dalle autorità.

Nei bollettini recenti dell’Osservatorio Vesuviano la sismicità mensile ha mostrato valori elevati, con centinaia di terremoti registrati e una netta prevalenza di eventi di bassa magnitudo. Questo andamento conferma la persistenza dell’attività bradisismica, ma non offre da solo una scadenza temporale per gli sviluppi successivi. La sequenza iniziata dopo la scossa più forte dovrà essere seguita attraverso gli aggiornamenti dell’INGV, che potranno chiarire se la frequenza degli eventi tenderà a ridursi oppure resterà sostenuta.

Perché il dato delle 200 scosse va interpretato con cautela

Il dato più significativo non è soltanto il superamento di una soglia numerica, ma la sua collocazione dentro una crisi bradisismica che dura da anni. Centinaia di eventi possono indicare una fase di maggiore attività del sistema, ma la maggior parte delle scosse rilevate è di magnitudo bassa e non produce danni. L’interpretazione più solida nasce dal confronto tra serie sismiche, deformazioni del suolo e parametri geochimici: isolare un solo indicatore aumenta il rischio di letture allarmistiche o, al contrario, di sottovalutazione.

I segnali da seguire nei prossimi aggiornamenti

Nelle prossime ore e nei prossimi giorni l’attenzione sarà rivolta alla frequenza delle repliche, alla loro distribuzione nell’area flegrea, alla profondità degli ipocentri e all’eventuale comparsa di nuove scosse di magnitudo più elevata. Saranno altrettanto importanti i dati sul sollevamento del suolo e sulle emissioni gassose. Se la sequenza dovesse attenuarsi, il quadro potrebbe rientrare nella normale variabilità della crisi in corso; se invece i parametri cambiassero insieme, gli enti di monitoraggio fornirebbero valutazioni aggiornate.

Alessandro Cortini

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