Le temperature medie della stagione hanno fatto registrare un’anomalia positiva pari a +1,58°C rispetto alle medie storiche, collocando questo inverno tra i dieci più caldi degli ultimi sessant’anni. Non si è trattato, però, solo di un incremento termico: anche le precipitazioni hanno avuto un ruolo significativo. Si è infatti osservato un aumento delle piogge del 47,6% rispetto alla norma, con un accumulo complessivo superiore ai 320 millimetri. Questo dato fa del 2024-2025 il sesto inverno più piovoso da oltre mezzo secolo.

Inverno 2024-2025 in Italia: temperature sopra la media e piogge abbondanti confermano l’accelerazione del cambiamento climatico. Scopri i dati, gli impatti ambientali e cosa ci aspetta
Gennaio 2025 è stato un mese da guiness
Il cuore dell’inverno, il mese di gennaio 2025, ha rappresentato un punto di svolta a livello globale. È stato infatti il gennaio più caldo mai registrato a livello mondiale dal 1940, con una deviazione di +0,79°C rispetto al riferimento climatologico del trentennio 1991-2020. In Italia, l’eccezionalità è stata ancora più marcata, con un’anomalia media nazionale di +1,9°C. In alcune aree, in particolare nelle zone alpine e nel Centro-Sud, i valori hanno addirittura superato i +3°C. Le temperature massime giornaliere hanno spesso ecceduto le medie stagionali di 4 o 5 gradi, segno tangibile di un riscaldamento ormai sistematico, in particolare nelle regioni meridionali della penisola.
Conseguenze su ambiente e attività umane, non solo meteo
Le condizioni meteorologiche anomale non sono state prive di effetti sul territorio e sugli ecosistemi. Un elemento chiave di questa anomalia è stata la scomparsa quasi totale delle gelate notturne, con una deviazione media delle temperature minime pari a +1,86°C. Questa situazione ha avuto impatti diretti sul settore agricolo, alterando i cicli vegetativi e aumentando il rischio di proliferazione di parassiti. Anche la natura ne ha risentito: molte specie animali e vegetali hanno subito uno squilibrio nei propri ritmi stagionali. Sul fronte delle precipitazioni, il surplus del 35% rispetto alla media ha creato problemi soprattutto nel Sud Italia e nelle Isole, dove in alcune zone è caduta più del doppio della pioggia attesa, causando disagi e danni.
Questi dati non sono episodi isolati, ma vanno letti come segnali coerenti con un trend di lungo periodo che vede il clima italiano allontanarsi sempre più dai suoi riferimenti storici. L’inverno 2024-2025, con il suo bilancio di temperature elevate e piogge abbondanti, si aggiunge a una serie crescente di stagioni anomale che testimoniano l’accelerazione del riscaldamento globale. Di fronte a questi fenomeni, diventa sempre più urgente mettere in campo strategie efficaci per contenere le emissioni climalteranti, proteggere i territori e sviluppare una reale capacità di adattamento alle nuove condizioni climatiche.





