Blackout e cospirazioni, quando l’oscurità accende le teorie più assurde: in Spagna contano gli eventi al buio

Scopri i più grandi blackout della storia moderna, dalle cause reali alle teorie del complotto: eventi che hanno lasciato milioni al buio e acceso l'immaginazione collettiva

Nel corso del XX e XXI secolo, numerosi blackout di portata eccezionale hanno coinvolto milioni di persone in tutto il mondo. Queste interruzioni dell’energia elettrica non solo hanno causato gravi disagi nei trasporti, nei servizi sanitari e nella sicurezza pubblica, ma hanno anche dato vita a un’infinità di teorie del complotto. A ogni evento, le spiegazioni ufficiali – guasti tecnici, condizioni meteorologiche estreme, incendi o errori umani – sono state spesso affiancate da narrazioni alternative che evocano intromissioni aliene, attacchi cibernetici o manovre di potenze ostili. La tendenza a cercare un “colpevole nascosto” si ripresenta puntualmente, rendendo il blackout non solo un evento tecnico, ma anche culturale e psicologico. Ne ha parlato Elmundo.es in un articolo che riproponiamo in parte e che racconta dei più massicci blackout della storia. A maggior ragione dopo gli eventi che si sono verificati in Spagna e Portogallo.

Il recente blackout in Spagna e Portogallo

Il recente blackout in Spagna e Portogallo ha riacceso le teorie più assurde sul complottismo. In realtà gli incidenti possono succedere. Ecco i principali e i più importanti della storia moderna

1965, la costa est americana al buio: alieni e tensioni internazionali

Il 9 novembre 1965, una vasta interruzione dell’energia colpì otto stati della costa orientale degli Stati Uniti, estendendosi anche alle province canadesi dell’Ontario e del Québec. Oltre 30 milioni di persone furono coinvolte, con New York tra le città più colpite: 800.000 cittadini rimasero bloccati nei vagoni della metropolitana. In assenza dei social media, le notizie viaggiavano via radio e televisione (quando funzionavano), alimentando voci incontrollate. Alcuni dichiararono di aver visto oggetti volanti non identificati solcare il cielo, mentre altri, dato il contesto della Guerra Fredda, sospettarono un atto di sabotaggio da parte dei comunisti sovietici. Il fatto che, in quei giorni, gli Stati Uniti avessero intensificato la loro presenza militare in Vietnam, rafforzò le ipotesi complottistiche. Nonostante la portata dell’evento, non ci furono vittime.

1977, New York ancora nel caos: furti e incendi

Dodici anni dopo, un altro blackout colpì la città di New York. Il 13 luglio 1977, un fulmine colpì una centrale elettrica nei pressi del fiume Hudson, innescando una sequenza di guasti a cascata. L’interruzione dell’elettricità durò quasi 24 ore, paralizzando il traffico, bloccando aeroporti e ferrovie e rendendo necessario il soccorso di 4.000 persone intrappolate nella metropolitana. Questa volta, il disordine civile superò l’aspetto tecnico: la città fu teatro di violenti saccheggi e oltre 1.600 negozi furono presi d’assalto. Gli incendi scoppiati in diverse zone contribuirono a creare un clima da guerra urbana, che lasciò un segno profondo nella memoria collettiva.

Auckland 1998: adattarsi al buio per sopravvivere

Il 19 febbraio 1998, Auckland, in Nuova Zelanda, affrontò uno dei blackout più lunghi mai registrati in una città occidentale. A causa di un’ondata di calore, due dei quattro cavi elettrici principali che rifornivano il centro città si surriscaldarono e cedettero. Gli altri due, già sotto pressione, non riuscirono a reggere il carico e si guastarono anch’essi. Per oltre cinque settimane, i cittadini vissero con un’energia elettrica intermittente. Per compensare la mancanza di corrente, vennero trasportati generatori da tutta la Nuova Zelanda e dall’Australia, posizionati in ogni angolo della città. Il ruggito costante di questi macchinari divenne la colonna sonora dell’emergenza.

Brasile 1999: un blackout colossale e prolungato

Il 10 novembre 1999, un fulmine colpì una sottostazione elettrica a San Paolo, innescando un blackout che lasciò al buio l’intera regione sud-orientale del Brasile, coinvolgendo quasi 100 milioni di persone. A Rio de Janeiro, oltre 60.000 utenti si trovarono nel metrò quando la luce si spense all’improvviso. L’oscurità si protrasse per 93 giorni, rendendo necessario l’intervento delle forze armate per prevenire saccheggi e disordini. In alcune aree, la piena operatività della rete fu ripristinata solo il 22 giugno dell’anno successivo.

2003, Nord America paralizzato: il blackout più costoso

Tra il 14 e il 16 agosto 2003, un enorme blackout interessò gli Stati Uniti nord-orientali e il Canada, colpendo oltre 50 milioni di persone. Sebbene alcuni utenti recuperarono la corrente nel giro di poche ore, altri dovettero aspettare fino a due settimane. L’evento causò danni economici per circa 6 miliardi di dollari, diventando il più costoso blackout mai registrato. La causa fu inizialmente sottovalutata: alcuni alberi caddero su delle linee elettriche, ma il vero problema fu l’inefficienza del sistema di allarme dell’azienda elettrica, che non segnalò tempestivamente il guasto, favorendo un effetto domino devastante.

Mosca 2005: blackout e emergenze chimiche

Il 25 maggio 2005, un trasformatore datato nella periferia sud di Mosca prese fuoco, causando un blackout che coinvolse circa cinque milioni di cittadini. L’interruzione elettrica bloccò anche la distribuzione dell’acqua, creando una crisi sanitaria. A complicare ulteriormente la situazione ci furono due fuoriuscite chimiche: la prima, di un gas non identificato in un impianto petrolchimico; la seconda, di ossido nitroso in una fabbrica nella città di Tula. L’incidente evidenziò la pericolosa obsolescenza di parte dell’infrastruttura energetica russa.

Cina 2008: il gelo devasta Chenzhou

Nel febbraio 2008, la città cinese di Chenzhou fu colpita da una violenta ondata di gelo che provocò la rottura delle linee elettriche ad alta tensione. Le strutture metalliche si piegarono sotto il peso del ghiaccio come carta. Quasi 4,5 milioni di abitanti rimasero senza elettricità per due settimane. Il governo cinese dichiarò che 11 tecnici persero la vita nel tentativo di ripristinare la rete in condizioni proibitive, mettendo in evidenza la fragilità delle infrastrutture anche in un Paese noto per il rapido sviluppo industriale.

India 2012: blackout da primato mondiale

Il 30 e 31 luglio 2012, l’India sperimentò due interruzioni di corrente successive. Il secondo blackout fu il più esteso mai registrato nella storia, coinvolgendo 670 milioni di persone, pari a quasi un decimo della popolazione mondiale. Il collasso dell’intera rete elettrica nazionale evidenziò l’inadeguatezza delle infrastrutture in un Paese in piena crescita economica, dove la domanda superava largamente le capacità tecniche di risposta.

Venezuela 2019: crisi energetica e accuse politiche

Tra il 7 e l’8 marzo 2019, il Venezuela affrontò un blackout che lasciò milioni di persone senza corrente per diversi giorni. In alcune regioni l’energia tornò solo dopo una settimana. L’assenza di elettricità paralizzò ospedali, trasporti e la distribuzione idrica. Il bilancio fu drammatico: 43 morti e danni ingenti. Gli esperti attribuirono il disastro alla scarsa manutenzione degli impianti, alla fuga di tecnici qualificati e alla corruzione nel settore energetico. Il presidente Nicolás Maduro, tuttavia, accusò un presunto sabotaggio orchestrato dalla “destra estrema” con il supporto tecnologico degli Stati Uniti.

Spagna 2021: blackout parziale e allarmismo collettivo

Il 24 luglio 2021, un milione di persone tra Spagna e Portogallo rimasero senza luce a causa di un incidente inatteso: un idrovolante, impegnato nello spegnimento di un incendio in Francia, danneggiò delle linee elettriche transfrontaliere. Fu il timore di un possibile blackout nel novembre dello stesso anno a generare panico. Il timore di un collasso energetico in Europa, legato alla crisi geopolitica con la Russia e all’impennata dei prezzi del gas, spinse molti cittadini a fare scorte di cibo, generatori e beni di prima necessità, trasformando una paura in un evento sociale concreto, seppur infondato.

I grandi blackout ci ricordano quanto la nostra società sia dipendente dall’energia elettrica. Quando la luce si spegne, non si interrompe solo la corrente: emergono paure, insicurezze e una ricerca di colpevoli spesso guidata dall’immaginazione più che dai fatti. Se le infrastrutture possono essere migliorate, la vera sfida sarà forse quella di costruire una cultura della resilienza che ci permetta di affrontare il buio – reale o simbolico – con razionalità e spirito critico.

Diego Lucatelli

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