La ricchezza naturale dell’Italia a rischio, un’urgenza ecologica ed economica

L’Italia ha l’opportunità di preservare il suo prezioso capitale naturale attraverso azioni decise e sostenibili, garantendo un futuro più equilibrato per l’ambiente e le generazioni a venire

Il patrimonio naturale italiano, composto da risorse vitali come flora, fauna, acqua, aria, suolo e materiali geologici, rappresenta un pilastro per il benessere umano e la stabilità ambientale. Questo tesoro è in pericolo. Il 6° Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale, redatto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ad agosto 2025, evidenzia una situazione allarmante: 58 ecosistemi italiani sono minacciati, di cui 7 in stato critico, 22 a rischio elevato e 29 vulnerabili. Altri 18 potrebbero diventare a rischio in futuro, mentre solo 4 sono considerati relativamente stabili e 5 privi di pericoli immediati.

Patrimonio naturale a rischio in Italia

Il capitale naturale italiano è a un punto di svolta. La sua salvaguardia è indispensabile per garantire un equilibrio ambientale, sociale ed economico. La crisi climatica e il degrado degli ecosistemi richiedono interventi rapidi, sostenuti da investimenti mirati e riforme fiscali efficaci.

Ecosistemi italiani in bilico

Il rapporto del Mase rivela che il 19,6% del territorio nazionale è esposto a rischi ambientali significativi, una cifra che balza al 45% se si considerano esclusivamente gli ecosistemi naturali e semi-naturali. Di questi, il 16,3% è classificato come vulnerabile, il 3% in pericolo grave e lo 0,3% in condizioni critiche. Questa crisi compromette la biodiversità e i servizi ecosistemici essenziali, come la regolazione del clima, la fertilità del suolo e l’approvvigionamento idrico. Secondo l’IPCC (2022), il degrado della biodiversità intensifica la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, aggravando fenomeni estremi come siccità e alluvioni. Nel 2024, l’Italia ha subito 351 eventi meteorologici estremi, con 198 al Nord, 92 al Sud e 61 al Centro, come riportato da Legambiente, evidenziando l’urgenza di azioni concrete.Il Mase sottolinea la necessità di interventi immediati, anche in virtù dell’inserimento della tutela ambientale, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali della Costituzione italiana. Il rapporto si allinea al Global Biodiversity Framework (dicembre 2022), sottoscritto da 196 nazioni, che stabilisce tre traguardi: azzeramento della perdita netta di natura dal 2020, miglioramento netto entro il 2030 e pieno ripristino entro il 2050. Questi obiettivi richiedono un impegno congiunto a livello globale e locale per arrestare il declino delle risorse naturali.

Vantaggi economici della salvaguardia ambientale

Proteggere il capitale naturale non è solo un imperativo ecologico, ma anche una leva economica. Il Mase stima che interventi di ripristino ecologico su larga scala potrebbero generare benefici per 2,4 miliardi di euro, a fronte di un investimento di 261 milioni, con un rapporto costo-beneficio superiore alla media europea. Queste azioni includono la rigenerazione di habitat degradati, la riforestazione e la gestione sostenibile delle risorse. Un’analisi della BCE (2023) rivela che il 72% delle imprese non finanziarie nell’area euro dipende da almeno un servizio ecosistemico, e il 75% dei prestiti bancari è concesso a aziende legate a questi servizi. La perdita di biodiversità, quindi, comporta rischi non solo ambientali, ma anche finanziari, minacciando la stabilità economica.

L’UNEP stima che gli investimenti globali in Nature-Based Solutions (NBS) debbano crescere dagli attuali 200 miliardi di dollari annui a oltre 540 miliardi entro il 2030 e 730 miliardi entro il 2050.

Secondo l’Ecorendiconto del 2022, l’Italia ha stanziato 33,9 miliardi di euro per la protezione ambientale e la gestione delle risorse naturali, pari al 3,4% della spesa primaria dello Stato, un incremento rispetto ai 12,8 miliardi del 2021. Il gettito delle imposte ambientali è diminuito, passando da 55 miliardi nel 2021 a 41,5 miliardi nel 2022, di cui 24,4 miliardi provenienti dalle famiglie, 16,6 miliardi dalle imprese e 454,7 milioni da non residenti. Questo calo segnala la necessità di riforme fiscali più incisive per sostenere la transizione ecologica.

La legge delega fiscale del 9 agosto 2023 (n. 111) punta a razionalizzare le agevolazioni fiscali, con particolare attenzione alla riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi (SAD), che nel 2022 sono aumentati del 15%, raggiungendo 24,2 miliardi di euro, contro i 20,3 miliardi dei sussidi ambientalmente favorevoli (SAF). Tra i SAD più rilevanti figurano le esenzioni sui carburanti per l’aviazione (0,7 miliardi) e l’IVA agevolata sull’elettricità domestica (1,3 miliardi). Il Mase propone un approccio graduale, con misure di compensazione e semplificazione per eliminare i SAD senza gravare sui settori produttivi. A livello europeo, la Direttiva (UE) 2022/542 sull’IVA promuove l’allineamento delle aliquote fiscali agli obiettivi del Green Deal, introducendo esenzioni per beni e servizi sostenibili, come pannelli solari e trasporti pubblici, e prevedendo l’eliminazione delle agevolazioni IVA sui combustibili fossili entro il 2030 e su pesticidi e fertilizzanti chimici entro il 2032, per favorire pratiche economiche più verdi.

Il contributo delle energie rinnovabili

Le fonti energetiche rinnovabili (FER) giocano un ruolo cruciale nella strategia italiana per preservare il capitale naturale. Nel 2022, secondo ISPRA, le rinnovabili hanno soddisfatto il 19,1% del consumo energetico lordo, contribuendo al 35,6% della produzione elettrica nazionale. La  dipendenza energetica dell’Italia rimane elevata (78,7% nel 2022), rendendo necessaria un’accelerazione verso fonti pulite. L’eolico offshore emerge come una soluzione promettente, grazie al suo potenziale energetico e al ridotto impatto ambientale. Il Mase promuove tecnologie che limitano i disturbi agli ecosistemi marini, favorendo l’effetto reef, ovvero la colonizzazione di strutture artificiali da parte di specie marine, e la rigenerazione degli stock ittici nelle aree interdette alla pesca. Il Mediterraneo, con la sua ricca biodiversità, richiede una pianificazione oculata per bilanciare lo sviluppo energetico con la tutela degli habitat marini.

La crisi climatica intensifica le minacce al capitale naturale. Nel 2023, l’Italia ha registrato un aumento di 7 giorni torridi e 14 notti tropicali rispetto alla media 1991-2020, con gravi conseguenze per gli ecosistemi. I ghiacciai alpini, come il Basòdino e il Caresèr, hanno subito perdite significative, rispettivamente di 25 e 50 metri di acqua equivalente tra il 1995 e il 2023. Gli incendi boschivi, particolarmente intensi nel 2021 e 2022, hanno devastato migliaia di ettari di aree protette. Il Mase propone un’azione integrata, in linea con il Piano Nazionale di Transizione Ecologica (PTE) e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Tra le priorità: l’adozione di Nature-Based Solutions, il rispetto del principio Do No Significant Harm (DNSH) e l’integrazione della sostenibilità nelle politiche agricole, forestali ed energetiche. Il programma europeo LIFE 2021-2027 finanzierà progetti per la biodiversità e la transizione energetica, rafforzando gli sforzi nazionali.

Mirko Iannarelli

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