Tra Arzana ed Elini, in Ogliastra, l’incendio divampato venerdì 28 agosto ha imposto l’allontanamento precauzionale di circa cento persone e ha richiesto un massiccio intervento della macchina antincendio regionale. Le fiamme, partite nelle campagne e arrivate a lambire le periferie dei due centri, hanno continuato a impegnare squadre a terra e mezzi aerei anche nella giornata di sabato 29 agosto. Il quadro è apparso più tranquillo in alcuni settori, ma il perimetro non è stato considerato ancora completamente fuori pericolo.

Un Canadair interviene sull’incendio sviluppatosi tra Arzana ed Elini, dove le squadre hanno lavorato per contenere i fronti ancora attivi. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Le prime ricostruzioni collocano l’origine del rogo nella località Riu Sicaderba, nei pressi della Statale 389 Nuoro–Lanusei. Nel corso del pomeriggio il fronte si è esteso dal territorio di Arzana verso Elini, favorito dal vento di maestrale e dalla continuità della vegetazione. Le fiamme hanno interessato il compendio forestale di Monte Idolo e una pineta adiacente alla strada, mentre una densa colonna di fumo è stata visibile anche a distanza. Le stime iniziali del sindaco Angelo Stochino hanno indicato una superficie compresa tra 150 e 200 ettari coinvolti.
Le misure di sicurezza hanno riguardato soprattutto le aree più esposte dei due comuni. A Elini sono state allontanate dieci famiglie dalla parte alta dell’abitato, mentre ad Arzana è stata evacuata una comunità alloggio per persone fragili, trasferita temporaneamente in una struttura ricettiva. L’evacuazione ha coinvolto anche operatori e altri residenti presenti nelle vicinanze del fronte. Due ospiti della struttura protetta sono stati successivamente accompagnati in ospedale dopo avere accusato malori, probabilmente collegati all’inalazione di fumo; secondo le informazioni disponibili, non si trovavano in gravi condizioni.

Il rogo ha raggiunto aree boschive e periferiche dei due centri dell’Ogliastra, rendendo necessarie evacuazioni precauzionali e un presidio continuo del territorio.
Il dispositivo di spegnimento ha combinato interventi terrestri e supporto dal cielo. Nel corso dell’emergenza sono stati impiegati vigili del fuoco, uomini dell’agenzia Forestas, Corpo forestale, barracelli e volontari della Protezione civile. Sul fronte aereo hanno operato Canadair della flotta nazionale, elicotteri regionali e Super Puma, con l’obiettivo di rallentare l’avanzata delle fiamme e raffreddare i settori più difficili da raggiungere da terra. Le attività sono state organizzate anche a protezione di ovili, abitazioni, aziende e strutture potenzialmente esposte.
La notte non ha chiuso l’emergenza. Le squadre hanno lavorato senza interruzioni e i vigili del fuoco hanno effettuato oltre 40 interventi per presidiare le zone abitate e le strutture isolate. Le riaccensioni sono state segnalate soprattutto nella parte alta del perimetro forestale e nelle vicinanze degli impianti sportivi di Arzana, mentre la situazione è risultata più contenuta nella periferia meridionale del paese e nell’area di Elini. Per individuare rapidamente i punti ancora caldi è stato utilizzato anche un drone dotato di termocamera, utile a indirizzare gli interventi sulle anomalie di temperatura.
Il bilancio dei danni resta provvisorio e dovrà essere definito soltanto dopo la conclusione delle operazioni di bonifica. Oltre alla perdita di una vasta porzione di patrimonio boschivo, le fiamme hanno danneggiato una segheria e coinvolto aree con stalle, fienili, depositi di attrezzi, scorte foraggere e carburante. I soccorritori hanno inoltre presidiato un centro ippico, aziende e una rimessa di bombole Gpl, concentrando gli sforzi sulla prevenzione di conseguenze per le persone e sulla protezione delle attività presenti ai margini dell’incendio.
La dinamica dell’incendio ha mostrato il peso delle condizioni atmosferiche nella propagazione dei roghi estivi. Il maestrale ha favorito lo spostamento delle fiamme verso Elini e ha reso più complesso il controllo dei fronti, mentre durante le ore notturne l’impossibilità di impiegare Canadair ed elicotteri ha concentrato il lavoro su vigili del fuoco, volontari e squadre terrestri. Il Centro di coordinamento dei soccorsi ha quindi disposto la sorveglianza continua del perimetro, con particolare attenzione alle abitazioni, agli ovili e alle strutture più vicine alla vegetazione.
L’episodio si inserisce in una fase dell’estate nella quale il rischio incendi viene valutato quotidianamente dalla Protezione civile regionale attraverso parametri meteorologici e territoriali. I bollettini considerano, tra gli altri elementi, vento, temperatura, umidità, stato della vegetazione e caratteristiche del terreno, così da stimare sia la probabilità di innesco sia la velocità con cui un incendio può diventare difficile da contrastare. Per l’Ogliastra, la combinazione tra vegetazione secca, rilievi e ventilazione ha reso particolarmente importante la tempestività degli interventi e il mantenimento dei presidi anche dopo il calo delle fiamme visibili.
Nella mattinata di sabato la situazione è stata descritta come più gestibile rispetto alla fase notturna, ma non ancora risolta. I Canadair hanno ripreso a operare sui fronti attivi nel perimetro forestale e a sud dell’abitato di Arzana, mentre un elicottero è stato impegnato sul settore di Elini. La priorità resta impedire che le braci riaccendano nuovi focolai o che il vento riapra linee di fuoco già trattate. Soltanto il completamento della bonifica e il controllo prolungato delle aree interessate potranno consentire il rientro in sicurezza delle persone evacuate.
Il dato più significativo non è soltanto l’estensione preliminare dell’area bruciata, ma la rapidità con cui il fronte ha collegato ambiente forestale, periferie abitate e attività produttive. Arzana ed Elini rappresentano due settori distinti dello stesso teatro operativo: il primo è stato interessato dalle riaccensioni nel perimetro boschivo e vicino agli impianti sportivi, il secondo ha richiesto attenzione soprattutto nella parte alta dell’abitato. Questa differenza conferma che, nei territori collinari e montani, la gestione del fuoco non può limitarsi alla linea principale, ma deve comprendere anche i corridoi di propagazione verso case isolate, aziende e infrastrutture.
L’incendio riporta inoltre al centro il tema della prevenzione, che precede l’arrivo dei mezzi aerei. La continuità del combustibile vegetale, la presenza di strutture sparse e la ventilazione possono trasformare in poco tempo un rogo rurale in una minaccia per le comunità. Le fonti locali hanno richiamato anche la riduzione del personale nei cantieri forestali, un elemento che non consente da solo di spiegare l’evento ma che evidenzia la necessità di manutenzione, avvistamento precoce e coordinamento stabile tra enti. In questa prospettiva, la bonifica non è una fase secondaria: è il passaggio che evita la riapertura dei fronti dopo lo spegnimento apparente.
L’evoluzione delle prossime ore dipenderà dalla tenuta delle linee già trattate, dall’eventuale persistenza del vento e dalla capacità delle squadre di intercettare i punti caldi prima che diventino nuove fiamme. Le informazioni disponibili non consentono di fissare un orario certo per il rientro degli evacuati: la decisione dovrà essere assunta dalle autorità sulla base della sicurezza delle abitazioni, della qualità dell’aria e dell’assenza di fronti attivi nelle vicinanze. Il monitoraggio con ricognizioni terrestri e termiche resterà quindi determinante anche quando la colonna di fumo sarà meno evidente.
Per il territorio sardo, il caso di Arzana ed Elini conferma l’importanza di seguire i bollettini regionali e le indicazioni dei comuni durante le giornate a maggiore pericolosità. In presenza di un incendio, la priorità è non avvicinarsi ai fronti, non ostacolare le strade usate dai soccorsi e allontanarsi verso luoghi indicati dalle autorità. La conclusione dell’emergenza non coincide con la fine delle fiamme più alte: nelle aree boschive restano possibili braci, ricadute e riaccensioni, soprattutto se il vento torna a soffiare o se il terreno conserva calore.















