Campi Flegrei, nuova scossa: Florindo invita alla prudenza sull’ipotesi di escalation

L’INGV conferma che la deformazione del suolo continua a favorire accumulo e rilascio di energia, ma l’evento non consente da solo di prevedere un’escalation.

Una nuova scossa nell’area dei Campi Flegrei riporta l’attenzione sul bradisismo e sulla sequenza di terremoti superficiali che da anni accompagna la deformazione della caldera. Il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Fabio Florindo, ha definito l’evento importante, ma ha invitato a non utilizzare già il termine escalation. La lettura più prudente è che il sistema continui a manifestare un processo in corso, senza che una singola scossa permetta di stabilire quale sarà la sua evoluzione.

Terremoto e bradisismo ai Campi Flegrei

La nuova scossa si inserisce nella crisi bradisismica dei Campi Flegrei, caratterizzata da deformazione del suolo e terremoti superficiali monitorati dall’INGV.

Perché l’evento viene considerato importante

Il rilievo dell’evento non dipende soltanto dal valore della magnitudo, ma anche dalla sua collocazione all’interno di una crisi bradisismica ancora attiva. Ai Campi Flegrei i terremoti hanno generalmente profondità ridotte e, proprio per questo, possono essere percepiti con facilità dalla popolazione anche quando la magnitudo non raggiunge livelli elevati. La sismicità si concentra soprattutto nell’area della caldera, tra Pozzuoli, la Solfatara, Pisciarelli, Agnano e il Golfo di Pozzuoli, dove il sollevamento del suolo ha accompagnato l’incremento dell’attività dal 2018.

Il quadro ufficiale descrive una caldera sottoposta a monitoraggio continuo attraverso più indicatori: terremoti, deformazioni del terreno e variazioni nelle caratteristiche fisico-chimiche delle fumarole e dei gas. Il Dipartimento della Protezione Civile segnala che il sollevamento complessivo registrato dal 2005 ha superato il metro e mezzo e che, alla fine di marzo 2026, il punto di massima deformazione nel Rione Terra di Pozzuoli aveva raggiunto circa 163,5 centimetri. Questi dati spiegano perché ogni nuovo evento venga analizzato nel contesto della sequenza e non isolatamente.

Monitoraggio sismico dei Campi Flegrei

Il presidente INGV Fabio Florindo invita a distinguere l’importanza dell’evento dalla possibilità di parlare già di escalation del fenomeno.

Il significato del processo di deformazione

La spiegazione fornita da Florindo richiama il meccanismo centrale del bradisismo: la deformazione del suolo può generare accumulo di energia nella crosta superficiale e successivi rilasci attraverso terremoti. Non si tratta però di una sequenza lineare, nella quale ogni scossa annuncia necessariamente un passaggio successivo più intenso. L’attività può mostrare fasi di maggiore concentrazione degli eventi, periodi di relativa attenuazione e variazioni nella velocità del sollevamento, motivo per cui i ricercatori valutano serie di dati estese nel tempo.

Negli ultimi anni l’area ha già registrato terremoti significativi nel quadro della crisi in corso. Il Dipartimento della Protezione Civile ricorda gli eventi di magnitudo 4.2 e 4.0 del 2023, la scossa di magnitudo 4.4 del 20 maggio 2024 e altri terremoti rilevanti registrati nel 2025. La successione conferma che l’attività sismica non è episodica, ma non consente da sola di trasformare l’osservazione di una nuova scossa in una previsione deterministica di ulteriori terremoti o di un’eruzione imminente.

La cautela dell’INGV assume un peso particolare perché, nelle ore successive a un terremoto avvertito dalla popolazione, il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulla parola escalation. Sul piano scientifico, invece, un’accelerazione può essere valutata soltanto confrontando l’andamento della sismicità con quello della deformazione e dei parametri geochimici. Anche uno studio preliminare sul bradisismo, ha chiarito l’INGV, non può essere letto come una previsione certa dell’evoluzione del fenomeno né come l’annuncio di un evento imminente.

La risposta delle istituzioni e il ruolo del monitoraggio

In occasione degli eventi più rilevanti, la Protezione Civile attiva i collegamenti con le strutture locali e mantiene il coordinamento con comuni, prefetture e Regione. Dopo una scossa di magnitudo 4.4 registrata nel maggio 2026, il sistema regionale aveva riferito l’attivazione dei Centri Operativi Comunali e l’avvio delle verifiche sul territorio. Questo assetto non equivale alla dichiarazione di un’emergenza eruttiva: indica piuttosto la necessità di controllare eventuali danni, raccogliere segnalazioni e garantire informazioni coerenti alla popolazione.

Per i residenti, il messaggio principale resta quindi duplice. Da un lato, la scossa conferma che il bradisismo continua a produrre effetti concreti e che il rischio sismico locale deve essere preso sul serio, anche per la superficialità degli eventi. Dall’altro, l’assenza di una previsione deterministica impedisce di stabilire sulla base del solo terremoto se sia iniziata una fase diversa. La valutazione corretta passa dai bollettini ufficiali e dall’insieme degli indicatori osservati dall’INGV e dal sistema di protezione civile.

Cosa rivela davvero la nuova scossa sul bradisismo

L’elemento più significativo è la continuità del meccanismo, non la possibilità di ricavare una previsione immediata. Il sollevamento del suolo e la sismicità mostrano che la caldera resta in una condizione di disequilibrio monitorato, nella quale l’energia accumulata viene rilasciata anche con terremoti avvertibili. Interpretare questo dato come prova automatica di un’escalation sarebbe però un passaggio non sostenuto dalle evidenze disponibili. La posizione di Florindo invita a separare il fatto osservato, cioè un evento importante inserito in una crisi attiva, dalla sua interpretazione e dalle conseguenze future, che restano dipendenti dall’evoluzione simultanea di più parametri. In questo senso, la prudenza non ridimensiona la portata della scossa: evita piuttosto di attribuirle un significato che la sola sismologia dell’evento non può garantire.

Quali segnali osservare nelle prossime settimane

L’attenzione degli esperti sarà rivolta alla frequenza e alla distribuzione delle scosse, alla loro magnitudo e profondità, alla velocità del sollevamento e alle eventuali variazioni nei gas e nelle fumarole. Un cambiamento coordinato di più indicatori avrebbe un significato diverso rispetto a un singolo evento isolato, ma anche in quel caso la valutazione richiederebbe analisi e comunicazioni ufficiali. Al momento, il punto fermo è che il processo continua e deve essere seguito senza allarmismi, mantenendo aggiornate le procedure di protezione civile e affidandosi ai dati pubblicati dagli enti competenti. La parola escalation, dunque, resta prematura finché non emergeranno elementi convergenti e verificati che descrivano un mutamento reale della dinamica.

Il monitoraggio dei Campi Flegrei non riguarda soltanto la previsione di un possibile evento futuro, ma anche la riduzione del rischio nel presente. Informazione, conoscenza degli edifici, partecipazione alle esercitazioni e rispetto delle indicazioni locali rappresentano strumenti concreti mentre la ricerca prosegue. La nuova scossa rafforza la necessità di mantenere alta l’attenzione, ma non modifica automaticamente il livello di allerta né autorizza conclusioni definitive sull’evoluzione della crisi.

Giancarlo Colapinto

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