L’Europa ha installato 8,8 gigawatt di nuova capacità eolica tra gennaio e giugno 2026, un risultato superiore del 30% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato fotografa un’accelerazione concreta del comparto, sostenuta soprattutto dalla Germania e dal ritorno di un’attività più intensa nei progetti offshore. La capacità complessiva del continente ha così superato i 311 GW alla fine di giugno, rafforzando il peso dell’eolico nel sistema energetico europeo.

Le nuove turbine eoliche installate nel primo semestre rafforzano la capacità rinnovabile europea, con un contributo particolarmente elevato della Germania e dell’eolico offshore. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
All’interno del totale continentale, i Paesi dell’Unione europea hanno aggiunto 7,1 GW. La componente terrestre ha rappresentato il 74% delle nuove installazioni, pari a circa 6,5 GW, confermando che l’eolico onshore resta la parte più rapida da realizzare e generalmente più semplice da integrare nei programmi nazionali. Il dato non ridimensiona però la crescita in mare, che sta aumentando il proprio contributo con impianti di maggiore taglia e collegamenti concentrati lungo le coste del Nord Europa.
La Germania ha guidato la classifica delle nuove installazioni, con 3,4 GW aggiunti nei primi sei mesi dell’anno. Seguono il Regno Unito, con 789 MW, e la Spagna, con 612 MW. Il contributo tedesco equivale a circa il 39% della nuova capacità europea e mostra quanto le procedure autorizzative possano incidere sulla velocità di costruzione degli impianti. Anche Danimarca, Polonia, Portogallo e Francia hanno registrato una crescita significativa, mentre l’Ucraina ha installato oltre 400 MW nonostante il conflitto in corso.
L’eolico offshore ha fornito un contributo particolarmente rilevante. Nel primo semestre sono stati collegati alla rete 2,3 GW di nuova capacità marina, distribuiti su 182 turbine e nove parchi eolici. Si tratta di un volume circa triplo rispetto alla prima metà del 2025 e di un segnale importante per una tecnologia che richiede investimenti elevati, porti attrezzati, navi specializzate e connessioni elettriche dedicate. Alla fine di giugno, l’Europa disponeva di circa 40,9 GW offshore già installati.
La Germania rappresenta uno dei principali motori anche nello sviluppo in mare. Al 30 giugno 2026 risultavano operativi 1.764 aerogeneratori offshore, per una capacità complessiva di circa 10,8 GW. Nei primi sei mesi dell’anno, 84 turbine per 1.077 megawatt hanno iniziato a immettere elettricità nella rete tedesca. Altre strutture risultavano installate o in costruzione, ma non ancora completamente operative: una distinzione essenziale quando si confrontano capacità nominale, impianti fisicamente presenti e produzione effettiva.
La crescita delle installazioni è accompagnata da una pipeline consistente di progetti. Nei primi sei mesi del 2026, i governi europei hanno assegnato sostegni attraverso aste per 17,2 GW di nuova capacità e hanno raccolto circa 9 miliardi di euro destinati a impianti che saranno realizzati negli anni successivi. Le aste previste nella seconda parte dell’anno superano inoltre i 24 GW. Questi numeri indicano che il ritmo delle installazioni non dipenderà soltanto dai cantieri già avviati, ma anche dalla trasformazione dei progetti autorizzati e finanziati in impianti effettivamente connessi.
Il rafforzamento dell’eolico si inserisce in un sistema elettrico europeo nel quale le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 45,5% della produzione dell’Unione nel primo trimestre 2026, contro il 42,7% dello stesso periodo dell’anno precedente. Il vento è risultato la principale fonte rinnovabile, con il 44,9% dell’elettricità generata da rinnovabili. La quota varia molto da Paese a Paese: la Danimarca ha raggiunto il 90% di elettricità rinnovabile, mentre Portogallo e Lituania hanno superato rispettivamente l’80% e il 75%.
Sulla base dell’attività osservata nel corso dell’estate, WindEurope stima che il continente possa installare 24 GW di nuova capacità nell’intero 2026. La previsione resta condizionata dalla velocità dei procedimenti amministrativi, dalla disponibilità delle reti e dalla capacità di elettrificare nuovi consumi industriali e civili. Per il periodo 2026-2030, l’associazione prevede 148 GW aggiuntivi in Europa, fino a raggiungere 436 GW complessivi; nell’Unione europea il traguardo indicato è di 342 GW, equivalenti al 27% della domanda elettrica prevista nel 2030.
Il dato più incoraggiante sulle installazioni convive con un elemento di cautela: i volumi autorizzati non stanno crescendo ovunque allo stesso modo. La Germania ha autorizzato oltre 9 GW di nuovo eolico terrestre nel primo semestre, mentre i permessi sono diminuiti in mercati importanti come Spagna, Francia, Regno Unito, Italia e Irlanda. Il divario tra capacità potenziale e impianti realmente autorizzati può quindi diventare il principale limite alla continuità della crescita. Senza reti adeguate e procedure più rapide, una parte degli investimenti rischia di rimanere nella fase progettuale.
Anche gli ordini industriali suggeriscono che la crescita non sia ancora completamente lineare. Nel primo semestre sono stati registrati ordini fermi per 10,6 GW di turbine, dei quali 7,8 GW destinati all’onshore e 2,8 GW all’offshore. Il volume è tuttavia inferiore del 12% rispetto ai 12 GW ordinati nello stesso periodo del 2025. Il dato invita a distinguere tra capacità installata, progetti finanziati e commesse future: sono segmenti collegati, ma con tempi diversi e vulnerabilità differenti rispetto a costi, autorizzazioni e connessioni alla rete.
La lettura complessiva è quella di un settore in espansione, ma non ancora libero dai colli di bottiglia strutturali. Le turbine installate nel primo semestre possono produrre elettricità sufficiente, secondo WindEurope, per circa sette milioni di famiglie europee e contribuire a ridurre importazioni di combustibili fossili. Il beneficio effettivo dipenderà però dal fattore di capacità degli impianti, dalla disponibilità del vento e dalla possibilità di trasportare l’elettricità dalle aree di produzione ai centri di consumo.
L’accelerazione europea ha quindi una doppia natura. Da una parte, i numeri del primo semestre mostrano che i cantieri possono aumentare rapidamente quando autorizzazioni, capitali e connessioni procedono nella stessa direzione. Dall’altra, la distanza tra gli obiettivi di lungo periodo e i risultati annuali resta esposta a ritardi amministrativi e industriali. L’eolico non è una produzione meteorologicamente costante: per questo la sua crescita deve essere accompagnata da accumuli, interconnessioni, gestione della domanda e da un mercato capace di valorizzare anche i periodi di maggiore produzione.
Il dato degli 8,8 GW non va interpretato soltanto come un risultato quantitativo. La crescita del 30% segnala che il sistema europeo sta recuperando capacità realizzativa dopo anni segnati da autorizzazioni lente, inflazione dei costi e difficoltà nelle catene di fornitura. Tuttavia, la distribuzione geografica resta squilibrata: la Germania concentra una quota molto elevata delle nuove installazioni, mentre altri grandi mercati mostrano rallentamenti nei permessi. La conseguenza è che l’Europa dispone di una traiettoria positiva, ma non ancora omogenea né automaticamente irreversibile.
Nei prossimi mesi sarà decisivo osservare se le aste annunciate si tradurranno in contratti bancabili, ordini industriali e cantieri effettivi. Sarà altrettanto importante verificare l’avanzamento delle reti offshore e dei collegamenti transfrontalieri, soprattutto nei Paesi che stanno aumentando la produzione dal vento più rapidamente della capacità di trasmissione. Le stime fino al 2030 rappresentano uno scenario possibile, non una certezza: il loro raggiungimento richiederà continuità normativa, tempi autorizzativi prevedibili e una maggiore integrazione tra politica energetica, industria e pianificazione territoriale.
Un altro elemento da monitorare riguarda la domanda di elettricità. L’espansione dell’eolico produce i maggiori vantaggi quando trova consumi flessibili, come elettrolizzatori, pompe di calore, ricarica dei veicoli e processi industriali elettrificati. Se questi consumi cresceranno più lentamente degli impianti, potrebbero aumentare i periodi di congestione e di riduzione della produzione. Se invece reti e domanda avanzeranno insieme, la nuova capacità potrà incidere più stabilmente sulla sicurezza energetica, sulla riduzione dei combustibili importati e sul percorso europeo di decarbonizzazione.














