Una nuova struttura geometrica emerge nell’atmosfera di Saturno. Le immagini del telescopio spaziale Hubble hanno rivelato una grande onda a dieci lati che circonda il polo sud del pianeta, nelle regioni superiori delle nubi. Non si tratta di una superficie solida né di un oggetto separato, ma di una configurazione dinamica legata a una potente corrente a getto. La scoperta amplia il quadro delle forme poligonali osservate su Saturno e mette in discussione l’idea che il celebre esagono settentrionale fosse un caso del tutto isolato.

Una struttura atmosferica a dieci lati circonda il polo sud di Saturno: il fenomeno attraversa più livelli delle nubi e appare ancora in evoluzione. Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.
Il decagono è stato individuato analizzando osservazioni recenti e immagini d’archivio. I dati di Hubble del 2023 e del 2024 mostravano già alcuni vertici e lati con contrasti più deboli, mentre le osservazioni successive hanno reso più riconoscibile il disegno complessivo. La regione meridionale di Saturno non è stata sempre visibile con la stessa angolazione dalla Terra: l’inclinazione dell’asse e il lungo ciclo stagionale del pianeta hanno limitato le possibilità di osservazione diretta. Per questo non è ancora possibile stabilire con precisione il momento in cui la struttura si è formata.
Lo studio pubblicato su Science Advances colloca l’onda tra circa 58 e 63 gradi di latitudine planetografica sud. Le sue dimensioni sono eccezionali: la struttura complessiva raggiunge un’ampiezza stimata di circa 167.820 chilometri, mentre ciascun lato misura all’incirca 16.782 chilometri. Il confronto con l’esagono del polo nord deve però essere fatto con cautela, perché le due formazioni non hanno lo stesso comportamento. L’esagono settentrionale è noto per la sua straordinaria persistenza e per la posizione quasi stazionaria; il decagono meridionale, invece, presenta contrasti variabili e una geometria meno regolare.

Le osservazioni del telescopio Hubble hanno permesso di seguire una nuova formazione poligonale nell’atmosfera di Saturno, distinta dall’esagono stabile del polo nord.
La nuova onda si sposta lentamente verso est. La velocità misurata è di circa 2,5 metri al secondo, pari a poco meno di 10 chilometri orari, molto inferiore a quella della corrente a getto associata, stimata in circa 116 metri al secondo alla latitudine di 60,5 gradi sud. I vertici non restano perfettamente fermi: oscillano con un periodo di circa 32 giorni e con ampiezze comprese tra 4,6 e 8,4 gradi. Questi movimenti indicano che la struttura non è una semplice figura disegnata dalle nubi, ma una perturbazione atmosferica in evoluzione.
L’interpretazione proposta dagli scienziati è quella di una grande onda ondulante, confinata verticalmente e lateralmente dalla curvatura della corrente dominante. In termini meteorologici, il getto potrebbe aver assunto una traiettoria meandriforme, trasformando una perturbazione iniziale in una figura con dieci lati. Simulazioni basate su modelli di acque basse suggeriscono due possibili origini: una perturbazione periodica nella zona di massima velocità del getto oppure l’azione di un vortice anticiclonico scuro situato immediatamente più a nord. Si tratta ancora di scenari interpretativi, non di una spiegazione definitiva.
Un elemento importante riguarda la profondità apparente del fenomeno. La forma è visibile in immagini ottenute a diverse lunghezze d’onda, che permettono di osservare quote differenti dell’atmosfera di Saturno. Il fatto che l’onda compaia attraverso più strati suggerisce una struttura estesa verticalmente, non un disegno limitato a una singola superficie nuvolosa. La posizione apparente del decagono cambia leggermente proprio perché ogni filtro osserva livelli diversi. Questa caratteristica offre agli studiosi una possibilità preziosa per confrontare nubi, foschie, venti e temperature all’interno della stessa regione polare.
Il confronto con il famoso esagono di Saturno è inevitabile, ma non deve portare a considerare le due strutture come identiche. L’esagono del nord è stato riconosciuto nelle immagini delle sonde Voyager negli anni Ottanta e da allora è rimasto una delle configurazioni atmosferiche più persistenti del Sistema solare. Il decagono meridionale appare invece più giovane o comunque osservato in una fase meno matura: i suoi lati non hanno tutti la stessa intensità e i vertici cambiano posizione. La scoperta suggerisce che le forme geometriche possano emergere quando correnti, vortici e rotazione planetaria interagiscono in condizioni particolari.
Il destino del decagono resta la principale incognita. Non è ancora chiaro se la struttura riuscirà a stabilizzarsi e a durare per decenni, come l’esagono settentrionale, oppure se diventerà progressivamente irregolare fino a dissolversi. Saturno impiega circa 29 anni terrestri per completare un’orbita attorno al Sole e le variazioni stagionali modificano lentamente l’illuminazione delle regioni polari. Le prossime osservazioni saranno quindi decisive per capire se l’aumento della radiazione solare alla latitudine del fenomeno rafforzerà l’onda o ne accelererà l’instabilità.
La scoperta ha un valore che va oltre l’immagine spettacolare. Saturno diventa il solo pianeta conosciuto con grandi configurazioni geometriche osservate ai due poli, anche se con forme e comportamenti diversi. Studiare il decagono permette di mettere alla prova i modelli usati per descrivere le correnti profonde dei pianeti giganti e il modo in cui le onde atmosferiche vengono confinate dalla rotazione. I risultati potrebbero aiutare a interpretare fenomeni analoghi su Giove e su altri mondi gassosi, dove vortici e correnti producono strutture persistenti ma raramente così ordinate.
Una geometria che racconta il movimento dell’atmosfera
Il dato più significativo non è soltanto il numero dei lati, ma il comportamento della figura nel tempo. Il decagono non appare fermo rispetto al pianeta e i suoi vertici oscillano, mentre il contrasto delle diverse porzioni cambia tra un’osservazione e l’altra. Questo quadro è compatibile con una struttura atmosferica ancora in trasformazione. L’interpretazione più prudente è che la geometria derivi dall’interazione tra un getto molto rapido e una perturbazione più lenta, capace di organizzare il flusso senza bloccarlo completamente. La regolarità visiva è quindi il risultato temporaneo di un equilibrio dinamico, non una forma rigida. Proprio questa instabilità rende il fenomeno utile per la meteorologia planetaria: seguendo la deformazione dei lati, gli studiosi possono ricostruire la propagazione delle onde e verificare quanto i modelli riproducano davvero le correnti osservate. Il decagono mostra così che anche le figure più ordinate possono nascere da un’atmosfera estremamente turbolenta.
Che cosa potrà rivelare il monitoraggio del polo sud
Le prossime campagne osservative dovranno chiarire se il decagono è destinato a diventare una presenza stabile oppure se rappresenta una fase transitoria dell’atmosfera meridionale. Sarà importante confrontare immagini ottenute negli stessi filtri e a intervalli regolari, così da separare i cambiamenti reali della struttura dagli effetti dovuti alla diversa quota osservata. Anche la relazione con il vortice anticiclonico vicino e con la corrente a getto richiederà ulteriori verifiche. Al momento non è possibile prevedere la durata del fenomeno, ma il progressivo miglioramento della visibilità del polo sud dalla Terra offre agli astronomi una finestra osservativa particolarmente favorevole. Se l’onda resterà riconoscibile nei prossimi anni, sarà possibile misurare con maggiore precisione la sua crescita, la sua eventuale stabilizzazione e il rapporto con il ciclo stagionale di Saturno. Se invece perderà rapidamente la forma, il confronto con l’esagono aiuterà a capire quali condizioni rendono alcune onde planetarie longeve e altre effimere.














