Vulcano Mayon, rilevato nuovo picco di anidride solforosa: l’allerta resta a livello 2

Il vulcano Mayon ha mostrato un nuovo aumento dei gas e alcuni segnali di instabilità, ma le autorità filippine non hanno innalzato il livello di allerta.

Il vulcano Mayon, nella provincia filippina di Albay, ha registrato un marcato incremento delle emissioni di anidride solforosa. La misura rilevata il 31 agosto 2026 ha raggiunto 7.115 tonnellate al giorno, un valore definito molto elevato dall’istituto nazionale PHIVOLCS e risultato il secondo più alto da quando la concentrazione dei gas aveva iniziato a diminuire, a partire dal 16 luglio. L’aumento non è stato accompagnato, almeno per ora, da un innalzamento del livello di allerta, che resta fissato a 2.

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La quantità è stata calcolata attraverso misurazioni mediate ottenute con spettrometria ultravioletta stazionaria, una delle tecniche utilizzate per seguire il flusso di gas dal cratere sommitale. Il dato assume rilievo soprattutto nel confronto con la fase successiva al 5 agosto, giorno in cui lo stato del Mayon era stato ridotto dal livello 3 al livello 2: da allora la media delle emissioni di SO2 era stata di circa 3.844 tonnellate al giorno. Il nuovo valore si colloca quindi nettamente sopra quel riferimento recente. Secondo PHIVOLCS, alla crescita delle emissioni si è associato anche un lieve aumento dei terremoti vulcanici a bassa frequenza, indicati con la sigla LFVQ. Questo tipo di segnale viene collegato all’attività di degassamento all’interno dell’edificio vulcanico. Nel periodo osservato, la rete di monitoraggio del Mayon ha registrato 12 eventi di questa natura, mentre l’energia sismica rilasciata in tempo reale è rimasta su livelli di fondo. Il quadro, dunque, evidenzia una variazione nei parametri osservati, ma non un’accelerazione sismica generalizzata.

Un ulteriore elemento seguito dagli esperti riguarda la deformazione del cono. Le stazioni elettroniche di inclinazione hanno indicato una tendenza di breve periodo al rigonfiamento o alla pressurizzazione dei settori settentrionale e orientale dell’edificio vulcanico. La deformazione del suolo, considerata insieme ai gas e alla sismicità, può fornire indicazioni sui cambiamenti nei sistemi profondi e superficiali del vulcano. Tuttavia, un singolo segnale o una variazione isolata non consente di stabilire automaticamente tempi e modalità di una nuova eruzione.

Il mantenimento dell’allerta 2 indica che il Mayon continua a trovarsi in una condizione di instabilità moderata. La riduzione dal livello 3 era stata decisa dopo una generale diminuzione dell’attività osservata dal 23 luglio, con un calo degli episodi stromboliani, dell’effusione lavica, delle frane di materiale e delle correnti piroclastiche alimentate dal collasso delle colate. La decisione attuale segnala quindi che l’incremento dei gas è stato preso in considerazione senza essere giudicato sufficiente, da solo, per modificare la classificazione complessiva.

Per la popolazione resta valido il divieto di ingresso nella zona di pericolo permanente estesa per sei chilometri attorno al vulcano. PHIVOLCS richiama inoltre l’attenzione sui rischi associati a possibili esplosioni improvvise di tipo freatico, alla caduta o al rotolamento di blocchi e a frane o valanghe di materiale vulcanico. L’allerta 2 non equivale quindi a una situazione priva di pericoli: descrive un livello di attività ridotto rispetto alla fase precedente, ma ancora compatibile con episodi improvvisi sulle pendici e nell’area sommitale. Nel contesto del Mayon, il fattore meteorologico mantiene un ruolo importante soprattutto per gli effetti indiretti. Piogge intense e prolungate possono mobilitare ceneri, detriti e materiali depositati sui versanti, favorendo colate di fango vulcanico, note come lahar, lungo i canali di drenaggio. Questo rischio può manifestarsi anche senza una nuova esplosione, perché dipende dalla quantità di materiale instabile presente sul cono e dall’intensità delle precipitazioni che interessano l’area di Albay.

Il dato del 31 agosto deve essere quindi letto come un segnale da seguire nella sua evoluzione, non come la conferma di un’eruzione imminente. PHIVOLCS ha avvertito che esistono ancora possibilità di una ripresa dell’instabilità eruttiva, ma ha anche precisato che l’energia sismica resta su livelli di fondo. Per valutare un eventuale cambiamento di scenario saranno decisivi l’andamento delle emissioni nei giorni successivi, il numero e il tipo dei terremoti, le deformazioni del cono e ogni modifica dell’attività visibile al cratere. Il Mayon mostra un quadro che richiede prudenza ma non autorizza conclusioni automatiche. La combinazione tra un picco di SO2, una lieve crescita degli LFVQ e segnali di pressurizzazione suggerisce che il sistema vulcanico non sia completamente stabilizzato dopo la fase più intensa del 2026.

L’interpretazione più corretta è quella di una riattivazione di alcuni indicatori, ancora da confermare attraverso la continuità delle misure e il loro eventuale rafforzamento congiunto. L’anidride solforosa è un indicatore importante perché riflette il degassamento del magma e dei fluidi presenti nel sistema vulcanico, ma il suo significato dipende dal contesto. Un aumento può accompagnare una maggiore liberazione di gas senza tradursi immediatamente in lava o esplosioni. Per questo i vulcanologi confrontano il flusso di SO2 con sismicità, deformazioni e osservazioni dirette. Nel caso del Mayon, i segnali si sono mossi nella stessa direzione, ma con intensità differenti: il gas ha raggiunto un valore molto alto, mentre la sismicità è rimasta contenuta e l’energia registrata è risultata ancora di fondo.

La conseguenza pratica è una maggiore attenzione operativa, non una previsione certa di eruzione. Il precedente abbassamento dell’allerta ha fotografato una fase di generale attenuazione, non la fine dell’attività vulcanica. La persistenza di gas, deformazioni e rischi secondari come rockfall, lahar e correnti generate dal collasso di materiale spiega perché l’accesso alla zona sommitale resti vietato. In questa prospettiva, il nuovo picco di SO2 aumenta il valore del monitoraggio quotidiano e riduce il margine per interpretazioni basate soltanto sulla calma apparente del cono. Nei prossimi aggiornamenti sarà necessario verificare se le emissioni torneranno rapidamente verso i valori recenti oppure se resteranno elevate per più giorni.

Un’ulteriore crescita accompagnata da terremoti più numerosi o energetici, deformazioni persistenti e cambiamenti visibili al cratere costituirebbe un quadro più significativo; al contrario, un rientro dei parametri potrebbe indicare un episodio transitorio di degassamento. Le fonti ufficiali non forniscono, al momento, una tempistica attendibile per una possibile evoluzione e ogni scenario resta condizionato dai dati della rete Mayon Volcano Network. L’elemento da osservare con maggiore attenzione è la persistenza del segnale.

Il valore di 7.115 tonnellate al giorno è riferito alle misure del 31 agosto e rappresenta un massimo relativo nella fase iniziata dopo il 16 luglio; non basta quindi a definire una tendenza di lungo periodo. Saranno importanti anche eventuali variazioni nella frequenza dei terremoti a bassa frequenza, perché un aumento prolungato e associato a deformazioni più ampie avrebbe un significato diverso rispetto a un episodio isolato. Fino a quando questi elementi non saranno disponibili, il livello 2 resta coerente con una condizione di unrest moderato e con la necessità di rispettare integralmente le restrizioni di sicurezza. Anche le precipitazioni dovranno essere considerate nei bollettini locali, soprattutto per il rischio di lahars e di trasporto di sedimenti lungo i corsi d’acqua che drenano il vulcano. L’attenzione non riguarda soltanto l’eventualità di un’eruzione: una fase piovosa intensa potrebbe amplificare i pericoli già presenti sui versanti, mentre condizioni più asciutte non eliminerebbero il rischio di fenomeni improvvisi nell’area permanente di pericolo. La situazione resta dunque dinamica e dovrà essere seguita attraverso i comunicati PHIVOLCS e le indicazioni delle autorità locali.

Mirko Iannarelli

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