Incendio sul Monte Bromo, fiamme in 176 ettari: il parco momentaneamente chiuso ai visitatori

Il rogo, alimentato dalla stagione secca e dal vento, ha raggiunto pendii vulcanici difficili da controllare: le autorità hanno sospeso le visite.

Un vasto incendio sta interessando il complesso del Monte Bromo, nella provincia indonesiana di Giava Orientale. Secondo gli aggiornamenti diffusi dalle autorità, l’area bruciata è salita a circa 176 ettari all’interno del Parco nazionale Bromo Tengger Semeru, una delle principali destinazioni turistiche del Paese. Il parco è stato chiuso ai visitatori da sabato 8 agosto 2026 e la sospensione resterà in vigore fino a nuovo avviso, mentre le squadre impegnate nelle operazioni cercano di contenere i focolai ancora attivi.

Incendio sui pendii del Monte Bromo in Indonesia

Le fiamme hanno interessato circa 176 ettari nel Parco nazionale Bromo Tengger Semeru, dove le operazioni sono complicate dai pendii ripidi e dalla vegetazione secca. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

Il fronte del fuoco sui pendii vulcanici di Giava Orientale

Il rogo si sviluppa in un ambiente naturale caratterizzato da rilievi ripidi, vegetazione secca e accessi difficili. Gli incendi hanno interessato pendii del massiccio del Bromo e aree comprese nel territorio protetto del parco nazionale, dove il terreno rende complesso il lavoro dei mezzi terrestri. Alcuni punti caldi si trovano infatti su versanti inclinati e non facilmente raggiungibili, obbligando i soccorritori a intervenire anche dall’alto per evitare che le fiamme si propaghino ulteriormente.

Le prime segnalazioni di incendi nella più ampia area montuosa del Bromo risalgono alla fine di luglio, quando un rogo aveva interessato il settore del Monte Ringgit, lungo uno degli itinerari diretti verso la zona turistica. In quel caso i vigili del fuoco e le squadre locali avevano dovuto operare in prossimità di scarpate e zone impervie. Le autorità distinguono gli episodi, ma la cronologia conferma la persistente vulnerabilità del territorio durante la stagione secca.

Centinaia di operatori e due elicotteri per il contenimento

Nelle operazioni sono stati mobilitati vigili del fuoco, personale della protezione civile, polizia, militari, ranger del parco e volontari. Le squadre hanno realizzato linee tagliafuoco per interrompere la continuità della vegetazione e rallentare l’avanzata delle fiamme. Sono stati inoltre impiegati elicotteri per il trasporto dell’acqua, insieme a droni destinati alla ricognizione dei settori più difficili da osservare direttamente dal suolo.

Nei giorni precedenti, l’Agenzia nazionale indonesiana per la gestione dei disastri aveva riferito dell’utilizzo di due elicotteri per il water bombing sui focolai localizzati lungo le pendici. La stessa agenzia aveva spiegato che la conformazione del terreno rappresentava uno degli ostacoli principali e che i venti sostenuti potevano favorire l’espansione dell’incendio. Tra le misure valutate figurava anche la possibilità di ricorrere al cloud seeding, cioè a operazioni di inseminazione delle nubi, come supporto alle attività di spegnimento.

La stagione secca aumenta il rischio di propagazione

Il contesto meteorologico è quello della stagione secca indonesiana, che in molte aree dell’arcipelago raggiunge la fase più delicata tra i mesi di luglio e settembre. La riduzione dell’umidità della vegetazione rende più semplice l’innesco e più rapida la propagazione delle fiamme, soprattutto in presenza di correnti d’aria. Nel caso del Bromo, il vento e la morfologia dei versanti stanno complicando il controllo degli incendi, senza che sia stata ancora comunicata una causa definitiva del rogo.

Il fenomeno si inserisce in una fase più ampia di incendi che ha coinvolto anche altre isole indonesiane, tra cui Sumatra e Borneo. In queste regioni, i roghi durante i periodi asciutti possono generare fumo persistente e ridurre la qualità dell’aria, con possibili ricadute anche sui territori vicini. Per il Monte Bromo, tuttavia, le informazioni disponibili riguardano soprattutto l’estensione dell’area bruciata, la difficoltà degli interventi e la decisione di sospendere l’accesso turistico.

Un ecosistema protetto esposto alla pressione della stagione secca

L’incendio assume un rilievo particolare perché interessa un parco nazionale che unisce valore ambientale, presenza di comunità locali e forte attrattiva turistica. La chiusura dell’area non rappresenta soltanto una misura di sicurezza per i visitatori, ma consente anche di ridurre il transito lungo sentieri e strade mentre le squadre lavorano sui focolai. L’estensione indicata, circa 176 ettari, descrive una superficie significativa, ma non consente da sola di valutare i danni ecologici: per questo saranno necessari sopralluoghi e verifiche successive allo spegnimento.

Accessi chiusi e monitoraggio: cosa resta da verificare

L’evoluzione dipenderà dalla capacità di eliminare i punti caldi nascosti e dalle condizioni del vento nei prossimi giorni. La riapertura del parco non potrà essere considerata automatica: dovranno essere valutati il rischio di nuove riaccensioni, la stabilità dei versanti interessati e la sicurezza dei percorsi turistici. Restano inoltre da chiarire l’origine dell’incendio, l’eventuale coinvolgimento di aree agricole o abitate e l’impatto sulla vegetazione. Fino a quando questi elementi non saranno accertati, la chiusura resta la misura più prudente.

Giancarlo Colapinto

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