Terremoto in Venezuela, il bilancio sale a 6.509 vittime: consegnate 335 case

A due mesi dalle due forti scosse del 24 giugno, le autorità aggiornano il bilancio e accelerano l'assegnazione degli alloggi agli sfollati.

Il bilancio ufficiale del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno è salito a 6.509 vittime. Le due scosse, stimate di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno interessato il litorale settentrionale del Paese, con conseguenze particolarmente gravi nello Stato di La Guaira, a nord di Caracas. A due mesi dall’evento, le operazioni non sono ancora concluse: squadre di soccorso, volontari e familiari continuano a verificare le macerie alla ricerca dei dispersi.

Macerie dopo il doppio terremoto in Venezuela

Le scosse del 24 giugno hanno colpito soprattutto il litorale settentrionale venezuelano, con danni estesi nello Stato di La Guaira e migliaia di persone ancora senza una casa. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

La distruzione ha assunto una dimensione rilevante anche sul piano abitativo. Almeno 190 edifici sono crollati, mentre oltre 25.240 abitazioni risultano inagibili secondo l’ultimo aggiornamento riportato dalle autorità. In precedenza, il governo aveva indicato decine di migliaia di case sottoposte a valutazione, distinguendo tra immobili ancora utilizzabili, strutture con limitazioni e fabbricati considerati ad alto rischio. Il quadro resta quindi più ampio del solo numero degli edifici collassati.

L’emergenza abitativa continua a pesare soprattutto sulle comunità costiere. Migliaia di persone vivono ancora in accampamenti provvisori, spesso esposti a condizioni difficili. Le recenti piogge torrenziali hanno aumentato la vulnerabilità degli sfollati e, in alcuni casi, danneggiato le tende utilizzate come riparo. La permanenza nei campi prolunga inoltre la pressione sui servizi essenziali, mentre nelle aree più colpite proseguono demolizioni controllate di edifici ritenuti pericolanti.

Sul fronte della ricostruzione, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha confermato la consegna di 335 nuove abitazioni alle famiglie rimaste senza casa. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è arrivare a 4.000 alloggi assegnati entro la fine dell’anno. La promessa era stata annunciata già a luglio, con l’impegno a procedere attraverso consegne mensili fino a dicembre. Il ritmo delle assegnazioni sarà uno dei principali indicatori della capacità di risposta dello Stato.

I dati diffusi nell’ultimo bilancio mostrano anche la vastità del lavoro tecnico ancora da completare. Le autorità hanno esaminato 60.785 abitazioni: 35.545 sono state giudicate abitabili, 14.239 presentano limitazioni e 11.001 sono classificate ad alto rischio. Parallelamente, le squadre hanno rimosso oltre 600.790 tonnellate di detriti, pari a poco meno di un terzo del volume complessivo stimato. La rimozione delle macerie resta essenziale per rendere sicure le aree e consentire nuove verifiche.

Il bilancio operativo comprende anche le attività di assistenza e salvataggio. Secondo le cifre comunicate dal governo, 6.462 persone sono state soccorse dopo il sisma e 226.696 hanno ricevuto cure negli ospedali del Paese. I numeri restituiscono la dimensione prolungata dell’emergenza: non si tratta soltanto della gestione delle vittime e dei feriti nelle ore successive alle scosse, ma di un intervento sanitario e logistico destinato a protrarsi per settimane.

Il programma abitativo non si limita all’obiettivo fissato per dicembre. Nel precedente annuncio pubblico, Rodríguez aveva indicato per il 2027 un traguardo superiore a 10.000 abitazioni, facendo riferimento anche al recupero di edifici rimasti incompiuti. La strategia punta quindi a combinare nuove consegne e completamento di strutture già esistenti. Il risultato dipenderà dalla disponibilità di materiali, dalla sicurezza dei cantieri e dalla corretta individuazione dei nuclei familiari più esposti.

A due mesi dal disastro, il dato più delicato resta quello delle persone ancora senza una risposta definitiva sulla sorte dei propri familiari. Le autorità non hanno diffuso un numero aggiornato dei dispersi, mentre le ricerche nelle macerie proseguono in alcune aree di La Guaira. La fase successiva richiederà verifiche strutturali, assistenza agli sfollati e un sistema trasparente per collegare i danni agli interventi di ricostruzione.

L’interpretazione dei numeri disponibili indica che la crisi non può essere misurata soltanto dal bilancio delle vittime. Le oltre 25.000 abitazioni dichiarate inagibili, gli edifici ad alto rischio e la permanenza di migliaia di persone nei campi descrivono un’emergenza sociale ancora aperta. La consegna di 335 case rappresenta un primo risultato concreto, ma copre solo una parte dell’obiettivo di 4.000 alloggi e non esaurisce le necessità di chi ha perso beni, servizi e reti familiari.

Il passaggio decisivo sarà verificare se le consegne procederanno con continuità nei prossimi mesi. Il governo ha indicato un calendario mensile, ma il raggiungimento delle 4.000 abitazioni richiede un’accelerazione rispetto alle 335 già assegnate. Restano da monitorare anche la stabilità delle strutture valutate come abitabili, la rimozione dei detriti e le condizioni nei campi temporanei, soprattutto in presenza di nuove piogge intense. Senza dati più completi sui dispersi e sui tempi di rientro, ogni valutazione definitiva resta prematura.

La ricostruzione dovrà tenere conto non solo del numero di case da consegnare, ma anche della sicurezza degli edifici e della loro effettiva abitabilità. Le 11.001 strutture classificate ad alto rischio mostrano che il problema non si risolve con il semplice sgombero delle macerie. Saranno necessari controlli tecnici, priorità chiare e un coordinamento costante tra soccorsi, amministrazioni e famiglie, con particolare attenzione alle persone che continuano a vivere in sistemazioni provvisorie.

Claudio Gamba

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