Zero termico oltre i 5000 metri sulle Alpi, l’anomalia del caldo estremo torna in alta quota

Tra il 27 e il 28 luglio lo zero termico ha superato ancora una volta i 5000 metri, mentre Monte Bianco e Monte Rosa registravano temperature positive in piena notte.

L’estate 2026 aggiunge un nuovo episodio alla lunga sequenza di anomalie termiche osservate sulle Alpi. Tra il pomeriggio-sera di lunedì 27 luglio e la mattinata di martedì 28 luglio, lo zero termico è salito fino a 5200-5300 metri tra Francia e Spagna, raggiungendo circa 5100 metri sulle Alpi cuneesi e 4950-5000 metri sulle Alpi valdostane. Non si tratta soltanto di un valore teorico: le stazioni d’alta quota hanno misurato temperature positive per molte ore, anche oltre i 4500 metri.

Zero termico oltre 5000 metri sulle Alpi

Tra il 27 e il 28 luglio lo zero termico ha raggiunto valori fino a 5300 metri, con temperature positive rilevate sulle principali stazioni alpine d’alta quota.

Il dato più impressionante arriva dalle stazioni d’alta quota

Sul Colle Major, a 4750 metri di quota sul Monte Bianco, la temperatura è rimasta sopra lo zero per circa 16 ore consecutive. Il picco, registrato alle 7 del 28 luglio, ha raggiunto +1,9 °C. Alla stessa ora, o poco dopo, la stazione della Capanna Margherita, a 4554 metri sul Monte Rosa, indicava +2,7 °C. Sono numeri che descrivono un’atmosfera eccezionalmente mite anche nella fascia più elevata delle Alpi, dove in estate le temperature positive possono verificarsi, ma non con questa frequenza e durata.

Il confronto con gli episodi precedenti rende il quadro ancora più significativo. Nel giugno 2025 lo zero termico aveva raggiunto 5136 metri, mentre nell’agosto dello stesso anno era arrivato a 5133 metri. Anche nel 2026 si sono già verificati episodi con lo zero termico oltre i 5000 metri e con valori insolitamente elevati alla Capanna Margherita. La ripetizione di questi eventi in stagioni diverse non dimostra da sola un nuovo record assoluto, ma segnala una maggiore probabilità di incursioni del caldo nella libera atmosfera alpina.

Temperature positive ad alta quota sulle Alpi

Il Colle Major e la Capanna Margherita hanno documentato una fase eccezionalmente mite tra Monte Bianco e Monte Rosa, con valori sopra lo zero per molte ore.

Che cosa significa davvero uno zero termico a 5000 metri

Lo zero termico è la quota alla quale, in una determinata colonna d’aria, la temperatura raggiunge 0 °C. Quando questa quota sale oltre i 5000 metri, non significa automaticamente che ogni punto sottostante abbia la stessa temperatura o che sopra quella soglia inizi una fascia completamente gelida. L’atmosfera può presentare inversioni, strati più caldi o più freddi e differenze tra versanti. Il dato resta però un indicatore molto efficace della massa d’aria presente sulle montagne.

In una fase dominata dall’espansione di una massa d’aria subtropicale, la colonna atmosferica si riscalda anche alle quote più alte. Il cielo sereno, la stabilità e l’assenza di ricambio d’aria fredda favoriscono il mantenimento di valori elevati, mentre la compressione dell’aria durante la discesa verso le vallate contribuisce alle temperature molto alte nei bassi strati. Il risultato è un profilo verticale anomalo, nel quale il limite del gelo viene spinto temporaneamente sopra le principali cime alpine.

Le conseguenze più delicate riguardano neve, ghiaccio e sicurezza in alta montagna. Temperature positive a 4500-4750 metri possono accelerare la fusione superficiale e aumentare la presenza di acqua nei ghiacciai, soprattutto durante le ore più calde e in presenza di forte irraggiamento. Da un singolo episodio non è possibile dedurre l’evoluzione di un intero ghiacciaio, ma il ripetersi di periodi miti in quota può contribuire a rendere più fragili ponti di neve, seracchi e settori già sottoposti a fusione.

Perché il fenomeno non va letto come un singolo record isolato

La definizione di record richiede serie storiche omogenee, strumenti controllati e un confronto preciso tra stazioni, quote e metodi di calcolo. Il valore dello zero termico può cambiare rapidamente da una zona all’altra dell’arco alpino: 5300 metri tra Francia e Spagna non equivalgono necessariamente a 5300 metri sul Monte Rosa o sul Monte Bianco. Per questo è più corretto parlare di episodio eccezionale e di tendenza da monitorare, evitando conclusioni assolute basate su una sola giornata.

Il segnale climatico dietro le temperature positive sui 4000

L’aumento della frequenza di questi episodi è coerente con un contesto alpino sempre più esposto al riscaldamento. Le montagne si scaldano e i ghiacciai reagiscono con una perdita di massa che non dipende da una singola giornata, ma dal bilancio complessivo della stagione. Periodi brevi di caldo estremo possono alternarsi a fasi più fresche, tuttavia il ripetersi di valori positivi vicino alle quote sommitali modifica la durata della stagione di fusione e riduce i margini di recupero del manto nevoso.

Che cosa osservare nelle prossime settimane

Il passaggio successivo sarà verificare se l’episodio del 27-28 luglio resterà circoscritto a una breve incursione calda oppure se verrà seguito da nuove risalite dello zero termico sopra i 4500-5000 metri. Saranno importanti la durata delle temperature positive, il ritorno di precipitazioni solide alle quote elevate e l’eventuale arrivo di masse d’aria più fresche. Solo una valutazione su più settimane potrà chiarire quanto questo episodio incida sul bilancio estivo dei ghiacciai alpini.

Dati estremi e nuova normalità: la cautela necessaria

Definire questi valori la nuova normalità sarebbe prematuro, ma considerarli irrilevanti sarebbe altrettanto sbagliato. Il punto centrale non è soltanto il picco di 5200 o 5300 metri, bensì la combinazione tra quota, durata e ripetizione degli episodi. Se le stazioni continueranno a registrare temperature positive per molte ore oltre i 4500 metri, il fenomeno assumerà un peso crescente nella valutazione dei rischi glaciali e nella gestione delle attività alpinistiche.

Una montagna che conserva memoria del caldo

Il dato del 28 luglio non racconta da solo l’intera estate, ma si inserisce in una sequenza di segnali che meritano attenzione. La presenza di +1,9 °C a 4750 metri e di +2,7 °C a 4554 metri mostra quanto rapidamente possano cambiare le condizioni anche sul tetto delle Alpi. La lettura più prudente è quella di un’estremizzazione del caldo in quota, da verificare attraverso serie lunghe, confronti omogenei e osservazioni continue.

Diego Lucatelli

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