Clima globale, il 2025 conferma nuovi record per gas serra, oceani e mari

Il rapporto internazionale sullo stato del clima descrive un sistema sempre più sbilanciato, con concentrazioni record di gas serra e oceani ai massimi livelli di calore osservati.

Il 2025 ha confermato la persistenza di una fase climatica eccezionale, nella quale atmosfera, oceani e criosfera continuano a muoversi nella stessa direzione: più calore accumulato e meno tempo per il recupero degli equilibri naturali. Il rapporto State of the Global Climate 2025 dell’Organizzazione meteorologica mondiale indica concentrazioni record dei principali gas serra, un nuovo massimo del contenuto di calore oceanico e un livello medio globale del mare ancora prossimo ai valori più elevati mai osservati.

Oceano caldo visto dallo spazio con aree marine evidenziate dal riscaldamento globale

Il calore accumulato dagli oceani ha raggiunto nel 2025 il massimo della serie osservativa, con conseguenze sugli ecosistemi e sul livello dei mari. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

L’atmosfera continua ad accumulare gas che trattengono calore

Il primo elemento del quadro riguarda la composizione dell’atmosfera. Nel 2025 le concentrazioni di anidride carbonica, metano e protossido d’azoto hanno raggiunto nuovi livelli record secondo la sintesi internazionale della WMO. La CO2 resta il principale indicatore della pressione esercitata dalle attività umane sul sistema climatico, mentre metano e protossido d’azoto, pur presenti in quantità inferiori, contribuiscono in modo rilevante all’aumento dell’effetto serra. I dati disponibili mostrano inoltre che la crescita non si è arrestata durante l’anno.

L’accumulo di questi composti modifica il bilancio energetico del pianeta: una parte maggiore della radiazione infrarossa resta nel sistema Terra e il calore si distribuisce tra atmosfera, continenti, ghiacci e oceani. Non si tratta quindi soltanto di un aumento delle temperature dell’aria. La persistenza dei record indica che il riscaldamento è sostenuto da una forzante di lunga durata, capace di mantenere elevata l’energia disponibile anche quando intervengono oscillazioni naturali come La Niña o variazioni stagionali.

Il calore resta soprattutto nell’oceano

Nel 2025 il contenuto di calore degli oceani ha raggiunto il valore più alto della serie osservativa. L’oceano assorbe la maggior parte dell’energia in eccesso intrappolata dai gas serra e funziona quindi da grande serbatoio termico del sistema climatico. Questo rallenta temporaneamente la risposta della temperatura atmosferica, ma non elimina il problema: il calore accumulato può influenzare per decenni la circolazione marina, gli scambi con l’atmosfera e l’intensità di diversi fenomeni estremi.

L’aumento della temperatura marina ha conseguenze fisiche ed ecologiche. L’acqua più calda si espande e contribuisce direttamente all’innalzamento del livello del mare; inoltre, può ridurre la disponibilità di ossigeno in alcuni ambienti, aumentare lo stress per gli ecosistemi e rendere più vulnerabili coralli, specie ittiche e habitat costieri. Il riscaldamento non è uniforme in ogni bacino, ma la tendenza globale è abbastanza robusta da rappresentare uno degli indicatori più importanti della trasformazione climatica in corso.

Un altro segnale è la diffusione delle ondate di calore marine. La sintesi WMO riferisce che nel 2025 circa il 90% della superficie oceanica ha sperimentato almeno un episodio di questo tipo, una quota superiore all’87% indicato nel titolo di partenza. La differenza è importante perché mostra quanto sia necessario distinguere tra stime, aggiornamenti e definizioni utilizzate nei diversi prodotti scientifici. In ogni caso, il dato conferma che il caldo marino non è rimasto confinato a poche aree, ma ha interessato una parte vastissima degli oceani.

Il livello del mare vicino al record del 2024

Il livello medio globale del mare ha mantenuto nel 2025 valori comparabili con il massimo raggiunto nel 2024, che aveva segnato il record della serie satellitare. L’andamento non deve essere interpretato come una stabilizzazione: le oscillazioni annuali possono riflettere la variabilità naturale della distribuzione dell’acqua tra oceani, continenti e atmosfera, mentre la tendenza di fondo resta crescente. Le cause principali sono l’espansione dell’acqua marina riscaldata e il contributo della fusione di ghiacciai e calotte glaciali.

L’innalzamento del mare amplifica i rischi nelle fasce costiere, soprattutto durante mareggiate, cicloni e precipitazioni intense. A parità di forza dell’evento, un livello di base più alto facilita l’ingresso dell’acqua nelle aree basse e aumenta la pressione su porti, infrastrutture, sistemi di drenaggio e insediamenti. Il fenomeno è globale, ma gli effetti dipendono dalla subsidenza locale, dalla conformazione delle coste, dalla protezione naturale e dalla capacità dei territori di adattare pianificazione e difese.

Il rapporto segnala anche che il periodo 2015-2025 comprende gli undici anni più caldi mai registrati e che il 2025 si è collocato al secondo o terzo posto nella classifica globale, con una temperatura media di circa 1,43 gradi sopra il riferimento 1850-1900. La posizione esatta dipende dal dataset utilizzato, ma non cambia la sostanza: il sistema climatico sta mantenendo una temperatura media eccezionalmente elevata in presenza di concentrazioni record di gas serra.

Perché questi indicatori devono essere letti insieme

I record del 2025 non sono segnali isolati. La maggiore presenza di gas serra aumenta l’energia trattenuta nel sistema; l’oceano assorbe gran parte di quell’energia, si riscalda e contribuisce all’espansione dell’acqua; la fusione dei ghiacci aggiunge ulteriore volume ai mari. Le ondate di calore marine rappresentano una manifestazione rapida di questo squilibrio, mentre il livello del mare sintetizza processi più lenti ma destinati a proseguire anche dopo eventuali riduzioni delle temperature atmosferiche.

Il significato fisico dei record osservati

La lettura complessiva dei dati porta a una conclusione precisa: il 2025 non descrive un semplice anno caldo, ma un sistema climatico nel quale diverse componenti stanno registrando contemporaneamente valori estremi. L’aspetto più rilevante è la coerenza tra atmosfera e oceano. Quando i gas serra aumentano, il calore in eccesso non scompare: viene redistribuito, con effetti che possono manifestarsi in tempi diversi e in luoghi lontani da quelli dove le emissioni sono state prodotte.

Le conseguenze più immediate riguardano gli ecosistemi marini e le comunità esposte sulle coste, ma il problema coinvolge anche agricoltura, pesca, gestione dell’acqua, assicurazioni e infrastrutture. Un oceano più caldo può modificare gli scambi di umidità e di energia con l’atmosfera, mentre un mare più alto riduce il margine di sicurezza durante gli eventi estremi. Si tratta di effetti distinti, ma alimentati dalla stessa alterazione del bilancio climatico.

I prossimi aggiornamenti dovranno chiarire soprattutto la traiettoria del livello del mare, la persistenza del calore oceanico e la distribuzione geografica delle ondate marine. Un singolo anno può essere influenzato dalla variabilità naturale e non consente da solo di definire una nuova accelerazione stabile. Tuttavia, la ripetizione dei record e la presenza contemporanea di più indicatori ai massimi rendono necessario monitorare non soltanto le medie globali, ma anche la durata e l’intensità degli episodi regionali.

La prospettiva futura dipenderà in primo luogo dall’andamento delle emissioni, ma gli effetti del calore già accumulato continueranno a farsi sentire. Anche una riduzione della crescita delle temperature atmosferiche non riporterebbe rapidamente gli oceani alle condizioni precedenti, perché l’acqua ha tempi di risposta molto più lunghi. Per questo il rapporto combina due messaggi: la necessità di contenere le emissioni e quella di preparare le coste e gli ecosistemi a cambiamenti ormai già in corso.

Ugo Bellini

Rimani aggiornato

Ultime notizie