Palmi, sulla costa tirrenica della provincia di Reggio Calabria, riceverà il riconoscimento internazionale Tsunami Ready dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO. L’accreditamento, annunciato dall’INGV per il 12 settembre 2026, rende il comune calabrese il secondo in Italia a ottenere questa certificazione dopo Minturno, nel Lazio. Non si tratta di una previsione su un evento imminente, ma della verifica di un percorso amministrativo, tecnico e informativo destinato a rendere più pronta la comunità davanti a un possibile maremoto.
Approfondimento collegato all’articolo “Palmi ottiene il riconoscimento Tsunami Ready: cosa cambia per la costa calabrese”.
Il programma Tsunami Ready promuove la preparazione delle comunità costiere attraverso una collaborazione continuativa tra amministrazioni, strutture di protezione civile, istituzioni scientifiche, operatori locali e cittadini. Il riconoscimento viene assegnato quando sono raggiunti gli indicatori previsti dalle linee guida internazionali e quando il percorso riceve il via libera degli organismi locali e nazionali competenti. L’obiettivo è migliorare la capacità di comprendere il pericolo, ricevere gli avvisi e reagire in modo ordinato prima, durante e dopo l’emergenza.
Per Palmi, uno dei passaggi centrali è stato lo sviluppo di mappe specifiche per il rischio maremoto nell’ambito del progetto CoastWAVE 2.0, finanziato dalla Commissione europea attraverso la DG ECHO per le annualità 2025-2026. Le mappe individuano le aree potenzialmente interessate dall’inondazione e indicano i percorsi da seguire per allontanarsi dalla costa e raggiungere le aree di raccolta. La pianificazione traduce così una valutazione scientifica del pericolo in indicazioni utilizzabili dalla popolazione.
Il percorso locale ha incluso anche interventi visibili sul territorio. Secondo il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, lungo il tratto di costa comunale sono state installate indicazioni orizzontali e verticali dedicate al rischio tsunami, insieme a un sistema sonoro attivabile a distanza. Il Comune dispone inoltre di un’applicazione per gli avvisi sui rischi territoriali, nella quale è compreso anche il pericolo maremoto. Questi strumenti hanno valore soltanto se conosciuti in anticipo e integrati nella pianificazione di protezione civile.
La preparazione non riguarda soltanto infrastrutture e cartelli. Nel percorso verso l’accreditamento sono state organizzate attività di divulgazione e sensibilizzazione, compresi incontri con gli studenti dell’Istituto di istruzione superiore Nicola Pizi. Il programma prevede iniziative periodiche rivolte alla popolazione e una diffusione dei materiali attraverso più canali. La logica è rendere riconoscibili i segnali di pericolo e favorire comportamenti rapidi, evitando che l’allerta venga interpretata per la prima volta proprio durante una situazione di emergenza.
La scelta di Palmi è legata anche alle caratteristiche del territorio. Il comune si trova in un’area della Calabria tirrenica classificata a pericolosità medio-alta e interessata in passato da fenomeni di maremoto documentati dall’Italian Tsunami Effects Database dell’INGV. Le ricostruzioni storiche ricordano che le coste calabresi e siciliane sono tra quelle maggiormente esposte nel contesto italiano. Il rischio, quindi, non deriva da un singolo scenario teorico, ma dall’interazione tra sismicità regionale, conformazione dei fondali e presenza di insediamenti lungo la costa.
Il rischio maremoto riguarda l’intero Mediterraneo, sebbene con caratteristiche diverse rispetto agli oceani. La sismicità dell’area, i vulcani attivi emersi e sommersi e la possibilità di frane sui fondali possono generare variazioni improvvise del livello del mare. Le coste italiane hanno registrato nel corso dei secoli numerosi maremoti, con effetti più rilevanti soprattutto in Sicilia orientale, Calabria, Puglia ed Eolie. Anche altri tratti costieri, compresi quelli liguri, tirrenici e adriatici, non sono completamente esclusi.
In Italia la gestione del rischio si basa sul Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma, istituito nel 2017. Il sistema coinvolge INGV, attraverso il Centro Allerta Tsunami, ISPRA e Dipartimento della Protezione Civile. Gli strumenti nazionali possono contribuire a diramare informazioni anche quando l’origine del maremoto si trova lontano dalle coste italiane, per esempio nel bacino mediterraneo orientale. A livello locale, tuttavia, la rapidità della risposta dipende dalla conoscenza dei percorsi e dalla capacità di raggiungere rapidamente luoghi sicuri.
In caso di terremoto avvertito chiaramente lungo la costa, di improvviso ritiro o avanzamento anomalo del mare oppure di un forte boato proveniente dalla zona marina, la prudenza impone di non aspettare necessariamente un messaggio ufficiale per iniziare ad allontanarsi dalla battigia. Questi segnali non sostituiscono il sistema di allerta, ma possono essere decisivi quando il fenomeno è vicino e i tempi disponibili sono ridotti. Le indicazioni definitive restano quelle delle autorità e del piano comunale di protezione civile.
Il riconoscimento ottenuto da Palmi va letto soprattutto come una certificazione della capacità organizzativa della comunità. Mappe, sirene, applicazioni e cartelli non riducono la pericolosità naturale del Mediterraneo, ma possono ridurre l’esposizione e accorciare i tempi di reazione. La differenza tra un sistema formalmente predisposto e uno realmente efficace dipenderà dalla manutenzione degli strumenti, dall’aggiornamento delle mappe e dalla continuità delle esercitazioni, soprattutto in una località dove la popolazione presente può cambiare sensibilmente durante l’anno.
Il passaggio successivo non consiste nel considerare concluso il lavoro, ma nel mantenerlo operativo. Dovranno essere monitorate la leggibilità della segnaletica, la funzionalità dei sistemi sonori, la diffusione dell’applicazione e la conoscenza dei percorsi da parte di residenti, studenti, lavoratori e visitatori. L’esperienza di Palmi potrà inoltre offrire un modello per altri comuni costieri italiani, ma ogni applicazione dovrà essere adattata alla morfologia locale, alla distribuzione degli abitati e ai tempi stimati di arrivo delle onde nei diversi scenari.














