Una scossa di terremoto di magnitudo locale ML 3.7 è stata registrata venerdì 4 settembre 2026 alle 13:04 nell’Adriatico centrale. I dati disponibili attraverso il portale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia indicano un evento avvenuto in mare, con coordinate epicentrali pari a 42.443 gradi di latitudine nord e 16.466 gradi di longitudine est. L’ipocentro è stato stimato a circa 10 chilometri di profondità. Si tratta di parametri preliminari, soggetti agli eventuali aggiornamenti della rete di monitoraggio e delle successive verifiche sismologiche.

La scossa ML 3.7 è stata registrata il 4 settembre 2026 nell’Adriatico centrale, con epicentro in mare e ipocentro a 10 chilometri di profondità. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
La posizione colloca l’evento nel bacino dell’Adriatico centrale, in un settore marino situato tra la sponda italiana e la costa dalmata della Croazia. L’epicentro non ricade quindi in un comune o in un’area abitata, ma in mare aperto. La profondità di 10 chilometri viene generalmente considerata superficiale nell’ambito della classificazione degli eventi sismici: a parità di magnitudo, la distanza dalla superficie può influire sul modo in cui le onde vengono percepite, ma non consente da sola di stabilire se una scossa sia stata avvertita o abbia prodotto effetti.
La sigla ML identifica la magnitudo locale, un parametro calcolato sulla base dell’ampiezza delle onde registrate dagli strumenti e della distanza dall’evento. Non va confusa con l’intensità macrosismica, che descrive invece gli effetti osservati in un determinato luogo, né con una valutazione automatica dei danni. Per la scossa del 4 settembre non risultano, nelle informazioni ufficiali consultate, segnalazioni confermate di danni a persone o strutture riconducibili all’evento.

L’evento si inserisce nel contesto geodinamico dell’Adriatico, una regione monitorata per la presenza di strutture sismicamente attive tra Italia, Croazia e Montenegro.
L’area adriatica non è priva di attività sismica. La microzolla adriatica e i suoi margini interagiscono con le strutture appenniniche e dinariche, producendo deformazioni e terremoti di diversa energia. Nel bacino marino, la distanza dalle coste rende spesso meno immediata la percezione degli eventi, mentre la localizzazione richiede una rete strumentale capace di integrare i dati delle stazioni sulla terraferma. La sismicità osservata non rappresenta, da sola, una previsione di terremoti più forti.
La ricerca recente sta rafforzando la conoscenza del sottosuolo marino. La campagna oceanografica TRACE, coordinata con la partecipazione di INGV, CNR-ISMAR, Università italiane e istituzioni croate e montenegrine, prevede l’impiego di 20 sismometri sul fondale del Mare Adriatico meridionale. Gli strumenti sono destinati a registrare la sismicità naturale e a migliorare la ricostruzione delle strutture profonde e delle faglie attive offshore.
Per eventi di questa entità, il primo dato diffuso dalla rete può essere modificato nelle ore o nei giorni successivi, soprattutto per quanto riguarda coordinate, profondità e magnitudo. L’INGV distingue infatti tra parametri calcolati in tempo reale e revisioni effettuate dagli analisti del Bollettino Sismico Italiano. Il monitoraggio successivo serve a verificare la stabilità della localizzazione e a stabilire se siano state registrate altre scosse nella stessa area.
Al momento, il dato più prudente è anche quello più corretto: è stato registrato un terremoto di ML 3.7 in mare, a circa 10 chilometri di profondità, ma non devono essere attribuiti automaticamente al sisma danni, allarmi o conseguenze sulle coste. L’assenza di comunicazioni ufficiali su effetti significativi non equivale a una valutazione sulla pericolosità generale dell’area, che deve essere considerata attraverso studi, cataloghi storici e mappe di pericolosità.
Il contesto storico conferma che il medio Adriatico può essere interessato da terremoti anche più energetici, sebbene gli eventi non siano confrontabili soltanto sulla base della posizione geografica. I cataloghi dell’INGV raccolgono episodi avvenuti lungo le coste e nel bacino marino, con effetti variabili in relazione alla magnitudo, alla profondità, alla distanza dagli abitati e alle caratteristiche dei terreni. Per questo una singola scossa moderata non permette di dedurre l’evoluzione futura della sismicità.
La notizia va dunque letta come una segnalazione strumentale precisa, non come l’annuncio di un’emergenza. Il riferimento temporale, la posizione offshore, la magnitudo e la profondità costituiscono gli elementi verificati dell’evento. Restano da seguire eventuali revisioni ufficiali e i bollettini della rete sismica, evitando di trasformare la normale attività di monitoraggio in una previsione che la sismologia, allo stato attuale, non consente di formulare per una singola scossa.
Perché una scossa in mare non è un fatto isolato dal punto di vista geologico
La scossa ML 3.7 è coerente con un quadro geodinamico nel quale la piattaforma adriatica non costituisce un blocco completamente immobile. I margini del bacino sono coinvolti nei movimenti relativi tra la microzolla adriatica, gli Appennini e il sistema dinarico. Questo aiuta a comprendere perché gli strumenti registrino terremoti anche lontano dalla terraferma. Tuttavia, collegare automaticamente un evento di magnitudo contenuta a una sequenza imminente sarebbe un’interpretazione non sostenuta dai dati disponibili. Il valore informativo principale della scossa riguarda quindi il monitoraggio della deformazione regionale e il miglioramento dei modelli, non una previsione immediata di rischio.
Le verifiche da seguire nelle prossime ore
L’evoluzione da osservare riguarda soprattutto la possibile presenza di altri eventi nella stessa zona, l’eventuale revisione dei parametri e la pubblicazione di comunicazioni da parte degli organismi competenti. Una replica, se registrata, non indicherebbe automaticamente un peggioramento, così come l’assenza di ulteriori scosse non permetterebbe di formulare previsioni. Il quadro potrà essere aggiornato soltanto sulla base dei dati della Rete Sismica Nazionale e delle analisi successive. Fino a quel momento, la descrizione più corretta resta quella di un terremoto offshore di magnitudo ML 3.7, localizzato nell’Adriatico centrale il 4 settembre 2026, senza conseguenze ufficialmente confermate.


















