Lo scenario climatico del Pacifico tropicale entra in una fase delicata: i nuovi aggiornamenti dei modelli internazionali rafforzano l’ipotesi che El Niño 2026-2027 possa assumere un’intensità molto elevata nei prossimi mesi. Le proiezioni rilanciate dall’aggiornamento IRI indicano un possibile riscaldamento della regione Niño 3.4 oltre la soglia di 2,5 °C, valore che collocherebbe l’evento tra quelli da seguire con maggiore attenzione nella serie moderna.

Previsioni per El Niño 2026
I segnali dei modelli: evento in rafforzamento
L’aggiornamento pubblicato a giugno dall’IRI descrive condizioni di El Niño ormai in rafforzamento, con un’anomalia settimanale Niño 3.4 in crescita e un consenso modellistico molto marcato sulla persistenza della fase calda fino all’inizio del 2027. Anche la NOAA, nella discussione diagnostica dell’11 giugno, ha indicato condizioni di El Niño presenti e attese in intensificazione verso l’inverno dell’emisfero nord, con una probabilità del 63% che tra novembre 2026 e gennaio 2027 l’evento raggiunga la categoria molto forte.
Il dato chiave non è soltanto il superamento della soglia classica di El Niño, ma la possibile ampiezza dell’anomalia oceanica. Nelle classificazioni operative, valori superiori a 2 °C nella regione di riferimento indicano un evento molto forte; proiezioni oltre 2,5 °C alimentano il confronto con episodi storici come quelli del 1982-1983, 1997-1998 e 2015-2016. Questo non significa che l’esito sia già scritto, ma che il margine per un evento di grande portata esiste e va monitorato senza semplificazioni.
Che cosa cambia quando il Pacifico si scalda così
El Niño è la fase calda dell’oscillazione ENSO, un accoppiamento tra oceano e atmosfera che modifica la temperatura superficiale del Pacifico equatoriale, gli alisei, la circolazione di Walker e la distribuzione delle piogge tropicali. Quando il riscaldamento diventa esteso e persistente, l’effetto non resta confinato all’oceano: può alterare la posizione delle fasce piovose, influenzare le correnti a getto e spostare probabilità climatiche anche a migliaia di chilometri di distanza.
Dalle piogge estreme alla siccità: il quadro globale
Le conseguenze più probabili non sono uguali per tutti i territori. L’Organizzazione meteorologica mondiale ha richiamato l’attenzione sul rischio di caldo più intenso, siccità e piogge abbondanti in varie aree del pianeta, mentre le analisi del Joint Research Centre europeo indicano possibili aggravamenti di siccità, alluvioni, stress termico e pressione sulla sicurezza alimentare. L’impatto può estendersi anche all’economia, perché le anomalie di precipitazione e temperatura condizionano raccolti, disponibilità idrica e prezzi delle materie prime agricole.
Europa e Italia: effetti indiretti, non automatismi
Per l’Italia e per il Mediterraneo il messaggio deve restare prudente: El Niño non funziona come un interruttore capace di determinare da solo caldo, piogge o siccità sul nostro Paese. Le teleconnessioni europee sono più indirette e dipendono dall’interazione con Atlantico, correnti occidentali, anticicloni, stratosfera e configurazioni regionali. Le analisi disponibili suggeriscono un’influenza marginale sull’estate 2026, mentre eventuali effetti più riconoscibili potrebbero emergere tra autunno e inverno, quando l’evento dovrebbe avvicinarsi al suo picco.
Il nodo del riscaldamento globale
Un El Niño molto intenso agirebbe su un pianeta già più caldo rispetto all’era preindustriale, aumentando la probabilità di nuovi picchi temporanei della temperatura media globale. Il Met Office, nel quadro degli aggiornamenti climatici coordinati con la WMO, indica che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 ha un’alta probabilità di superare il record del 2024. In questo contesto, un forte El Niño non è la causa unica del riscaldamento globale, ma può amplificarne temporaneamente gli effetti visibili.
La fase decisiva sarà quindi quella dei prossimi aggiornamenti mensili, quando osservazioni oceaniche, venti equatoriali, contenuto di calore sotto la superficie e risposta dell’atmosfera diranno se lo scenario più estremo si sta davvero consolidando. Parlare di evento storico è possibile solo in termini probabilistici: i modelli stanno convergendo verso un El Niño molto intenso, ma l’intensità finale e gli impatti regionali resteranno da confermare passo dopo passo.














