Incendi in Indonesia, oltre 107 mila ettari bruciati: 43 elicotteri in azione

La fase più critica della stagione secca è attesa tra agosto e settembre, con roghi attivi dal parco del Monte Bromo alle torbiere di Sumatra e del Borneo.

L’Indonesia sta affrontando una nuova emergenza legata agli incendi boschivi e di vegetazione. Secondo i dati diffusi dalle autorità, le fiamme hanno già interessato oltre 107.000 ettari di foreste e altri terreni, mentre il governo ha mobilitato centinaia di vigili del fuoco, operatori della protezione civile, militari, agenti, ranger e volontari. Il dispositivo aereo comprende 43 elicotteri, impiegati per i voli di ricognizione e per il lancio dell’acqua sulle aree più difficili da raggiungere via terra.

Elicottero impegnato nello spegnimento di un incendio sul Monte Bromo

Le squadre indonesiane utilizzano elicotteri water bombing e droni per raggiungere i focolai sui pendii ripidi del parco nazionale Bromo Tengger Semeru. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Il fronte più delicato è sul Monte Bromo

Uno dei roghi più seguiti si sviluppa nel parco nazionale Bromo Tengger Semeru, nella provincia di Giava Orientale. L’incendio ha colpito i pendii vulcanici e ha già bruciato circa 743 ettari, secondo il bilancio aggiornato diffuso lunedì 10 agosto 2026. Le autorità hanno chiuso il parco ai visitatori fino a nuovo ordine. La morfologia del territorio ostacola l’intervento delle squadre terrestri: alcuni focolai si trovano su versanti ripidi, dove l’accesso dei mezzi è complesso e il lavoro degli operatori è esposto a rischi elevati.

La risposta sul Monte Bromo combina quindi l’impiego di squadre a terra, droni, linee tagliafuoco e mezzi aerei. Gli elicotteri water bombing vengono utilizzati soprattutto per raffreddare i punti caldi sulle pendici e contenere la propagazione delle fiamme. Nei giorni precedenti, l’area bruciata era stata stimata in alcune decine di ettari, ma l’incendio si è esteso rapidamente anche a causa della vegetazione secca e dei venti, fattori che possono riattivare focolai apparentemente spenti.

Incendio boschivo in Indonesia durante la stagione secca

La stagione secca tra agosto e settembre aumenta il rischio di incendi nelle foreste e nelle torbiere di Sumatra e del Borneo.

Sumatra e Borneo restano le aree più esposte

La crisi non riguarda soltanto Giava. Numerosi incendi sono stati segnalati nelle province di Riau, Jambi e Sumatra Meridionale, mentre altri fronti interessano il Kalimantan Centrale e il Kalimantan Meridionale, sull’isola del Borneo. In queste regioni il rischio è legato anche alla presenza delle torbiere, ecosistemi ricchi di materiale organico che, quando vengono drenati e si disidratano, possono bruciare a lungo sotto la superficie. Il fuoco di torba è più difficile da individuare e spegnere rispetto a un incendio superficiale.

Le autorità indonesiane considerano sei province particolarmente prioritarie per la prevenzione e il contrasto agli incendi: Riau, Jambi, Sumatra Meridionale, Kalimantan Occidentale, Kalimantan Centrale e Kalimantan Meridionale. La scelta riflette la ricorrenza dei roghi durante le fasi più asciutte dell’anno e la difficoltà di intervenire in territori vasti, con foreste, aree agricole, piantagioni e zone umide sottoposte a differenti livelli di gestione. Il controllo richiede quindi coordinamento tra governo centrale, amministrazioni locali e squadre operative.

Agosto e settembre sono i mesi più rischiosi

La componente meteorologica è centrale. L’agenzia indonesiana BMKG indica tra luglio e settembre il periodo di massima intensità della stagione secca 2026, con diverse aree del Paese esposte al picco della siccità. Agosto e settembre sono considerati i mesi più delicati perché la combinazione tra suoli asciutti, vegetazione disseccata e ventilazione può favorire l’innesco e la rapida espansione degli incendi. Il rischio non dipende soltanto dall’assenza di pioggia, ma anche dalla durata della fase asciutta e dalla capacità del terreno di conservare umidità.

Il monitoraggio satellitare conferma un aumento dell’attività dei punti caldi nel 2026, con una presenza significativa proprio nelle aree di torbiera. Le rilevazioni disponibili mostrano una concentrazione particolarmente elevata in alcune zone di Sumatra e del Borneo, dove la trasformazione del territorio e il drenaggio dei suoli possono rendere più vulnerabili gli ecosistemi. Questi dati non equivalgono automaticamente alla superficie effettivamente bruciata, ma aiutano le squadre a individuare rapidamente le anomalie termiche e a concentrare le risorse.

In una parte del Paese è già comparso il rischio di fumo e foschia, un fenomeno che può peggiorare la qualità dell’aria e ridurre la visibilità. Gli incendi di Sumatra e Borneo sono osservati con attenzione anche oltre i confini indonesiani, poiché le correnti possono trasportare il fumo verso Malaysia e Singapore. L’impatto più immediato riguarda la salute delle persone esposte alle particelle, soprattutto nei territori vicini ai roghi e nelle giornate caratterizzate da ventilazione debole.

Perché le torbiere rendono più complesso lo spegnimento

La differenza tra i roghi di superficie e quelli nelle torbiere è decisiva per comprendere la difficoltà dell’emergenza. In un terreno torboso asciutto, il fuoco può penetrare in profondità e continuare a propagarsi lentamente anche quando le fiamme visibili diminuiscono. L’acqua lanciata dagli elicotteri è utile per raffreddare i focolai accessibili, ma non sempre raggiunge gli strati profondi del suolo. Servono quindi ricognizioni ripetute, interventi mirati e il ripristino dell’umidità nei canali e nelle aree più vulnerabili.

Il nodo decisivo sarà la durata della fase asciutta

Il bilancio dei prossimi giorni dipenderà soprattutto dall’evoluzione della siccità e dalla presenza di vento nei settori già colpiti. Se la stagione secca conserverà una lunga continuità, la vegetazione potrà rimanere altamente infiammabile e le torbiere continueranno a rappresentare un serbatoio di combustibile. Le autorità stanno rafforzando il rilevamento precoce, i pattugliamenti aerei e le operazioni di modifica del tempo, ma l’efficacia complessiva dipenderà dalla possibilità di interrompere rapidamente nuovi inneschi e di mantenere sotto controllo i focolai residui.

La vicenda mostra anche quanto sia limitato un approccio basato soltanto sull’emergenza. Gli elicotteri e le squadre terrestri sono indispensabili per contenere le fiamme nell’immediato, ma la riduzione del rischio richiede interventi sul paesaggio: manutenzione dei canali, protezione delle torbiere, controllo delle pratiche agricole e presenza costante nelle aree dove gli incendi tendono a ripresentarsi. Senza piogge sufficienti o un cambio netto delle condizioni ambientali, la pressione operativa potrebbe restare elevata per tutta la parte centrale della stagione asciutta.

Alessandro Cortini

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